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Una
parte della città peggiora, nell’anima. I furti sacrileghi in cimitero
continuano senza che nessuno muova un dito, la creatività nel traffico
pure. Fanno il calendario dei medici, ma molta gente porta a Treviso i
parenti per le operazioni più delicate. Oggi ho visto un maturo e noto
avvocato attraversare in diagonale, con un sorriso furbetto sulle labbra, la
rotonda di Piazza IV Novembre. Macché passaggi zebrati che, con eccesso di
zelo, l’Europa ha voluto su fondo azzurro o rosso! Se poi uno lo mette
sotto, ha i suoi guai. Un avvocato costa.
Proprio non ci siamo. La strada va rispettata, come la montagna, come il
mare. Sempre. Ogni giorno vado da Mussetta al Cimitero ed ogni giorno
combatto strenuamente per riportare la vita e la macchina intatta a casa. In
meno di dieci chilometri, tra andata e ritorno, i creativi ne combinano di
tutti i colori. Di notte, poi, circolare in bicicletta a fari spenti e
rigorosamente vestiti di scuro, è la regola.
Non è un’ossessione, la mia. Ieri sera a Mogliano, un creativo tampona le
macchine ferme in coda ed uccide. La mentalità è la stessa del pedone che
attraversa fuori dei passaggi zebrati col sorriso furbetto.
Ieri è morta così la moglie di un imprenditore mestrino, che ha
molti interessi a S.Donà. Era una cara amica. Un’imprenditrice anche lei,
una donna splendida, segnata dal destino. Una Lucia Schiavinato del privato.
Fra le lamiere contorte rimane infatti Bruna, mamma di Fausto.
La creatività nel traffico nuoce a te ed a chi ti sta vicino. In
questo groviglio di lamiere è morta la mamma di Fausto.
Quarantuno anni fa lo diede alla luce, e qualcosa andò storto
durante il parto. Imperizia? Negligenza? Chi lo sa? Il fatto è che un
nascituro sano e robusto, nel breve tempo di quel dannato parto
fu convertito in un’intelligenza vivida incarcerata e murata per la
vita in una prigione di carne che nessun muscolo controlla.
A canale d’Agordo, nel 1939 ci fu un’epidemia di tifo – che, fra
l’altro, il medico condotto non segnalò a chi di dovere. Nacque Fernanda,
un corpo scheletrico intrincà per vent’anni, coperto di bave
maleolenti. Povera Fernanda! Ci guardava giocare, seduta (si fa per dire)
sulla panca, e s’intrincava ed emetteva versi disumani. Morì anche
relativamente presto, ma dopo aver rovinato la vita alle sorelle incaricate
di assisterla.
Fausto, come tutti i figli sfavoriti, ha ricevuto dai genitori vagonate
d’amore. E vagonate d’amore ha dato in cambio. Grazie alle risorse
economiche ed alle cure dei genitori, ha potuto vivere il doppio, o forse più,
degli altri ragazzi come lui. Ma che vita è stata per Bruna ed il marito,
se uno guarda da fuori, e che quell’amore può solo indovinare? Per non
parlare del pensiero: “Che cosa sarà di lui, quando noi non ci saremo più?”
Loro gli hanno già acquistato una camera all’Arep di Villorba, in vista
di quel momento. Un Piccolo Rifugio laico.
Spesso, casi del genere spaccano le famiglie, dato che in genere il marito
svicola e si sottrae alle responsabilità. Non è stato così per il mio
amico, bisogna rendergli merito. Fausto è sempre in cima ai suoi pensieri.
Quando è stata uccisa, Bruna stava tornando a casa. Ferma in coda, nel buio
dell’auto pensava sicuramente a Fausto. Il mio amico, proprio la sera
prima m’aveva detto:
- Ogni mattina io e Bruna ci mettiamo tre ore, dalle cinque alle otto, per
far fare colazione a Fausto. Un cucchiaio, e sono grida di dolore. Mia
moglie vuole vederti. Vieni a trovarci, magari passate le feste.
Bruna e suo marito m’avrebbero raccontato la loro vita con Fausto, perché
ne scrivessi. Per lasciare una testimonianza del loro amore.
Il ragazzo avrà sicuramente sentito passare invano il momento del ritorno
di Bruna, quella maledetta sera. Chissà se ha capito, e chissà quali
spiegazioni si sta ancora dando della prolungata assenza di sua madre?
Non lo sapremo mai.
Non sapremo mai in quale abisso di disperazione sia precipitata
quell’anima dalla vivida intelligenza, incarcerata in un corpo di cui non
ha mai avuto il controllo.
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