Gli itinerari

Chi non diventerà mai vescovo

di Giuseppe Toffolo

Maria Grazia ha venticinque anni e frequenta il penultimo anno dell’ISEF. Ė molto brava e si impegna. Ottiene ottimi risultati. Può continuare quegli studi molto molto costosi grazie alla madre Gabriella, rimasta senza risorse dopo la morte improvvisa del marito. Da una condizione di agiatezza, le due donne sono piombate nell’indigenza. Gabriella però non fa mancare nulla alla figlia. Si toglie letteralmente il pane di bocca. Ė ammirevole, per abnegazione e sacrificio. Si alza ad ore impossibili e va a pulire uffici, l’unico lavoro che, nonostante sia laureata, ha potuto trovare alla sua età. Maria Grazia le è riconoscente come è logico sia e, spesso, abbracciandola, esclama: “Mamma, noi staremo sempre insieme!”

A Gabriella non pesano la fatica e le rinunce, per la sua bambina mangerebbe sassi. Qualche sigaretta serve a tenerla su. Ma il fumo dà noia a Maria Grazia, che le ha proibito di fumare, anche fuori di casa al freddo. Gabriella deve farlo di nascosto.




Maria Grazia,
quella legata
 col seno scoperto,
e la madre
fumatrice
(Arcangelo
Pettinicchio,
 detto
 il Pomponio)

Il momento non è dei migliori. Da mo’ abbiamo rinunciato ad educare, nella vita pubblica, in casa, a scuola, ed i figli mantenuti nel bonbaso fino ad età avanzata si credono intelligenti ed evoluti, in diritto di giudicare i genitori. In base al politicamente corretto, naturalmente. La giurisprudenza della Cassazione, poi, non aiuta.

“’Na bèa scùria!”, si diceva a Treviso. Tradotta nel corrispondente proverbio italiano, la cosa suona: “Il figlio che non le ha prese di santa ragione almeno una volta, non diventerà mai vescovo.

Prese di “santa” ragione, appunto. Ma è saggezza vecchia e sorpassata, secondo la quale se vuoi comandare ai genitori devi mantenerti, pagare le tasse e comprarti od affittare una casa tua (si è mai udita cosa più assurda?)