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A S.Donà le regole della
circolazione stradale non valgono più. La guida è diventata un fatto
creativo, anche per i ciclisti e perfino per certi ospiti in carrozzella
del Piccolo Rifugio.
Un paio di settimane fa abbiamo avuto quattro morti in incidenti
stradali in tre giorni. Tutti giovani. Tutti morti ammazzati da soli, di
notte, a cozzare contro un albero o contro un muro. Quando cammino per le
strade della nostra città, assisto a tali e tante infrazioni, non solo
alle regole del traffico, ma anche a quelle del buon senso e della
semplice buona educazione, che mi pare di essere a passeggio con Alice
nell’assurdo Paese delle Meraviglie.
Evidentemente non ci si rende conto che, guidando o pedalando
creativamente, prima di tutto si fa del male a se stessi.
La
locandina del Gazzettino annuncia: Muore in moto giovane carabiniere
rimpatriato dall’Iraq.
Il marito della parrucchiera di mia moglie è anche lui militare. Ed anche
lui è rientrato dall’Iraq, un mese prima dell’eccidio di Nassiria.
Racconta (ma, dato il giro, lui che dice alla moglie parrucchiera, la
moglie parrucchiera che dice a mia moglie, mia moglie che dice a me, non
garantisco dell’esattezza letterale del racconto, ma della sostanza sì:
- C’è una miseria spaventosa. Tutti vanno attorno armati.
Sparano al minimo pretesto. Nessun uomo apparentemente lavora. In giro si
vedono solo maschietti. Le donne se ne stanno segregate in casa. Così gli
uomini se la fanno fra loro. Sono tutti c…
Ebbene
sì, confesso, mi sento più a mio agio alla Fiera dell’Oca di S.Andrea
a Portogruaro, che alla nostra del Rosario. Sono più di dieci anni che
non manco all’appuntamento di fine novembre. Vino novello, prosciutto
d’oca, musetto, prodotti tipici di tutte le regioni d’Italia.
È una fiera più distensiva, meno pretenziosa, meno rumorosa. Il
bellissimo centro storico, chiuso al traffico, è invaso dalle bancarelle,
al settanta per cento di golosità. Tante macchine, ma niente code
esasperanti e nessuna difficoltà a trovare parcheggio.
C’è forse più gente che a S.Donà, ma nessuno spinge, nessuno grida,
nessuno si agita. Si va, i Francesi direbbero on flâne. Si va a zonzo,
quasi si scivola via, lentamente, serenamente. Niente giostre, sono un
passatempo volgare, sembra di capire. La gente forma capannelli.
Chiacchiera, sorseggiando il vino, in attesa dell’ora di andare al
ristorante. Dove non c’è ancora, o non c’è più, il dannato tabù
del fumo e tutti si gustano in santa pace la loro sigaretta. Non ci si
ammazza nelle code alle casse. Chi per sbaglio ti urta, si scusa, anche i
giovani.
La
presenza dei carabinieri è discreta. Passeggiano in coppia,
parlottando.
Rita occhi cerulei dice:
- Eh, no! Se posso fermarme a discorer co un omo, parché no go da
farlo?
Così s’interpone fra i due carabinieri, uno dei quali è amico
d’infanzia. E giù a chiacchierare fitto. L’altro, il più giovane, ha
lo sguardo di chi ha visto la morte passargli vicino e portar via qualcuno
di caro. Poco tempo fa, non ha ancora ricuperato.
- Ero a Nassiria – dice. – Se quella mattina un mio compagno
non si fosse sentito male e non mi avesse chiesto di sostituirlo in
pattuglia, ora sarei morto. Invece è morto lui.
La
mia idea è che in Iraq dobbiamo restare. Quanto meno per controllare una
vitale area di crisi. Così la vedo, e quarant’anni fa, quando avvenne
la decolonizzazione, avevo le mie paure. Oggi – non sto contando balle
– un numero sempre maggiore di tribù africane si sceglie un re bianco.
Mettono l’inserzione sugli annunci economici dei giornali, soprattutto
tedeschi, sotto la voce Offerte di lavoro. Pare che i crucchi regnino
passabilmente. |