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Mi vede: "Bepi! Spèteme in macchina. Macchina numero
zero". Cerco di mantenere la calma, ma sono un po' in ansia. Troverò la
macchina numero zero? La macchina del Direttore di Corsa? Arriva il
furgoncino dei "Volontari del Soccorso-Cavallino". Con le dieci moto
dell'organizzazione, favolose Honda e Suzuki, ci sono anche due vecchie
Guzzi, una 500 "Falcone" - non perde un colpo - ed una 350, di quelle
radiate dall'Esercito. Dal camioncino della Presto & Bene diffondono
cumparsite, polchette e mazurche. La FIRAS ha distribuito dei
berrettini rossi. Il giovane M*** ne ha uno, ed è l'essere più felice del
mondo. Qualche corridore si scioglie i muscoli, pedalano avanti e
indietro. Simpatici, i caschetti a forma di disco volante che usano oggi!
Frizza nell'aria il ticchettio metallico dei nottolini dei cambi.
L'autista della macchina del Direttore di Corsa è una persona veramente
ammodo. Si sforza di parlare in dialetto per pura filantropia. Lui
personalmente ne farebbe volentieri a meno. Lo fa per deferenza nei
confronti del Patron. Ma
qualche frase in italiano gli scappa lo stesso. Renzo Boni sale
finalmente in macchina. Indossa una giacca a vento da cacciatore perché
deve stare in piedi durante tutta la gara, con metà persona fuori dal
tettuccio apribile. Il primo urlaccio ufficiale del Direttore di Corsa è
per la sindachessa. Disubbidendo alle istruzioni appena ricevute, i
corridori hanno sorpassato la macchina numero zero e le si sono
ammucchiati davanti, a ridosso della linea di partenza. "El ghe sone! EI
ghe sone!", dice all'autista. L'auto fende la massa delle groppe
multicolori con difficoltà. Dobbiamo porci in testa alla corsa. Vedendo
che la sindachessa alza la bandiera a scacchi, come per sventolare il
"Via!", Boni urla, agitando la paletta:"Cosa fàla!? Ferma! Che a me spete
mi!". La poverina sgrana due occhioni tondi così (meno male che io ho
trovato la macchina numero zero, sennò chissà...). La prima cosa che il
Patron vuole sia chiara è
chi comanda. Già subito toglie all'autista ogni velleità di pensare con la
propria testa o d'avere una qualsiasi propria iniziativa: ".Via! Via! No
sonar! Sona solo quando che dise mi!..Sona! Sta a destra! A
destra!...Passa! ... A sinistra! A sinistra! Pian,
pian!..." Quando il Patron s'è assicurato che
l'autista è diventato un docile strumento nelle sue mani, si dedica tutto
alla gara. In effetti, bisogna dire che se una corsa così difficile, per
il numero di partecipanti, per la complessità dell'organizzazione, per
il traffico domenicale che ingombra le strade, non è diretta con consumata
fermezza, possono succedere grossi guai. Alla circonvallazione di Fossalta
cadono rovinosamente in tre o quattro. Groviglio di
biciclette. "Sono caduti!" esclama l'autista, con viva
preoccupazione. Anch'io sono preoccupato. Ma al Direttore di gara basta
un'occhiata per capire che nessuno s'è fatto male, e tira diritto. Al
ponte di barche qualcuno fora. Il Patron fa cenno ad un
motociclista di accostare: "Daghe 'na ociadina ai do ultimi, che no i
vegne tirai", ordina. Alla rotonda per Noventa una vigilessa impettita,
coi tacchi a spillo, tiene bloccata una lunga fila di macchine. Sono
le quindici e mezzo. Due in maglia blu sono in fuga. In Via Garibaldi un
tizio in Mercedes verde bottiglia esce da una stradina laterale, incurante
dei fischi del servizio d'ordine. Qualcuno riesce bene o male a fermarlo,
sospingendolo contro i tigli, proprio mentre arriva il gruppo. Al ponte
sul Piave c'è uno - uno solo... - appollaiato sui tralicci, tipo anni
cinquanta. A Passarella, un gruppetto di quattro corridori si stacca dal
gruppo e raggiunge i due in fuga. Fra le macchine bloccate per il
passaggio della corsa, a Palazzetto, due cortei di sposi. Speriamo di
portar bene... Al secondo passaggio sull'argine di Fossalta, il
passaggio a livello è chiuso.
Mentre il Patron
strapazza duramente un tizio del seguito che, assai imprudentemente
per la verità, s'è permesso di fare qualche osservazione sulla
direzione della corsa, io parlo con Dania Contarin, una deliziosa biondina
che fa il giudice di gara ormai da cinque anni. "Che compiti ha, un
giudice di gara?", chiedo. "Deve controllare il regolare andamento della
corsa. Nei momenti tranquilli, il Patron mi spiega le cose e si
abbandona alla contemplazione: "E vento, Bepi. I fa fadiga a
ricuperar, i singoli... Tra 'ndar e tornar da Eraclea, i ghe mete anca do
minuti de pì, contro vento... 'Ara che spetàcolo el nostro Piave,
Bepi!" Mi spiega che ha diretto lui quella gara, tutte le quaranta
volte, e che l'Unione Ciclistica Basso Piave, dalla sua fondazione, ne ha
organizzate, di gare, ben 327. Gli abbandoni lirici del Patron sono però di breve
durata.
"Ma lei, ci vede, dietro?", chiede ad un certo punto,
soavemente, in italiano, all'autista."Certo: ho gli specchietti!.. ". "Allora lei non ha il senso
della distanza, o gli specchietti non funzionano! -urla -Non vede come ci
è sotto il gruppo? Acceleri! Acceleri!". Vince, in volata, Ivano
Cerioli. Dell'edizione 1991, a questo punto, rimarranno solo i dati
tecnici: durata tre ore e mezzo, media 44 ,300 km. all' ora e, come al
solito, ottima direzione di gara... Dopo il terzo giro, a Passarella
fugge un gruppetto di quattordici. Rimarranno in fuga fino alla fine della
gara, arrivando sul traguardo con notevole vantaggio.
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