Gli itinerari

RENZO,  

ovvero ... in macchina col  PATRON

La quarantesima "Tre Ponti" e il suo Patron, 
nel racconto di Giuseppe Toffolo, "Sandonàdomani" giugno 1981

Mi vede: "Bepi! Spèteme in macchina. Macchina numero zero". Cerco di mantenere la calma, ma sono un po' in ansia. Troverò la macchina numero zero? La macchina del Direttore di Corsa?
Arriva il furgoncino dei "Volontari del Soccorso-Cavallino". Con le dieci moto dell'organizzazione, favolose Honda e Suzuki, ci sono anche due vecchie Guzzi, una 500
"Falcone" - non perde un colpo - ed una 350, di quelle radiate dall'Esercito. Dal camioncino della Presto & Bene diffondono cumparsite, polchette e mazurche. La FIRAS ha  distribuito dei berrettini rossi. Il giovane M*** ne ha uno, ed è l'essere più felice del mondo. 
Qualche corridore si scioglie i muscoli, pedalano avanti e indietro. Simpatici, i caschetti a forma di disco volante che usano oggi! Frizza nell'aria il ticchettio metallico dei nottolini dei cambi. L'autista della macchina del Direttore di Corsa è una persona veramente ammodo. Si sforza di parlare in dialetto per pura filantropia. Lui personalmente ne farebbe volentieri  a meno. Lo fa per deferenza nei confronti del Patron. Ma qualche frase in italiano gli scappa lo stesso.
Renzo Boni sale finalmente in macchina. Indossa una giacca a vento da cacciatore perché deve stare in piedi durante tutta la gara, con metà persona fuori dal tettuccio apribile. Il primo urlaccio ufficiale del Direttore di Corsa è per la sindachessa. Disubbidendo alle istruzioni appena ricevute, i corridori hanno sorpassato la macchina numero zero e le si sono ammucchiati davanti, a ridosso della linea di partenza. "El ghe sone! EI ghe sone!", dice all'autista.
L'auto fende la massa delle groppe multicolori con difficoltà. Dobbiamo porci in testa alla corsa.
Vedendo che la sindachessa alza la bandiera a scacchi, come per sventolare il "Via!", Boni urla, agitando la paletta:"Cosa fàla!? Ferma! Che a me spete mi!".
La poverina sgrana due occhioni tondi così (meno male che io ho trovato la macchina numero zero, sennò chissà...).
La prima cosa che il Patron vuole sia chiara è chi comanda. Già subito toglie all'autista ogni velleità di pensare con la propria testa o d'avere una qualsiasi propria iniziativa: ".Via! Via! No sonar! Sona solo quando che dise mi!..Sona! Sta a destra! A destra!...Passa! ... A sinistra! A sinistra! Pian,  pian!..." 
Quando il Patron s'è assicurato che l'autista è diventato un docile strumento nelle sue mani, si dedica tutto alla gara. In effetti, bisogna dire che se una corsa così difficile, per il numero di
partecipanti, per la complessità dell'organizzazione, per il traffico domenicale che ingombra le strade, non è diretta con consumata fermezza, possono succedere grossi guai. Alla circonvallazione di Fossalta cadono rovinosamente in tre o quattro. Groviglio di biciclette. 
"Sono caduti!" esclama l'autista, con viva preoccupazione. Anch'io sono preoccupato. Ma al Direttore di gara basta un'occhiata per capire che nessuno s'è fatto male, e tira diritto. Al ponte di barche qualcuno fora. Il Patron fa cenno ad un motociclista di accostare: "Daghe 'na ociadina ai do ultimi, che no i vegne tirai", ordina.
Alla rotonda per Noventa una vigilessa impettita, coi tacchi a spillo, tiene bloccata una lunga fila  di macchine. Sono le quindici e mezzo. Due in maglia blu sono in fuga. In Via Garibaldi un tizio in Mercedes verde bottiglia esce da una stradina laterale, incurante dei fischi del servizio d'ordine. Qualcuno riesce bene o male a fermarlo, sospingendolo contro i tigli, proprio mentre arriva il gruppo. Al ponte sul Piave c'è uno - uno solo... - appollaiato sui tralicci, tipo anni cinquanta. A Passarella, un gruppetto di quattro corridori si stacca dal gruppo e raggiunge i due in fuga. Fra le macchine bloccate per il passaggio della corsa, a Palazzetto, due cortei di sposi. Speriamo di portar bene...
Al secondo passaggio sull'argine di Fossalta, il passaggio a livello è  chiuso.
Mentre il Patron strapazza duramente un tizio del seguito che, assai imprudentemente per la verità, s'è permesso di  fare qualche osservazione sulla direzione della corsa, io parlo con Dania Contarin, una deliziosa biondina che fa il giudice di gara ormai da cinque anni. "Che compiti ha, un giudice di gara?", chiedo. "Deve controllare il regolare andamento della corsa. Nei momenti tranquilli, il Patron mi spiega le cose e si abbandona alla contemplazione: "E vento, Bepi.  I fa fadiga a ricuperar, i singoli... Tra 'ndar e tornar da Eraclea, i ghe mete anca do minuti de pì, contro vento... 'Ara che spetàcolo el nostro Piave, Bepi!"
Mi spiega che ha diretto lui quella gara, tutte le quaranta volte, e che l'Unione Ciclistica Basso Piave, dalla sua fondazione, ne ha organizzate, di gare, ben 327. Gli abbandoni lirici del Patron sono però di breve durata.

"Ma lei, ci vede, dietro?", chiede ad un certo punto, soavemente, in italiano, all'autista."Certo: ho gli specchietti!.. ".
"Allora lei non ha il senso della distanza, o gli specchietti non funzionano! -urla -Non vede come ci è sotto il gruppo? Acceleri! Acceleri!".
Vince, in volata, Ivano Cerioli. Dell'edizione 1991, a questo punto, rimarranno solo i dati tecnici: durata tre ore e mezzo, media 44 ,300 km. all' ora e, come al solito, ottima direzione di gara...
Dopo il terzo giro, a Passarella fugge un gruppetto di quattordici. Rimarranno in fuga fino alla fine della gara, arrivando sul traguardo con notevole vantaggio.

Cochi


Renzo Boni
è persona molto nota; è stato anche Consigliere e Assessore Comunale. Ma tutti lo ricordano per quel bar, piccolo e stretto, ritrovo di una generazione di sandonatesi. Quando un luogo, un esercizio pubblico, entra nelle consuetudini se non nella tradizione di un paese, nove volte su dieci il suo gestore viene riconosciuto con un amabile appellativo. Nel nostro caso: Cochi; e succede poi che quell'appellativo sia fonte di qualche gustoso aneddoto.
Come questo tratto da
"La Città che conosco" di Mario Pettoello .

"... in altri tempi, anche al Bar Boni o al Caffè Grande si sussurrava, si diceva, spesso non si diceva ma si lasciava intuire, si alludeva, si scherzava sulle cose più varie. Per segnalare il fatto, Cece Mestre, se non mi sbaglio, aveva anche evocato scherzosamente un duo comico allora di grande successo: Cochi e Renato, dove questo era Renato Maritan, gestore del Caffè Grande, e quello l'amabile Renzo (Cochi) Boni, gestore dell'omonimo Bar. Al bar Boni c'era una maggior attenzione al mutare e al maturare di
antichi e nuovi accordi politici oppure si alludeva sagacemente a future combine elettorali. Al Caffè Grande, invece, si preferiva immaginare altre amicizie, di vario tipo, future combine, ma di tutt'altro "genere" ...

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