Gli itinerari

IL CAVALIERE MARCIANO

ovvero l'itinerario di un imprenditore del Nord Est, di Giuseppe Toffolo

L’ingegner Klausberger  

Mi racconta il suo vecchio insegnante di disegno meccanico all’INAPLI, corsi serali: 
"Era il più assiduo ed il più puntuale.".
Sono passati trent’anni tondi, forse anche di più, ed ora il Cavaliere di S.Marco Antonio Spinazzè ne ha cinquantadue. Sempre uguale.
Continua l’insegnante:  
"Avevo instaurato un nuovo metodo d’insegnamento. Niente più a perdere tempo col solito metodo dei rilievi di un pezzo, ma giù di brutto a studiare la sezione d’una macchina più o meno complessa, da cui ricavare i vari componenti – ed erano disegni di macchine vere, non esercizietti scolastici. Metodo rigoroso di quotatura, tolleranze, segni di lavorazione. Antonio, a dir poco, era caparbio, aveva urgenza di imparare. Mai stanco. Sempre sorridente. A parte che era molto sveglio ed intelligente, uno dei migliori studenti che io abbia mai avuto. Mi dava soddisfazione passare ore con lui, sulle sue tavole, a correggerle, a discutere ogni particolare, i problemi di lavorazione, la scelta dei materiali, quella degli utensili, le definizioni UNI – era il metodo, ora lo posso dire, del mio professore al Pacinotti di Mestre, l’esimio ingegner Klausberger, esule da Fiume, e ci avevo aggiunto di mio l’esperienza sul campo".

L’Oratorio don Bosco  

Scuola professionale all’Oratorio, aveva lavorato alla Lafert e poi alla Carman. Quando quest’ultima fallì e, come tanti altri, lui rimase a piedi, Antonio si mise a lavorare in proprio. La ditta era allora costituita da Antonio, ancora e solo da Antonio, e da un vecchio tornio. Sede sociale, il magazzino di casa. Ora il vecchio tornio è custodito nella filiale di Noventa, mentre Antonio guida da amministratore unico la Tecnologie Meccaniche Spinazzé, che dà lavoro a centosessanta operai, un terzo dei quali extracomunitari. Venti negri. Mussetta di Sopra, quella col campanile ghibellino che somiglia tanto a quello della Prefettura di Treviso. 
Come tanti giovani sandonatesi – quasi mi sono stancato di ripeterlo – ha trovato la sua strada frequentando l’Oratorio. Diciamolo meglio, è stato aiutato a trovare in sé capacità latenti.  

Mi spiega: "
Io sono stato un ragazzo dell’Oratorio. Sono cattolico ed orgoglioso di esserlo. Non è superbia, ci credo veramente.".
Giocava al calcio e sonava nella banda. Ma poi il lavoro ...  [Registro solo, non vorrei fare né apologia, né dire cose ovvie - chi scrive non è mai stato nemmeno chierichetto - la chiesa marciana, la chiesa veneta è sempre stata accanto al popolo e ne ha accompagnato e secondato il progresso. Ed è stata ricambiata con grande devozione. Di sottilissima intuizione psicologica, lungimirante, la creazione dell’ordine dei Cavalieri di S.Marco. Un Ordine che avrà maggior fortuna, lo dico sommessamente, da laico, di quello repubblicano. Fra qualche giorno, il vescovo di Treviso benedirà l’inaugurazione degli edifici e stabilimenti della TMS]  

Pax tibi Marce  

Qualcuno ha detto che la vera arte moderna non è nelle statue o nei quadri, ma nei prodotti industriali – ad esempio una Cisitalia, una Guzzi, una Vespa, una Ferrari. E l’architettura negli edifici industriali.   La sede nuova della TMS è a Mussetta di Sopra. In mezzo al piazzale è stato sistemato un bel leone alato di S.Marco. Marmo rosa: "Pensavamo di metterci una fontana. Ma poi la manutenzione ... – mi dice Antonio (sempre viva la millenaria virtù veneta del sparagno, penso). Allora ho deciso per il leone. Bello, eh? Così anche gli stranieri che vengono capiscono ..."

