Gli itinerari

La banlieue de Saint Dona

di Giuseppe Toffolo

Non amo citare i filosofi, soprattutto Voltaire, né appoggiarmi a grandi Autori, perché chi lo fa denuncia in fondo una mancanza di idee proprie od un inutile sfoggio di cultura. E tuttavia, non posso non richiamare qui il pensiero del grande storico francese Fernand Braudel il quale, quasi cinquant’anni fa, previde che cosa sarebbe accaduto in Europa ed all’Europa. Egli era convinto che fosse una costante della storia l’invasione dei popoli “fortunati”, cioè insediati in aree fertili e temperate, da parte dei meno “fortunati”, quelli costretti a vivacchiare nei deserti, nelle regioni artiche,  subartiche ed equatoriali.
  
L’immagine di Braudel era questa. Dai loro monti, dai loro deserti, dalle loro paludi, dalle loro foreste inospitali, i selvaggi e crudeli popoli sfortunati spiano (oggi con la tivì satellitare) quelli fortunati e, alla prima occasione favorevole, al primo segno di debolezza, gli saltano addosso per depredarli, sterminarli ed insediarsi al loro posto su un mare di rovine.
   
La cosa non ha connotazioni morali. Non è né bene, né male. Quelli hanno fame e con la fame non si scherza. Accade e basta. Bisogna vedere a chi apparteniamo noi ed i nostri figli. Ai fortunati od agli sfortunati?
   
Conosco bene tutte le sottili, eteree, giustificazionistiche ragioni politicamente corrette con cui si tenta di spiegare (od esorcizzare?) il fenomeno dell’attuale movimento di popoli, che in altri tempi avrebbero chiamato invasioni barbariche. Ma non mi convincono, che cosa volete farci? Mi convince di più la tesi di Braudel.
   
Ho un’impressione, però, che mi auguro sbagliata, per il bene di tutti.
   
Più della ricerca di una nuova dignità, più della ricerca di un lavoro e di una casa, i disordini della banlieue parigina mi appaiono come una vera e propria scelta di vita dei giovani vandali (i Francesi li chiamano “casseurs”, da “casser”, spaccare). Vuoi mettere? Lavorare, sacrificare, costruire passo passo, mattone su mattone, come hanno fatto i loro nonni ed i loro genitori, che si sono guadagnati il pane rimboccando convertitori Bessemer e Thomas a Clichy, rivendicare pacificamente le loro ragioni – se ne hanno - è una bella rottura. I giovani vandali sono bellicosi, vengono dai deserti, ammirano ed aspettano il Mahdi, disprezzano il lavoro. La violenza, la distruzione ed il vandalismo sono per loro un modo di essere. E che violenza, che vandalismo!
  
Signore! Fate che mi sbagli! Tutto il contrario di noi Veneti, che subito dopo l’Unità della Patria Italiana siamo emigrati a milioni in Brasile, morti di fame, per fare il lavoro che gli schiavi negri non volevano più fare. Nulla abbiamo distrutto e molto abbiamo costruito in pace.
  
Da lunedì scorso abbiamo una banlieue in piena regola anche a S. Donà, se banlieue vuol dire abbrutimento, brutalità  violenza e rifiuto di un lavoro. La Casa del Mutilato, vicino al Bar Scarpone è diventata la tana notturna di molti irregolari. Verso la mezzanotte, Guido ha appena finito di cenare con un gruppo di amici ed esce dal bar. Dall’altro lato della strada giungono le grida di una ragazza, che chiama aiuto. Guido accorre e vede un uomo armato di sfollagente che la colpisce. La ragazza ha la faccia tutta coperta di sangue. Lo sfollagente è un arnese concepito per far molto male, senza lasciare segni evidenti. È avvolto in una catena, a sua volta ricoperta da uno spesso foglio di plastica.
   
