Gli itinerari

IL CANE DEL MARCHESE

di Giuseppe Toffolo  

Il marchese Vivaldi Pasqua, morto da poco, era un vero nobile. Amava i cani ed i cavalli, era alto, sempre elegante, affabile con tutti ed aveva un portamento naturalmente aristocratico. Aveva sposato una mia vicina di casa e veniva spesso a far visita alla suocera. Non arrivava mai solo, ma tenendo al guinzaglio uno splendido lupo tedesco, alto al garrese quasi un metro e, nella sua sfera canina, aristocratico quanto il marchese.
Yoghi, il mio bastardo frutto dell’incrocio tra un colly e chissà cos’altro, lo detestava cordialmente. Quando passava, lo inseguiva all’interno della rete abbaiando furiosamente. Il cane del marchese lo ignorava con una nonchalance che raddoppiava la rabbia del mio cane.
Un bel giorno la scena si ripete per l’ennesima volta, ma con una variante, il cancelletto aperto. Passa il lupo e Yoghi percorre tutta la rete, fino ad imboccarle il varco, ritrovandosi in strada. Si lancia contro il lupo per azzannarlo. Ma quello, con una maestà canina difficile da immaginare se non si vede, lo afferra per la gola, lo ruota in aria un numero perfetto di volte, cioè tre, poi lo sbatte a terra. Senza astio, con padronanza assoluta di sé. Poi riprende la strada, con il suo portamento nobile.
“Dio!” penso,  “mi ha ammazzato il cane!”
Ed invece no, il lupo del marchese ha solo sfoggiato con classe canina la clemenza di Tito. Yoghi si rialza scombussolato e frastornato dal “giro della morte”, uso quelli che motociclisti spericolati facevano nelle sagre di una volta. Non solo non ha la gola squarciata, non ha un graffio. Rientra in giardino con i propri mezzi, benché assai malfermo sulle gambe. Da quella volta, imparata la lezione, ha sempre finto di non notare più il cane del marchese, quando andava e veniva dalla casa della signora suocera del suo padrone. Il quale, dal canto suo, quando passava davanti al mio cancello, sembrava avere nello sguardo una luce lievemente divertita. Ma solo lievemente.