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"L'emozione più grande era quando uno dei bravi ti
diceva: Zioghèmo mi, ti e ti... Poi via, ad occupare il portego. Le partite erano tirate allo
spasimo, con la passione che solo i ragazzi d'una volta avevano ...
gli altri aspettavano fuori, assiepati lungo il muretto, strepitando
per il tifo. Quando avveniva l'eliminazione dei primi tre, entravano
subito altri tre. E, così via, fino a sera...
" Masala osserva ancora:
"Nel portego s'imparavano molte
cose, i fondamentali per un calciatore: il controllo di palla, la
tenuta atletica, il palleggio, il gioco di squadra. Ci
s'irrobustivano caviglie e ginocchi..." Sandonàdomani ha già parlato di te - dico a Bedin - in un
articolo dal titolo "I ragazzacci della Via Paal'. Rimane un dubbio:
quello impallinato a sale nel frutteto di Velluti, eri tu? Lui ride.
Le ragazzate gli tornano a mente: "No, fu 'el Pelà', Brollo.
Era lui il capo della banda, il più coraggioso... C'erano poi
'Tripa' e 'Pena', 'el Pelà' andava sempre avanti lui,
perché era il più grande ed il più
spavaldo..."
Brillano gli occhi, a Bedin, per il ricordo. Si sente che è ancora affezionatissimo a quei suoi
compagni di gioventù. Ogni fine settimana torna a San Donà. E' il richiamo
delle radici sandonatesi. "Devo la mia fortuna - osserva - alla grinta che occorreva
avere sotto il porte go. La grinta m 'ha aiutato a venir fuori da una
situazione famigliare d'estrema povertà. Abitavamo nella 'Piccola Parigi',
in quindici in due stanze... Giocavo anche otto, nove ore al giorno. Alla
fine dovevano portarmi via. Ero senza più unghie, giocavo scalzo, perché
avevo un solo paio di scarpe.. ." Non esita ad esprimere un
pensiero che gli viene spesso: ""Fossi nato oggi, con tutte le
tentazioni che ci sono per i giovani, chissà se sarei diventato un
delinquente..." Il dubbio fa onore all'uomo, e Beffagna ed io ci
affrettiamo a rassicurarlo che le ragazzate, tipo frutteto di Velluti,
erano cose pressoché normali per i ragazzi dei nostri tempi..
. San Donà ha dato
i natali a moltissimi grandi calciatori. Quelli del portego, prima di tutto: oltre a Bedin,
a Canella, Visentin, Cereser, Ferrari, Salvori, tutti campioni della serie
A. "Non era raro che, all'Olimpico di Roma, od a Palermo, a Bari, a
Cagliari, si sentisse parlare sandonatese, quando c'incontravamo... ",
osserva Bedin. Sandonatesi sono pure Nani Perissinotto, che giocò
nell'Udinese e nella Roma; il centravanti lvan Finotto, del Genoa, della
Spal e dell 'Ascoli; Luciano dalla Villa, portiere del Genoa. Di San
Donà fu pure il compianto Guerrino Striuli, leggendario portiere
della Triestina. Ed ancora, altri famosi calciatori di serie A sono
originari del Basso Piave, come Rino Carlini di Ceggia e Silvestri di
Fossalta . L'unico (pare), che abbia indossato la maglia azzurra,
sei stato tu, -dico - Che cosa si prova ad indossare la casacca della
Nazionale? "E' difficile da dire. E' una sensazione bellissima, che
non si può descrivere se non si prova... Il mio più grande rimpianto è
stato invece di non aver mai giocato nel San Donà... ". C'è una
piccola amichevole discussione sulle presenze in nazionale dei sandonatesi. Alla fine taglia corte ltalo
Beffagna: "Non dimentichiamo
che a San Donà c'è chi ha indossato per 109 volte la maglia azzurra della
nazionale di calcio. ..La Betty Vignotto." "Una vera
fuoriclasse! Mai vista, io, una cosa simile. Italo dice
ancora: "Non bisogna però dimenticare chi, altrettanto bravo dei
campioni della serie A, non ha avuto fortuna. ..Come il signore che sta
entrando ora: Luigino Biancotto ("il Rosso"), un vero talento, ma coi
ginocchi fragilissimi." E mi presenta un signore alto,
rosso di capelli, lo sguardo azzurro in cui c'è forse -o forse no -un vago
rimpianto. Mario Masala, anche lui, aveva osservato che a San Donà, il
meglio di tutti era Brollo, che però mai nessuna grande squadra acquistò.
Per non parlare di Nani Zanutto, detto il "Sivori del Basso
Piave". Chiedo a Bedin: Previsioni per il
mondiale? "lo sono ottimista. - dice - Ci sono varie circostanze che
giocano a nostro favore: l'entusiasmo per le recenti vittorie nelle coppe;
il fatto che giochiamo in casa..." Non riesce a concludere il
discorso. Nella compagnia prevale il ricordo del tempo andato e delle
radici sandonatesi. Anche la moglie Gabriella ("Una donna meravigliosa",
dice) non riesce a star lontana da qui. Lui, quando tornano, va sempre a
fare una visitina in Oratorio, perché, all'Oratorio, "deve tutto".
E, si capisce, che non è debitore solo del successo, ma della propria
formazione morale. Sull'onda dei ricordi tornano figure carissime
di personaggi legati al mondo del calcio. Come l'allenatore Tito Brombara. "Più che un allenatore, era
un educatore. -dice Bedin -Aveva sempre le tasche piene di
caramelle. Ti diceva: Te ne do una se riesci a colpire l'incrocio dei
pali.., e noi boce, là, a provare, per ore, finché non si
riusciva...".
"Il veneziano Tito Brombara... " precisa Italo. "E Nevino, ve lo ricordate? Il
massaggiatore Nevino... era come un padre. Avevi dei problemi? Andavi da
lui, ti confidavi, e lui te li risolveva. Vado sempre a trovarlo, quando
torno a San Donà..." Bedin ci racconta tante altre cose della sua
carriera ma lo spazio è tiranno. Un 'altra volta, forse, ci torneremo
sopra. E rimaniamo in attesa che qualcuno, magari [talo Beffagna, scriva
la storia del calcio sandonatese e dei suoi protagonisti.
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