Guido si chiede se si trova di fronte ad una scena classica, una prostituta ed il magnaccia, od una drogata ed il suo fornitore di droga, o tutte e due le cose insieme. Cerca di far ragionare l’uomo, mentre aiuta la ragazza a rialzarsi. Appena in piedi, questa attraversa la strada ed entra di corsa nel bar. L’uomo la segue e l’afferra per un braccio con l’intenzione di trascinarla fuori a continuare il pestaggio.
   
Interviene ancora Guido, che li separa nuovamente, ma quello si getta su di lui. Allora Ferruccio, amico di Guido, centoventi chili di muscolo, si getta sull’uomo e lo immobilizza a terra, faccia in giù. Per impedirgli di rialzarsi, in attesa dei Carabinieri, chiamati dai gestori, gli preme un piede sul collo.
   
L’uomo grida di lasciarlo perché sta soffocando. Non è vero, si rialza e, afferrata una sedia, sta per calarla sulla testa dell’ignaro Peppino. Poteva scapparci il morto. Ma Guido para il colpo con una mano, rimettendoci un dito. La rissa continua fuori del bar. Quello si batte come un leone. Qualcuno ha chiamato la forza pubblica, si odono le sirene in lontananza. L’uomo si dà alla fuga. Lello lo insegue gridandogli di fermarsi. L’altro si gira e, con uno spintone, lo stende e ricomincia a pestare.
   
Qualcuno raccoglie allora il famigerato manganello, che l’uomo ha lasciato nel bar e, con un colpo ben assestato sulla coccia di colui, lo stende. Arrivano i Carabinieri e la serata finisce tra la Caserma ed il pronto soccorso. L’uomo finisce in carcere a Padova. Bravi i cittadini che sono intervenuti e gli hanno impedito di massacrare la ragazza. Purché non siano loro ad essere accusati, con l’aggravante dell’associazione per delinquere, di aggressione ad un povero innocente passante.
   
Banlieue. Il mio pensiero affettuoso va agli eroici operai magrebini che quasi cinquant’anni fa ho visto rabboccare i convertitori Bessemer e Thomas a Clichy. Quelli, il deserto l’avevano provato davvero, e non avevano nessuna voglia di tornarci.




Volevano progredire, col lavoro, per duro che fosse. Ma i loro nipoti li hanno traditi. Vorrei sbagliare, ma più che rabbia proletaria, mi sa che quella che affligge i vandali è la voglia del tutto e subito, condita con assai poca inclinazione per faticare. Uno stile di vita.

   Leviamo alte strilla per la prostituzione extracomunitaria. Le povere ragazze attirate qua con la promessa di un lavoro onesto e poi schiavizzate e gettate sulla strada…Sarà. In una splendida serata dello scorso giugno ero sul Cesen ad ammirare la luna dopo aver cenato in trattoria (Cesen, nome giuntoci dalla notte dei tempi, che in paleoveneto significa “aglio”, ed infatti il monte ha quella forma). La cameriera è una bellissima ragazza Moldava. Mi viene da pensare che chi vuole veramente un lavoro onesto, lo trova e lo svolge, come lei. Ricordavo in uno dei vecchi “Itinerari” Maria Grazia, vedova, cinquant’anni, che ha trovato un lavoro duro. Pulisce uffici e, così facendo, costruisce per sé e per tutti noi un futuro onesto e pacifico che i guerrieri del deserto tentano di distruggere. Ai quali, se dipendesse da me, come minimo farei rimuovere a braccia le auto incendiate. A pane ed acqua.
   
Bisogna dire, però, che ai Francesi, in un certo senso, ben gli sta. La loro legislazione sugli schiavi negri, disumana e crudele, è stata la più rivoltante dell’epoca coloniale. E, in tempi più recenti, volevano gettare sull’Indocina ribelle la bomba atomica, chiesta in prestito agli Americani. Fortuna che gli Yankee rifiutarono di concedere il mutuo.