Avevo parcheggiato la macchina nel piazzale. M’era venuta in soccorso una graziosa brunetta alla quale chiedo: Di chi è quel leone?  " Nostro", mi risponde. Intendevo dire, chi l’ha scolpito? " L’Arte 2000, di Pordenone.".  
Il primo che ride, gli do un pugno. Io, a quella risposta, mi sono commosso dentro. Questa è come me, ho pensato, così concentrata su qualcosa, così timida, che, quando càpita, non risponde a tono nemmeno alle domande più banali. È una vita, io, che inciampo così.  
La brunetta, scoprirò dopo, è la prima delle tre figlie di Antonio. È laureata a pieni voti in  (se ricordo bene) Gestione Aziendale, parla le lingue, ed è sempre in giro per il mondo a curare gli affari di una ditta, che esporta metà del fatturato in Thailandia, USA, Gran Bretagna, Danimarca, Germania e Austria. Alla faccia di chi ha solo – solo – la lingua sciolta.  

La famiglia  

Antonio mi fa fare il giro delle officine e degli uffici. Tutto nuovo, tutto tecnologicamente all’avanguardia, tutto ergonomico – si dice così, vero? E tutto curato per dare il senso della serietà, dell’accoglienza, del bello, anche. 
"Quando lavori con l’estero, non si può fare i furbi. Bisogna essere totalmente affidabili – dice. – Noi lo siamo. 
A questo punto, inciampo io, come la brunetta. Nel grande atrio, dominato da un superbo lampadario in vetro di Murano, è una grande vetrata in cui sono disegnati dei volti. 
"Chi è quello?" chiedo. "Mi pare di conoscerlo."
Antonio mi guarda perplesso. Io ricupero in grave ritardo, come un difensore della Nazionale a tre quarti partita.  
"Certo che lo conosco. È don Giovanni Bosco. E quella è Maria, e l’altro è Gesù Bambino."
Antonio ha altri tre figli, due ragazze ed un maschio. Tutti bravi a scuola, tutti con la testa a posto. Altre lauree, altri diplomi. 
"Tu sai perché lo faccio, vero? – mi dice. – Io continuo a vivere come prima. Lavoro e ancora lavoro. Certo, sto bene.
". 
Non aggiunge altro, sarebbe troppo banale dire che l’ha fatto per loro. E non sarebbe neanche vero, in fondo. Loro, i figli, non sono uno scopo, sono un risultato del suo modo di essere. D’un modo di essere, credo, tutto veneto. Razza Piave. Lo ha fatto per tutti noi, alla fine, per la comunità, perché anche tutti noi ci avvantaggiamo della prosperità d’un’azienda così.  

I Politici  

 "Se dovessi chiedere qualcosa ai politici, che cosa chiederesti?"
Non registro la risposta. Che cosa si può chiedere che non sia meno burocrazia e un po’ più di serietà ed efficienza?  
Antonio mi parla di tante cose, di rapporti con gli operai, coi sindacati – chi va a mettere la firma di garanzia sui contratti d’affitto degli extracomunitari? Lui, naturalmente - con le banche, coi politici locali – alcuni bravi, altri un po’ lunatici – per questi ultimi però non serba rancore, assicura. Una cosa gli sta a cuore, le regole. Senza il rispetto delle regole, non si va avanti. Lui è il primo a rispettarle, e pretende che anche gli altri le rispettino.  
"Vieni, sabato, alla benedizione? – mi dice. – Faremo festa fino a tardi.
"
No, non posso. Sabato sarò a Trieste, hanno amputato una gamba alla Licia. Auguri, Antonio, già ragazzo dell’Oratorio  ed ora sandonatese importante. Una vita venetamente spesa. 

gli itinerari di oggi / Il cavaliere marciano / 2002