Gli itinerari

LeGgenda del 
calcio sandonatese
(*)

(*) ove si parla di Bedin, de quei del "Portego" e del calcio all'Oratorio, in una sorta di racconto di Giuseppe Toffolo - Sandonàdomani 6 / '90  

Il Mondiale s'avvicina. Per qualche settimana pochi rimarranno indifferenti alla cosa, e il calcio sarà la passione dominante di milioni di persone. Dopo aver conosciuto grandi momenti, il rapporto tra San Donà ed il calcio è in crisi. E' l'ora del rugby, o di altre attività sportive più rilassanti ed alla moda, tipo tennis (pochi oggi osano confessare di non giocarlo, o di non aver assolutamente intenzione di praticarlo in futuro. E' ormai simbolo di elevazione e collocazione sociale. Chissà perché, poi...). Lo sai che il primo campionato italiano di calcio (anzi, di rùtbol, come si diceva allora) fu giocato a Treviso nel settembre 1896 e fu vinto dall'Udinese? - dico ad Italo Beffagna. 
Siamo seduti al "Grande", sabato mattina, in attesa d'andare a trovare Gianni Bedin, unico grosso nome del calcio che frequenti ancora San Donà.
"Ma va..."
Pare proprio di sì. Solo che il titolo non fu mai omologato perché non esisteva ancora la Federcalcio. Italo ha un tormento: spiegarsi il perché della crisi del calcio nostrano. Questo tormento fa da sfondo a tutta la nostra conversazione con Bedin, anche se, probabilmente, la crisi ha una banalissima spiegazione sociologica, come finisce per ammettere lo stesso ex bomber del San Donà:
"La società è cambiata. Abbiamo conquistato il benessere, ed oggi i ragazzi hanno tutto. - dice - Non se la sentono più di affrontare la disciplina e le fatiche di questo sport... Il riscontro è nel fatto che i calciatori di successo sono attualmente tutti del Sud. Non c'è più un nome settentrionale fra i campioni del momento. Al Sud il calcio è diventato, come era da noi vent'anni fa, uno strumento di riscatto sociale..."

Prima d'andare a trovare Bedin, m'ero documentato con Marietto Masala sul famoso portego "Al posto della scala che ora va su all'aula magna, il portico dell'Oratorio era nel campo, si formarono i campioni del calcio sandonatese."
Traccia un disegno, un rettangolo, perché capisca meglio.
"Le due porte erano ambedue su un lato, dalla parte del cinema. Si giocava scalzi, tre contro tre. I primi tempi, con una vecchia palla da tennis (ancora il tennis!...) tutta spelacchiata, poi con una palla di gomma. Gli  'out ' , si tiravano dal muretto, e si poteva fare gol anche di sponda."
Che periodo era? 
"Era la fine degli anni cinquanta. Ci s'incontrava al bar... al bar!...  sì: allo spaccio di caramelle e chinotti che noi dell'Oratorio chiamavamo bar."

