Gli itinerari

  GLI ALANI DEL NEGUS  

ovvero di  una quasi dinastia  di fotografi, 
nel racconto 
di 
Beppi Toffolo

Michele  

Nel secolo appena trascorso gli artisti, o gli aspiranti tali, avevano un vizio, ed era quello, assai importuno e fastidioso, di farti sapere che cosa provavano loro. Poeti che declamavano ai quattro venti le proprie emozioni, di cui non importava nulla a nessuno, o che noi prosatori provavamo più profonde. Pittori, magari strabici o con altri difetti agli occhi, che s'impancavano a mostrare come loro vedevano [?] il mondo; musicisti politicamente impegnati, con le mani ancora grondanti il sangue di Euterpe e la maniacale pretesa di farti applaudire le loro bislacche sperimentazioni; scultori fabbri ferrai che materializzavano la loro tensione interiore con ferraglia arrugginita; architetti che costruivano da seno le case diroccate dei loro incubi.  
L'arte invece non è in noi, ma tra noi e gli altri, credo. Un compromesso.
Poi, una sera, mia moglie mi disse, riferendosi alle fotografie di Michele Michelino, in casa del quale avevamo trascorsa la serata: "È meglio lui di Roiter ..." Mi dichiarai d'accordo - inutile precisare che io e mia moglie siamo, ambedue, naturalmente, populisti e qualunquisti. Lo sappiamo bene. Come tali, non ne possiamo più - ma viviamo bene lo stesso - di dover guardare le cose dell'arte come le vedono gli artisti raffinati e politicamente corretti.  

Guerrino  

Michele Michelino appartiene ad una dinastia di fotografi sandonatesi giunta ormai, con il figlio di lui Matteo, alla terza generazione. Il fondatore della dinastia fu Guerrino Michelino, un signore cortese, alto, distinto, dall'aspetto molto inglese, che tutti quelli d'una certa età ricorderanno con simpatia.

Aveva partecipato, come soldato di leva, alla conquista dell'impero. Tornato in Patria nel '38, s'era sposato e, senza por tempo in mezzo, s'era stabilito ad Adis Abeba, dove aveva aperto un negozio di ferramenta. Era uno spirito attento, e curioso delle novità scientifiche e tecniche, per cui poté, grazie a questa sua passione, affiancare ben presto all'attività commerciale quella di fotografo, di elettricista e di radiotecnico.  
Quando iniziammo a perdere la guerra scioccamente voluta, cominciammo dall'Africa Orientale, che cadde in mano inglese nel 1941. Guerrino Michelino rimase intrappolato nella capitale etiopica. Il Negus tornò e diede ordine di non torcere un solo capello agli Italiani. Così fu.  

Il Negus

Una sera, due poliziotti si presentarono a casa sua e gli intimarono di seguirli. Vi lasciamo immaginare come e con quanti cuori si sentisse. Lo condussero in un palazzo sito al centro della città e lo introdussero in una sala che lui ricorda lunghissima e sontuosamente arredata. Aspettò un'eternità, almeno gli parve. Poi una grande porta a due battenti, in fondo, si aperse, apparentemente da sola.  
Da quella porta, due enormi alani fecero silenziosamente irruzione - silenziosamente: con tutti i preziosi tappeti che coprivano il pavimento! - ed andarono verso di lui. Questi mi sbranano vivo! pensò Guerrino Michelino, paralizzato dalla paura. Chissà se chiuse gli occhi. Se lo fece, quando li riaperse, scorse, inquadrato nella luce della porta, solo, il Negus in persona.
L'Imperatore d'Etiopia era allora un cinquantenne scuro di pelle, dai capelli crespi, la barba striata di bianco, piccolo e magro, dagli occhi miti e malinconici, ma dalla volontà di ferro. Con un pacato ordine, pronunciato in una lingua che Guerrino non capì, il Negus richiamò i suoi cani. Poi si avvicinò a Guerrino Michelino e, in buon italiano, gli chiese se gli aggiustava la radio. Il padre di Michele fu poi reclamato dagli Inglesi, con i quali trascorse cinque anni di prigionia in Kenia, tra Nairobi e Mombasa.  
Raccontava di non essere stato trattato male, il suo aspetto fisico - molto inglese, come dicevamo, compresi i baffi da colonnello di Sua Maestà Britannica - e la sua mitezza aiutando. Accettò di lavorare per loro come autista. Quando, nel '46, tornò in Italia aveva imparato l'inglese e messo da parte un certo gruzzoletto, che gli permise di riprendere la sua attività. Diceva: Quando, nel porto di Mombasa, vidi le navi cariche di armamenti americani che non finivano più, capii che la guerra era irrimediabilmente perduta.  

