don Piergiorgio Busolin



A SAN DONà, PER SEDICI ANNI

 

 

Il 28 ottobre scorso, prima della S. Messa delle 9 in Oratorio, viene data la notizia della scomparsa di don Piergiorgio, per sedici anni nell’Oratorio di San Donà, dal 1976 al 1992. Significativamente, il santo del giorno è un salesiano, il primo successore di Don Bosco, il beato Michele Rua, cui in origine, si era pensato d’intitolare l’Oratorio.

La morte ha colto don Piergiorgio praticamente all’improvviso (la notizia dell’aggravamento della breve malattia era arrivata il sabato) nell’Ospedale di Castelfranco, all’età di 65 anni. Dal 2003, era responsabile della Comunità Proposta di Mogliano Veneto, casa di verifica vocazionale per giovani. I nove anni precedenti li aveva vissuti come direttore all’Istituto Salesiano San Marco di Gazzera-Mestre mentre, dal 1992 al 1994 aveva operato all’Istituto salesiano Bearzi di Udine, come catechista, responsabile dell’oratorio.
Gli anni più lunghi, però, don Piergiorgio (per tutti semplicemente “Pier”) li ha vissuti nell’Oratorio di San Donà. Arrivando nel 1976, da cinque anni sacerdote, con la prima esperienza a Castel di Godego e Roma, raccoglie la pesante eredità di sostituire l’“istituzione” don Nicola Pellizzon, per 12 anni instancabile animatore del cortile dell’Oratorio.

Egli ha già conosciuto da piccolo quest’ambiente, quando lo portarono da Ca’ Fornera, dove abitava con la famiglia: il padre era fattore di una grande azienda agraria della frazione di Jesolo e per un anno fu anche sindaco di quel comune.
Ebbene, don Piergiorgio fa parte di quel gruppo di salesiani (con la direzione allora di don Alberto Trevisan) che hanno impostato ed avviato il rinnovo dell’attività oratoriana (in quella seconda metà degli anni ‘70 si ha il passaggio da Oratorio maschile ad oratorio misto), dandole la configurazione odierna: iniziative quali l’Estate Ragazzi e la Settimana dell’Oratorio nascono in quegli anni. è la stagione degli anni ’80, in cui fioriscono le esperienze dei gruppi giovanili e… le vocazioni religiose.
La figura di Pier nei primi dieci anni a San Donà è quella del salesiano onnipresente nel cortile, da mattina a sera, e nell Centro Professionale.
L’Oratorio di quegli anni diviene campo di formazione estivo anche per molti giovani studenti salesiani, spesso stranieri.
In quella fucina di attività c’è sempre l’obiettivo di attirare le persone e soprattutto i giovani in un sano ambiente educativo. Così scriveva don Piergiorgio nel nostro giornale (allora "Sandonàdomani" era un  periodico a stampa) in occasione del centenario della morte di Don Bosco e del 60° dell’Oratorio.

“Nell’esperienza dei sandonatesi l’Oratorio è stato il luogo dell’incontro umano, delle tante ore passate gioiosamente a giocare, della vita cristiana proposta e praticata in modo sereno grazie all’amicizia con gli educatori e ad un clima di particolare familiarità. Per molti anni l’Oratorio è stato l’unico posto frequentato dai ragazzi, sia perché in città non c’erano altre attrattive, sia perché l’Oratorio con le sue iniziative (sport, cinema, teatro, gite, musica, ecc.) era in grado di attrarre l’interesse dei ragazzi. Oggi il contesto sociale è cambiato. Sono sorte attrezzature sportive e ricreative più efficienti (stadi, campi da gioco, discoteche, sale da gioco, le spiagge, ecc.); sembrerebbe che non ci fosse più bisogno dell’Oratorio. In realtà esso conserva tutta la sua attualità che gli deriva dalla caratteristica principale, quella di essere un ambiente con chiare finalità educative e con una precisa proposta cristiana.”

