Gli itinerari

'A monnezza

di Giuseppe Toffolo  

Un giorno di marzo percorro a piedi la stradicciola dietro la vecchia Rosca. Il cielo è coperto, ma non piove. Ad un certo momento vedo un signore grande e grosso, sulla quarantina, aprire il cancello di una villetta. Da quello che posso giudicare, gode di ottima salute e sprizza prestanza fisica da tutti i pori.
Tiene con la sinistra un sacco di spazzatura, che appoggia su uno dei due pilastrini del cancello. Torna indietro, solleva il basculante del garage, sale in macchina, mette in moto la Mercedes nuova di zecca e fa retromarcia. Una volta in strada, mette in folle ed va a prendere il sacco della monnezza, che deposita sul tappetino, lato passeggero.
Ingrana la prima e guida fino al cassonetto, che dista non più di quindici metri. Rimette in folle, scende e vi getta il sacchetto.    
- Starà andando al lavoro, penso, e ne approfitta per depositare le spazzature.
Pensiero errato quant’altri mai. L’uomo risale in macchina, fa con quattro manovre una conversione ad U, riporta la macchina in garage, abbassa il basculante, va a chiudere il cancello e rientra in casa.
Vuoi mettere la diligenza nel conferire i rifiuti di noi Veneti, con l’abitudine dei Napoletani di gettarla in strada?

 

La nonna vera

I sandonatesi sentono fortemente la solidarietà. Molti hanno adottato bambini di paesi lontani. Una coppia aveva preso una bambina di colore, che in Duomo si teneva sempre stretta alla mamma, durante la messa domenicale.
La bambina diventa donna, si sposa e dà alla luce una bella creatura, un maschietto, che ora ha qualche anno.
La suocera prende in disparte il nipotino e gli dice:
- Io sono la tua nonna vera
 
Non ci resta che sospirare: Gesù, fate luce!