Uno straordinario fotografo  

Michele è appassionato di storia contemporanea, è un grande raccontatore di barzellette ed uno straordinario fotografo. In cima ai suoi pensieri pone la famiglia ed il lavoro. Raccoglie, in grossi album ordinatissimi, le foto dei suoi viaggi, corredate di didascalie circostanziate e spesso di elevato valore culturale. Un vero tesoro! Ha documentato così i suoi viaggi in Spagna, in Marocco, a Petra in Giordania, in Messico, in Normandia. Sono foto di paesaggi, di monumenti, di persone, di cose, di situazioni.  
Sono splendide foto, che rispondono alla curiosità intellettuale di noi comuni turisti. Noi turisti, così volgari, così poco aristocratici, disprezzati con la puzza al naso da Gianni Vattimo - e che invece oggi siamo passabilmente colti, molto più degli snob che nel XVIII secolo facevano il Grand Tour. Magari abbiamo più d'una laurea. Certamente, grazie a noi, come scriveva qualcuno meno caviale e cachemire di Vattimo, monumenti venerandi ed altrettanto venerande tradizioni, si sono salvati dalla rovina e dall'oblio, in tutto il mondo.  
Quanti patrimoni dell'Umanità sarebbero oggi tutelati dall'UNESCO, senza il nostro turismo di massa? Le statue del Budda afghano, con più volgari turisti nostrani in circolazione e meno bigotti talebani, sarebbero ancora in piedi, di sicuro. I detrattori di Michele Michelino - ne abbiamo tutti - dicono che, come fotografo, è troppo tecnico, troppo perfetto. Non si rendono conto che si tratta di complimenti. Sfogliate le costose pubblicazioni dei fotografi di grido, con le loro trovate, le composizioni assurde, le immagini manipolate, e vi annoierete a morte dopo tre pagine. A meno che l'ammirazione del tale non appartenga obbligatoriamente, come il caviale ed il cachemire, allo status symbol di intellettuale. Perché allora devi entusiasmarti.  
In realtà, la qualità fondamentale del fotografo Michelino è il rispetto di chi guarda, la non interferenza, la rinuncia a stupire, la gioia di mostrare, il rifiuto di ogni forzatura interpretativa.
Michele prepara minuziosamente i suoi viaggi, si documenta. Storia, arte, archeologia, costumi, cultura. Le suo foto rendono volta a volta il senso del grandioso in natura e nei monumenti, la delicatezza dei valori atmosferici, il colore locale, la psicologia delle persone, il senso della vita.
La dignità del lavoro, la forza delle tradizioni, la bellezza della flora, le particolarità della fauna.
Gli ho chiesto spesso: Hai mai pensato di fartele pubblicare da qualche rivista? Lui alza le spalle. Mi dico: domanda idiota, se possibile, ma me ne rendo conto con un attimo di ritardo.
Le sue priorità sono altre, quelle che abbiamo detto prima, il lavoro e la famiglia. Danno soddisfazioni più intime, più autentiche. Più profonde, più durature. Un'impagabile libertà. E la sua arte deve soddisfare lui, i suoi e gli amici, prima di tutto…  

gli itinerari di oggi / Gli alani del Negus / 2002