Gli itinerari

Itinerari umani e non del 
Basso Piave 

Nel gennaio del 1985 iniziava, con questa foto e questo articolo di Giuseppe Toffolo, un lungo viaggio alla scoperta di noi stessi. Non ci poteva essere migliore presentazione del riproporre l'articolo che ha dato inizio a questo viaggio.

Come ogni terra piana, il Basso Piave non ha confini immediatamente percepibili. Puoi entrarci ed uscirne senza accorgersene. Così che è difficile farsene subito un'idea d'insieme, come d'una valle o d'un'isola. È terra di transito, aperta in tutt'i sensi. La qual cosa gli offre più opzioni culturali, antropologiche, economiche, sociali.
Per apprenderlo, comprenderlo, affezionarglisi, occorre tempo, bisogna percorrerlo in lungo e in largo, 'viverci, parlare con la gente. Il panorama più vasto s'ha ad altezza d'argine: non c'è nulla da fare, si rimane legati alla terra.
La conoscenza del Basso Piave non può dunque che essere empirica ed immanente, ogni approccio teoretico e trascendente essendo dalla stessa natura abolito. Ed è così che questa terra ha plasmato i suoi figli. Essa si  aggrega attorno al basso corso del Fiume, il quale raccoglie nel suo bacino tutte le precipitazioni atmosferiche dall'ampia chiostra delle Alpi orientali.Una trentina di chilometri lungo i quali f l'imponente massa d'acqua procede solenne, maestosa, serpeggiando da Zenson a San Donà, per poi puntare decisamente, incanalata dall'opera dell'uomo, in direzione sud-est, fino a Cortellazzo. Scende fra cortine d'alberi grandi, sì che l'effetto paesaggistico è degno della maggiore pittura rinascimentale.
Il  Fiume è costantemente presente nella coscienza degli uomini, sornione, benevolo, ma talvolta terribile come un dio antico, per le sue collere incontenibili. Si scatena poche volte nel suolo, ma quando accade, nulla gli resiste.
Non gli serbano rancore, però. È il Fiume che rende straordinariamente feconda questa contrada, ed è il fiume sacro alla Patria. Quando, nei quartieri di Peschiera, dopo Caporetto, i capi militari italiani ed alleati, intendevano attestare le loro armate sul Mincio, Vittorio Emanuele III scosse il capo, s'alzò e disse, puntando il dito sulla carta: «Resisteremo qui». Uomo di poche parole,  l'indice del sovrano mostrò il nostro Fiume, che divenne il simbolo della Vittoria.
La pianura, strappata alla palude con la successiva bonifica, è ora coltivata a mais ed a barbabietola. Pochi gli amichevoli platani (che scompaiono sui limiti del Trevigiano}, in questa terra giovane, ma ampie distese coltivate a giro d'orizzonte, che confinano col bordo d'una laguna fitta di canneti, e con i pineti e la macchia mediterranea del litorale sabbioso.
Il clima è uniforme, gli eventi atmosferici qui possono essere capricciosi, mai tremendi. Non si conoscono venti dominanti. Non vi giunge in pieno la gelida bora apportatrice d'inquietudini carpatiche, né austro, scirocco o garbino la fanno da padrone; i venti insomma non contribuiscono, se non per assenza, a formare il carattere degli abitanti.
Gli insediamenti umani seguono il corso della via d'acqua, sulla riva destra e sinistra. Se ne discostano Meolo, Jesolo, Ceggia e Torre di Mosto. Il capoluogo, San Donà, è geograficamente centrale rispetto al territorio, così com'è centrale l"antica capitale, la favoleggiata Heraclia.
Queste brevi note, che tentano di dare un 'idea generale del territorio, sono l'introduzione ad una serie di servizi che appariranno nei prossimi numeri, sotto il titolo complessivo di «Itinerari umani e non del Basso Piave». Parleremo dell'indole degli uomini, del loro dialetto, della loro storia. Toccheremo i più svariati argomenti: i figli più celebri, l'atteggiamento comunemente accettato nei confronti dei problemi ultimi, le tradizioni, la cucina, la cultura, il lavoro, la politica, il divertimento.
Non è, confessiamo lo, un 'idea originale. La novità sarà però nell'approccio a tutto questo. Un approccio fuori da ogni spirito di sistema, ma personale, talvolta paradossale, che cercherà di evitare i luoghi comuni, avente come fine la ricerca d'un 'identità collettiva. Nulla di quanto diremo avrà il rigore del dato socio logico o statistico, ma sempre la simpatia e la relatività sovrana della prima impressione, dell 'intuizione, dell'osservazione estemporanea.

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