Gli itinerari



GIULIANO...

Giuliano é Giuliano Gusso, Sindaco di San Donà dal 1956 al 1960 e dal 1970 al 1972. Senatore della Repubblica,  dal 1976 al 1979.
Nato nel 1926, è morto nel 1988

Nel libro "La Città che conosco", pubblicato nel 2001, Mario Pettoello ricorda così  Giuliano Gusso

In occasione dell'inaugurazione della nuova struttura ospedaliera, mi è venuto naturale ritornare indietro, nel tempo, al 1966. Ho pensato alla mia prima esperienza amministrativa, quella che mi costò, il giorno successivo alla nomina a consigliere di amministrazione dell'Ospedale Civile, un immediato trasferimento a Stra'. Le banche, allora, erano fatte così. Uno dei primi argomenti che mi trovai a dover affrontare, assieme agli altri amministratori dell'Ospedale, fu quello relativo all'ampliamento della struttura ospedaliera  (...)  Due le opzioni che emersero come possibili: una "piastra" sul fronte di Via Nazario Sauro oppure un completo "rovesciamento" dell'Ospedale (...) nella buona sostanza, vennero a confronto la soluzione che, alla fine di un lungo travaglio, nel 1968 soprattutto per motivi economici, dovemmo adottare e quella realizzata solo ora, a distanza di trent'anni (...) Il tempo ha dato il giusto peso ad entrambe le soluzioni e mi consente di ricordare alcune persone di grande qualità con le quali ebbi la fortuna di condividere quell'esperienza, come Marco Pianon e Lorenzo Beatrice. 
In particolare ricordo Giuliano Gusso e a lui si riferisce il titolo di questo capitolo: un gentiluomo.

Un gentiluomo

Sono quasi certo che l'appellativo non gli sarebbe dispiaciuto; se poi quel "gentiluomo" lo si fosse completato con un "d'altri tempi", certo avrebbe avuto modo di ritrovarsi ancora di più in una simile definizione.
"D'altri tempi", non per descrivere un uomo all'antica, ma solo per richiamare un tempo nel quale vi erano determinate cose, certe e definite che, diversamente da oggi, erano prerogativa e condizione per essere, ed essere considerato, un gentiluomo.
Giuliano Gusso non era un uomo all'antica. La convinta passione per la programmazione, come metodo di previsione e strumento di governo, era una delle caratteristiche che lo facevano profondamente moderno e attuale in tempi ancora lontani. Senza la sua convinta adesione noi, eretici della sinistra DC, non saremmo mai riusciti negli anni settanta ad imporre una visione comprensoriale dello sviluppo economico.
Quello che lo distingueva, in questa sua modernità, era una sorta di pessimismo o di pudore che lo portava a non esibire troppo le cose, difficili, nelle quali credeva. In lui, vi era il timore che, parlando tanto di programmazione, sulla sostanza operativa prevalesse la mobilitazione di un consenso fine a se stesso. Che la spada di Damocle del populismo travolgesse e svuotasse la programmazione dei suoi contenuti rigorosi e della necessità di "dover" sempre scegliere.
Passava ingiustamente per uno che lavorava poco e, in politica, non vi è accusa più pesante di questa. Invece lavorava e lavorava molto, solo che era tanto ingenuo da pensare che la fatica dovesse essere spesa per  assolvere bene il ruolo che, di volta in volta, era stato chiamato a ricoprire: amministratore locale, legislatore, amministratore pubblico.
Proverbiale, infine, la sua intransigenza, la durezza dei toni che spesso usava con gli avversari, all'interno e fuori del suo partito. Ma, anche in queste occasioni, veniva fuori la sua natura di gentiluomo. Egli era ad uso, infatti, a dividere gli avversari in due grandi gruppi: quelli ai quali riservava uno sprezzante: "Lei mente sapendo di mentire" e quelli che avrebbe in seguito trattato solo con un freddo distacco, di maniera più che di sostanza.
Pur essendo appartenuto, per una lunga parentesi, a questo secondo gruppo, ho appreso da lui almeno due cose: il grande significato della programmazione nell'amministrazione della cosa pubblica; la necessità di dare risposte ai problemi sotto forma di nuove regole e nuovi comportamenti, anziché limitarsi a soddisfare le richieste puntuali.
Per questo, e per altri motivi, mi è facile ricordare, ancora oggi, Giuliano Gusso per quel gentiluomo che volle e seppe sempre essere.

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