"L'emozione più grande era quando uno dei bravi ti diceva: Zioghèmo mi, ti e ti... Poi via, ad occupare il portego. Le partite erano tirate allo spasimo, con la passione che solo i ragazzi d'una volta avevano ... gli altri aspettavano fuori, assiepati lungo il muretto, strepitando per il tifo. Quando avveniva l'eliminazione dei primi tre, entravano subito altri tre. E, così via, fino a sera... " 
Masala osserva ancora: "Nel portego s'imparavano molte cose, i fondamentali per un calciatore: il controllo di palla, la tenuta atletica, il palleggio, il gioco di squadra. Ci s'irrobustivano caviglie e ginocchi..."
Sandonàdomani
ha già parlato di te - dico a Bedin - in un articolo dal titolo "I ragazzacci della Via Paal'. Rimane un dubbio: quello impallinato a sale nel frutteto di Velluti, eri tu? Lui ride. Le ragazzate gli tornano a mente:
"No, fu 'el Pelà', Brollo. Era lui il capo della banda, il più coraggioso... C'erano  poi 'Tripa' e 'Pena', 'el  Pelà'  andava sempre avanti lui, perché era il più grande ed il più spavaldo..." 
Brillano gli occhi, a Bedin, per il ricordo. Si sente che è ancora affezionatissimo a quei suoi compagni di gioventù. Ogni fine settimana torna a San Donà. E' il richiamo delle radici sandonatesi.
"Devo la mia fortuna - osserva - alla grinta che occorreva avere sotto il porte go. La grinta m 'ha aiutato a venir fuori da una situazione famigliare d'estrema povertà. Abitavamo nella 'Piccola Parigi', in quindici in due stanze... Giocavo anche otto, nove ore al giorno. Alla fine dovevano portarmi via. Ero senza più unghie, giocavo scalzo, perché avevo un solo paio di scarpe.. ."
Non esita ad esprimere un pensiero che gli viene spesso: ""Fossi nato oggi, con tutte le tentazioni che ci sono per i giovani, chissà se sarei diventato un delinquente..."
Il dubbio fa onore all'uomo, e Beffagna ed io ci affrettiamo a rassicurarlo che le ragazzate, tipo frutteto di Velluti, erano cose pressoché normali per i ragazzi dei nostri tempi.. . 
San Donà  ha dato i natali a moltissimi grandi calciatori. Quelli del portego, prima di tutto: oltre a Bedin, a Canella, Visentin, Cereser, Ferrari, Salvori, tutti campioni della serie A.
"Non era raro che, all'Olimpico di Roma, od a Palermo, a Bari, a Cagliari, si sentisse parlare sandonatese, quando c'incontravamo... "
, osserva Bedin. Sandonatesi sono pure Nani Perissinotto, che giocò nell'Udinese e nella Roma; il centravanti lvan Finotto, del Genoa, della Spal e dell 'Ascoli;  Luciano dalla Villa, portiere del Genoa. Di San Donà fu pure il compianto Guerrino Striuli,  leggendario portiere della Triestina. Ed ancora, altri famosi calciatori di serie A sono originari del Basso Piave, come Rino Carlini di Ceggia e Silvestri di Fossalta . 
L'unico (pare), che abbia indossato la maglia azzurra, sei stato tu, -dico - Che cosa si prova ad indossare la casacca della Nazionale?
"E' difficile da dire. E' una sensazione bellissima, che non si può descrivere se non si prova... Il mio più grande rimpianto è stato invece di non aver mai giocato nel San Donà... ".
C'è una piccola amichevole discussione sulle presenze in nazionale dei sandonatesi. Alla fine taglia corte ltalo Beffagna: "Non dimentichiamo che a San Donà c'è chi ha indossato per 109 volte la maglia azzurra della nazionale di calcio. ..La Betty Vignotto."
"Una vera fuoriclasse! Mai vista, io, una cosa simile
Italo dice ancora: "Non bisogna però dimenticare chi, altrettanto bravo dei campioni della serie A, non ha avuto fortuna. ..Come il signore che sta entrando ora: Luigino Biancotto ("il Rosso"), un vero talento, ma coi ginocchi  fragilissimi." 
E mi presenta un signore alto, rosso di capelli, lo sguardo azzurro in cui c'è forse -o forse no -un vago rimpianto. Mario Masala, anche lui, aveva osservato che a San Donà, il meglio di tutti era Brollo, che però mai nessuna grande squadra acquistò. Per non parlare di Nani Zanutto, detto il "Sivori del Basso Piave". 
Chiedo a Bedin: Previsioni per il mondiale?
"lo sono ottimista. - dice - Ci sono varie circostanze che giocano a nostro favore: l'entusiasmo per le recenti vittorie nelle coppe; il fatto che giochiamo in casa..."
Non riesce a concludere il discorso. Nella compagnia prevale il ricordo del tempo andato e delle radici sandonatesi. Anche la moglie Gabriella ("Una donna meravigliosa", dice) non riesce a star lontana da qui. Lui, quando tornano, va sempre a fare una visitina in Oratorio, perché, all'Oratorio, "deve tutto".  E, si capisce, che non è debitore solo del successo, ma della propria formazione morale. 
Sull'onda dei ricordi tornano figure carissime di personaggi legati al mondo del calcio. Come l'allenatore Tito Brombara.
"Più che un allenatore, era un educatore. -dice Bedin -Aveva sempre le tasche piene di caramelle. Ti diceva: Te ne do una se riesci a colpire l'incrocio dei pali.., e noi boce, là, a provare, per ore, finché non si riusciva...". 

"Il veneziano Tito Brombara... "
precisa Italo. "E Nevino, ve lo ricordate? Il massaggiatore Nevino... era come un padre. Avevi dei problemi? Andavi da lui, ti confidavi, e lui te li risolveva. Vado sempre a trovarlo, quando torno a San Donà..."
Bedin ci racconta tante altre cose della sua carriera ma lo spazio è tiranno. Un 'altra volta, forse, ci torneremo sopra. E rimaniamo in attesa che qualcuno, magari [talo Beffagna, scriva la storia del calcio sandonatese e dei suoi protagonisti.

un contrasto di gioco tra Gianfranco Bedin e Cesarone Maldini

Immagini

Portogruaro 25/4/1959:  
Finale per la promozione in C2: 
il San Donà batte il San Stino 
ai tempi supplementari, per 
2 reti a 1.
Marcatori, per il 
San Donà, Mariotto e Beffagna. 
L 'epigrafe scherzosa dimostra che i tifosi 
del Napoli non hanno inventato nulla.

Molti  giocatori famosi all'inizio o alla fine della carriera hanno giocato con la squadra di calcio dell'Oratorio Don Bosco. Come Guerrino Striuli, nella foto mentre vola tra i pali della Triestina. E, poi, chi non ricorda "Vipera" Tonon? Figura indimenticabile. che tanti sandonatesi ricordano così, sommerso da una montagna di scarpe

Nell'ordine: (1) Una delle prime formazioni del calcio Don Bosco. (2) Ai tornei notturni dell'oratorio, tanta gente veniva a vedere Canella, Maschietto, Visentin, Firotto, Dalla Villa,  Nani Perissinotto e  .... e poi c'era la squadra dei Bei. (3) Mario Masala, uno dei maestri del  calcio Don Bosco

persone e personaggi / Gianni Bedin e gli altri / giugno 1990