Negli anni ’80, in aggiunta alle attività dei gruppi, per i giovani vengono programmate numerose iniziative: la scuola di preghiera a maggio, la proposta della S. Messa feriale serale, gli incontri di formazione per gli animatori della Proposta Estate, i momenti di preghiera al mattino ed alla sera, prima della chiusura dell’Oratorio, d’estate.
Si sviluppa anche la preziosa collaborazione degli adulti, i genitori dei ragazzi, anch’essi coinvolti in mille attività, come il Pellegrinaggio a Motta a conclusione della Proposta Estate e la Settimana dell’Oratorio, la Polisportiva.

Sono, inoltre, gli anni in cui si vuole dare all’Oratorio la caratteristica di luogo promotore di iniziative culturali con valenza cittadina: attività in piazza (carnevale), cineforum, mostre, rappresentazioni teatrali e recital, concerti (persino dell’orchestra La Fenice) e pure incontri sportivi con campioni del passato e presente…

Nel 1986 don Piergiorgio riceve la nuova obbedienza di divenire direttore dell’Oratorio: è una responsabilità che prende con serietà, impegno e - immaginiamo - non senza sofferenza, probabilmente per quel suo naturale dubbio di non sentirsi all’altezza.

Da direttore don Piergiorgio si dedica maggiormente alla direzione spirituale di molte persone (tante anche le coppie) e a seguire finalmente un gruppo tutto suo, i cooperatori salesiani. Nei momenti di “libertà” da questi impegni è ovviamente presente in cortile a controllare, salutare, parlare e giocare: pallavolo, basket, calcetto, mai giochi da tavolo, eccetto il ping-pong.

è il “padrone” di casa all’Oratorio e la sua autorevolezza è indiscutibile. Lo si vede sprizzare gioia quando – magari di ritorno da un impegno fuori città – ritorna l’Oratorio e lo vede brulicare di giovani ed attività: il suo largo sorriso, la sonora tipica risata sono evidentissimi in queste occasioni.
Ci sono anche dei momenti in cui si lascia andare quasi come un bambino: rincorse su e giù per il cortile inseguendo scherzosamente qualche giovane tirandosi dietro a vicenda palline da tennis.

Egli non è uno che ama parlar di sé, però nei pochi momenti di confidenza manifesta l’attaccamento alla sua famiglia e sottolinea il sostegno ricevuto nella sua vocazione. Possiede un animo molto sensibile, che lo fa soffrire molto dentro per la scomparsa di persone care, familiari, amici, giovani, confratelli.         

A volte severo e fermo, schietto nel richiamare qualche giovane, o lo sgarro a qualche principio, don Piergiorgio è un salesiano di animo buono e generoso, anche nello spendersi nella sua missione. I suoi sono gli anni dell’Oratorio sempre aperto (le maggiori presenze salesiane lo permettevano), quale casa pronta ad accogliere le persone.
Grande organizzatore ed amico di moltissime persone, egli non ha paura a domandare l’aiuto ed il contributo di tutti: non gli piace vedere persone oziose, appoggiate "a sostenere le colonne". Sempre aperto al richiamo, non ha falsi timori a spronare i giovani a buttarsi, anche per le missioni.

Memore e riconoscente a chi ha voluto i salesiani a San Donà ed a quanti hanno contribuito nel passato e presente all’opera, poco prima della sua partenza da San Donà, don Piergiorgio fa fissare una semplice lapide all’entrata dell’Oratorio che, pur nella laconicità, esprime la sincera gratitudine a mons. Saretta ed all’intera popolazione sandonatese: “un piccolo contributo dovuto”, commenterà…

Dopo la partenza da San Donà ha mantenuto i contatti con moltissime persone, anche se sembrava temere che questa continuità di legame potesse distrarlo dal nuovo impegno intrapreso. Però le amicizie costruite in questi lunghi ed intensi anni non sono mai venute meno e il suo ricordo è sempre rimasto vivo, non mancando di essere presente a San Donà per situazioni particolari di qualche persona (lutti o ricorrenze felici).
Lo ricordiamo in Duomo, assieme agli altri confratelli, all’ordinazione di uno dei suoi ragazzi, don Alberto Poles, nel giugno 2006. Non possiamo non ricordare affettuosamente don Piergiorgio come “Padre, maestro ed amico”, la miglior qualifica per un educatore.

Marco Franzoi