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L’appuntamento è per le undici al
Caffè Letterario.
Viene avanti con l’andatura ondeggiante del lupo di mare. Giaccone, viso
abituato a sfidare vento, piova e spruzzi di acqua salsa. Capelli corti
e renitenti al pettine. È lui senz’altro, Cesare, ovvero Comandante
Orsippa. Dove l’Orsippa è un peschereccio di dodici metri, con base
a Caorle. Il primo proprietario fu il conte Doria.
- Sono un ammiratore di Sandro Boccato.
- Piacere, Cesare. Dove ci mettiamo?
La mattina novembrina non è l’ideale.
- Stiamo fuori?
- Per me va bene.
- Così fumo.
- Fumo anch’io.
Prendo uno spriz al Campari, lui non prende niente.
- Ho saputo la storia del cocal.
- Una bella storia.
- Com’è andata?
- Sandro era morto da poco. Un cocal si poggia sulla barca e segue con
interesse le faccende di bordo. Quando gli lancio un’occhiata meno
distratta, mi accorgo che ha l’ala destra deforme. Subito penso alla
spalla di Sandro. Uguale. Non sarà mica lui tornato nel corpo di quell'uccello?
Passano i giorni ed il cocal continua a venire. Ogni tanto gli getto una
sarda od un altro pesciolino. Lui apprezza e mangia tranquillo. Continuo
a chiedermi se è proprio Sandro. L’idea mi penetra in profondità nella
testa. Decido di fare una prova. Se beve, è proprio lui. Prendo un
bicchiere e lo riempio di vino rosso. Poi appoggio l’onbra sul
ponte ed il cocal viene tranquillamente a bere. Il cuore mi accelera. È
Sandro, non ci sono dubbi. È lui! Grido: “Maestro!” Il cocal mi lancia
un’occhiata da sopra la spalla, mi correggo, da sopra l’ala offesa, come
per dire “E chi credevi che fossi?” Anche lo sguardo è quello di Sandro.
Da quel giorno gli parlo spesso, chiamandolo sempre Maestro.
Veniva sulla barca, anche quando non c’era nessuno. Quando nevicava, il
ponte era sempre pieno delle sue impronte.
- Com’è andata a finire?
- La cosa durò circa un anno. Poi il cocal non venne più. Chissà dov’è
andato…
- Ho osservato che i Sandonatesi amano molto combinare degli scherzi e
le zingarate tipo Amici miei. Mi risulta che la vostra compagnia
eccelleva in questo settore.
- E Sandro era il più bravo. Una domenica eravamo in casa di X….., un
pittore di Burano. Era estate e faceva molto caldo. Stavamo aspettando
che fosse pronta la grigliata. C’era anche gente che non conoscevamo. Ad
un tratto entra Sandro, in costume da bagno. Quelli lo guardano
perplessi. Lui non fa una piega e sceglie di sedere su una sedia di
costruzione artigianale, dall’alto schienale. Dopo un po’ mi lancia uno
sguardo d’intesa, io abbozzo ed allora lui finge di volersi alzare, ma
non ce la fa. La spalla sembra essersi incastrata nello schienale.
Sandro mi lancia una breve occhiata. Io capisco. Fingo di volerlo
aiutare, ma la spalla non si libera. Dopo un po’ di tira e molla usciamo
in processione, primo io che lo tengo per mano, poi lui con la sedia
incastrata sulla spalla.
- Sapeva scherzare su sé stesso, anche con una certa crudeltà.
- La volta che siamo andati a Venezia per vedere i Pink Floyd…
- Quando la ressa rischiò di far danni irreparabili al Palazzo Ducale.
Un vero crimine, colpa della sovrintendente Margherita Asso, che si
prese dei giorni di vacanza, lasciando che fossero degli anonimi
subalterni a concedere il permesso per il concerto. Italico senso di
responsabilità.
- Noi eravamo là da ore, con la barca, in posizione strategica. La
visuale era eccezionale, da prima fila. Eravamo proprio di faccia al
palco. Quando lo spettacolo stava per iniziare, arrivò uno zatterone con
le autorità ed i personaggi di riguardo. Quel contenitore galleggiante
pieno di vip fu piazzato proprio davanti alla nostra barca. Rischiavamo
di non vedere più nulla e di sentire ugualmente male. Urlammo e
fischiammo, ma la protesta non servì. Allora Sandro diede inizio al
lancio sulla testa dei vip della frutta e della verdura che avevamo
portato. Finite le scorte, passammo ad altro. Lanciammo di tutto. Gli
occupanti di altre barche si unirono a noi nella protesta, finché lo
zatterone fece marcia indietro e se ne andò. Fu una splendida vittoria
democratica e popolare sulla prepotenza di quei personaggi di
riguardo.
- Molto ben fatto.
- Un’altra volta andammo a Venezia in barca per il Redentor.
Sandro aveva bevuto un po’. Faceva caldo. Decise di arrampicarsi
sull’albero – che è abbastanza alto – nudo o quasi, portandosi una
bottiglia. Da lassù cominciò ad osar con quanto fiato aveva in
gola, sporgendosi pericolosamente da una parte all’altra. Arrivò una
pattuglia della capitaneria di porto e ci ordinò: “Fatelo
scendere!”. La nostra risposta poté essere solo una: “Fatelo
scendere voi, se ne siete capaci”.
- Risposta classica. Come quel ladro di
polli che, al carabiniere che lo inseguiva e gli intimava “Fermati!”
rispose “Fermati tu, che non hai nessuno che ti corre dietro!”
- Una volta, eravamo in Iugoslavia, Sandro era andato a far la spesa in
bicicletta. Noi stavamo bevendo un aperitivo. Ad un certo punto lo
udimmo gridare: “Aiuto, aiuto!” Era caduto in acqua, con
la bicicletta e le borse. Non sapeva nuotare. Lo tirammo su, si cambiò
ed andò a dormire. La mattina dopo tentò di ricuperare la bicicletta.
Prese una corda, vi legò un ancorotto e lo gettò in acqua. Lancia e
ritira, lancia e ritira. Plaf! e tira su. Plaf! e tira su. Passò di là
un turista tedesco che parlava un po’ di italiano. Gli chiese: “Che
cosa sta facendo?” Sandro rispose: “Sto pescando biciclette.”
Manco a dirlo, in quel preciso momento l’ancorotto agganciò la bici, che
venne su grondante d’acqua.
Confido nella simpatia del Comandante Orsippa per farmi
perdonare eventuali inesattezze infilate nel racconto ed anche nel
dialogo (esigenze letterarie), sicuro che la sostanza sia esatta e lo
ringrazio per gli aneddoti che mi ha raccontato sul maestro Sandro
Boccato. Un personaggio che si è distinto nella cultura sandonatese non
solo come pittore, ma anche come poeta. Basta leggere il suo prezioso
libretto pubblicato postumo da amici ed estimatori “Fen! Fen!
Fen!” |