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... e nei primi anni sessanta ebbe un ruolo
essenziale nella nascita della biblioteca, a lungo osteggiata dal "potere"
di allora. Per ricordare Mario Cei, non serve rievocare la sua esperienza
di Sindaco, quel periodo non è essenziale. Per conoscerlo,
bisogna andare alla fine degli anni cinquanta, ai primi anni sessanta,
quando la sua presenza, la sua azione, le idee che lo animavano, le parole
che usava, tutto era finalizzato a favorire una trasformazione culturale
della Città. In un'intervista che raccolsi nel 1963 per "l'Asterisco", Mario Cei descriveva San Donà con
queste parole: "È intorno alla bonifica che si è sviluppato il
paese e si è formata la gente. San Donà è diventata il mercato del
circondario e il fattore economico è l'unico legame fra i cittadini (...)
la creazione e lo sviluppo d'altre attività (diverse dal/'agricoltura) è
stata osteggiata, condizionando il sorgere di una piccola borghesia
riformista, aperta ad interessi culturali. .. il rimedio è uno solo. E
cioè che San Donà faccia 'cura di ciminiere', accolga nel suo seno una
classe operaia qualificata che unisca l'attuale classe contadina e operaia
alla borghesia formando una più valida composizione sociale". Fu in
quelli anni che Mario Cei divenne il punto di riferimento per molti
giovani, e non erano certo tutti democristiani. Ricordo le sere trascorse
con lui a casa dei mezzadri, a Isiata, a Fossà, a Passarella, a
Chiesanuova, a Staffolo, a Gainiga, in Grassaga; un'esperienza preziosa,
un bagaglio di conoscenze che mi ha arricchito.
Pan e saeame,
sopresa de casada, storie, simpatia, vicende amare, braccianti, mezzadri,
scondi el bocia sol a toea, a San Martin i ne buia fora, se se avesse el
sesanta par zento, meio portar toeoni da papa, poenta e formaio, fasioi
col radicio.
Come scrisse Bepi Toffolo in un bellissimo
"itinerario" pubblicato su "Sandonàdomani",la forma della fronte e il
taglio dell'occhio e del labbro ne rivelavano l'indubbia origine toscana.
Nondimeno, Mario Cei ci insegnò l'orgoglio di essere sandonatesi, ci
trasmise la voglia di pensare in grande, per questa Città. La sua
passione per la politica era autentica, grande la voglia di discutere, il
gusto di fare, sbattendo la testa contro il muro, dalla parte dei più
deboli, con gli operai e i contadini; per non dire della testardaggine nel
voler costruire un'intesa con le altre realtà del Basso Piave, nella
ricerca di una comune capacità di sviluppo. In un momento particolare
della sua vicenda umana, ci insegnò con l'esempio a vivere con dignità i
momenti difficili, a mettersi in disparte, ad aspettare perché il tempo è
galantuomo. Ci aiutò ad alimentare la passione per la politica:
un'esperienza che senza passione diventa solo piccolo cabotaggio; ci aiutò
a capire, a credere, a vivere l'esperienza politica in maniera
disinteressata e nella costante curiosità di conoscere non solo le idee ma
ancor più gli uomini che le condividono. Ricordo, con nostalgia,
la frase con la quale chiudeva, sempre, i suoi interventi: "Lasseme dir a
mi che soni el pì vecio ..." cui faceva spesso seguito una proposta che ci
strabiliava per novità e coraggio e che noi, giovani, non avevamo avuto
l'ardire di avanzare. Nella vita politica Mario Cei è stato un maestro,
orgoglioso dei risultati che i più giovani andavano conseguendo. Tra di
noi ci fu chi diventò Segretario Provinciale della DC, chi Sindaco di San
Donà, chi parlamentare; erano tutti ruoli per i quali Mario Cei si sentiva
maturo, mentre vicende amare e ingiuste gli impedivano, da tempo, di
ottenere un giusto riconoscimento. Nel 1985, infine, venne eletto
Sindaco. Con la franchezza che non sapevamo perdonarci, ma che distingueva
i nostri rapporti, gli espressi i miei dubbi. L'incarico, infatti,
arrivava tardi, troppo tardi, quando molte cose erano oramai compromesse,
molte occasioni perdute, la sua genialità e la sua inventiva come sopite
dall'amarezza di un'ingiusta attesa. E, tuttavia, quando lui era
Sindaco, alla domenica la piazza si risvegliava con il suo arrivo al Caffè
Grande. Teneva banco, sprizzava giovialità, fondeva in schiettissime
espressioni sandonatesi l'antica saggezza veneta con la sua irridente
origine toscana. Chi un tempo lo aveva osteggiato ora gli stava intorno,
ossequiente; lui lo sapeva e fingeva di non accorgersene. Le origini
toscane erano ancora salde e lui, sornione e capace di un'insospettata
ironia, si prendeva le ultime rivincite sul tempo e sugli uomini. Un
giorno, quando questa Città si deciderà finalmente a ricordare i suoi
cittadini un tempo illustri, per onorare Mario Cei si dovrà andare
soprattutto ai momenti duri e ingiusti che accompagnarono la sua vicenda
politica. Furono le sue utopie, il suo modo di vedere la cosa pubblica, la
sua passione per la politica ad alienargli la simpatia dei "ben pensanti",
ma anche a portare qualche giovane di allora dalla sua parte. Conoscerlo,
fu una fortunata vicenda. |