Gli itinerari



Mario ...

 

 

Il Mario 
di questa pagina
è stato anche
Sindaco di San Donà
dal 1985 al 1990.
Ma questo è poco,
per descrivere
Mario Cei,
un uomo nato
nel 1926 e morto
nel 1997

In un capitolo,  e in altri passi, del libro "La Città che conosco", pubblicato nel 2001, Mario Pettoello parla di Mario Cei e lo descrive cosi ...

"La cosa più bella che mi ha dato la politica è stata la possibilità di conoscere tante persone, tanti caratteri diversi, tanti modi di pensare e di vedere, di arricchire le mie conoscenze di tante esperienze".
Molti anni or sono, tornando da Venezia, Mario Cei mi confessava queste cose, in un momento di sconforto, deluso dagli uomini e da Venezia ....

Cominciò con il Cineforum ...

... e nei primi anni sessanta ebbe un ruolo essenziale nella nascita della biblioteca, a lungo osteggiata dal "potere" di allora. Per ricordare Mario Cei, non serve rievocare la sua esperienza di Sindaco, quel periodo non è essenziale. 
Per conoscerlo, bisogna andare alla fine degli anni cinquanta, ai primi anni sessanta, quando la sua presenza, la sua azione, le idee che lo animavano, le parole che usava, tutto era finalizzato a favorire una trasformazione culturale della Città. In un'intervista che raccolsi nel 1963 per "l'Asterisco", Mario Cei descriveva San Donà con queste parole: 
"È intorno alla bonifica che si è sviluppato il paese e si è formata la gente. San Donà è diventata il mercato del circondario e il fattore economico è l'unico legame fra i cittadini (...) la creazione e lo sviluppo d'altre attività (diverse dal/'agricoltura) è stata osteggiata, condizionando il sorgere di una piccola borghesia riformista, aperta ad interessi culturali. .. il rimedio è uno solo. E cioè che San Donà faccia 'cura di ciminiere', accolga nel suo seno una classe operaia qualificata che unisca l'attuale classe contadina e operaia alla borghesia formando una più valida composizione sociale".
Fu in quelli anni che Mario Cei divenne il punto di riferimento per molti giovani, e non erano certo tutti democristiani. Ricordo le sere trascorse con lui a casa dei mezzadri, a Isiata, a Fossà, a Passarella, a Chiesanuova, a Staffolo, a Gainiga, in Grassaga; un'esperienza preziosa, un bagaglio di conoscenze che mi ha arricchito.

Pan e saeame, sopresa de casada, storie, simpatia, vicende amare, braccianti, mezzadri, scondi el bocia sol a toea, a San Martin i ne buia fora, se se avesse el sesanta par zento, meio portar toeoni da papa, poenta e formaio, fasioi col radicio.

Come scrisse Bepi Toffolo in un bellissimo "itinerario" pubblicato su "Sandonàdomani",la forma della fronte e il taglio dell'occhio e del labbro ne rivelavano l'indubbia origine toscana. Nondimeno, Mario Cei ci insegnò l'orgoglio di essere sandonatesi, ci trasmise la voglia di pensare in grande, per questa Città.
La sua passione per la politica era autentica, grande la voglia di discutere, il gusto di fare, sbattendo la testa contro il muro, dalla parte dei più deboli, con gli operai e i contadini; per non dire della testardaggine nel voler costruire un'intesa con le altre realtà del Basso Piave, nella ricerca di una comune capacità di sviluppo.
In un momento particolare della sua vicenda umana, ci insegnò con l'esempio a vivere con dignità i momenti difficili, a mettersi in disparte, ad aspettare perché il tempo è galantuomo.
Ci aiutò ad alimentare la passione per la politica: un'esperienza che senza passione diventa solo piccolo cabotaggio; ci aiutò a capire, a credere, a vivere l'esperienza politica in maniera disinteressata e nella costante curiosità di conoscere non solo le idee ma ancor più gli uomini che le condividono. 
Ricordo, con nostalgia, la frase con la quale chiudeva, sempre, i suoi interventi: "Lasseme dir a mi che soni el pì vecio ..." cui faceva spesso seguito una proposta che ci strabiliava per novità e coraggio e che noi, giovani, non avevamo avuto l'ardire di avanzare.
Nella vita politica Mario Cei è stato un maestro, orgoglioso dei risultati che i più giovani andavano conseguendo. Tra di noi ci fu chi diventò Segretario Provinciale della DC, chi Sindaco di San Donà, chi parlamentare; erano tutti ruoli per i quali Mario Cei si sentiva maturo, mentre vicende amare e ingiuste gli impedivano, da tempo, di ottenere un giusto riconoscimento.
Nel 1985, infine, venne eletto Sindaco. Con la franchezza che non sapevamo perdonarci, ma che distingueva i nostri rapporti, gli espressi  i miei dubbi. L'incarico, infatti, arrivava tardi, troppo tardi, quando molte cose erano oramai compromesse, molte occasioni perdute, la sua genialità e la sua inventiva come sopite dall'amarezza di un'ingiusta attesa.
E, tuttavia, quando lui era Sindaco, alla domenica la piazza si risvegliava con il suo arrivo al Caffè Grande. Teneva banco, sprizzava giovialità, fondeva in schiettissime espressioni sandonatesi l'antica saggezza veneta con la sua irridente origine toscana. Chi un tempo lo aveva osteggiato ora gli stava intorno, ossequiente; lui
lo sapeva e fingeva di non accorgersene. Le origini toscane erano ancora salde e lui, sornione e capace di un'insospettata ironia, si prendeva le ultime rivincite sul tempo e sugli uomini.
Un giorno, quando questa Città si deciderà finalmente a ricordare i suoi cittadini un tempo illustri, per onorare Mario Cei si dovrà andare soprattutto ai momenti duri e ingiusti che accompagnarono la sua vicenda politica. Furono le sue utopie, il suo modo di vedere la cosa pubblica, la sua passione per la politica ad alienargli la simpatia dei "ben pensanti", ma anche a portare qualche giovane di allora dalla sua parte. Conoscerlo, fu una fortunata vicenda.  

Nella vita politica 
Mario Cei è stato un maestro, orgoglioso dei risultati che i più giovani andavano conseguendo. Tra di noi ci fu chi diventò Segretario Provinciale della DC, chi Sindaco di San Donà, chi parlamentare, erano tutti ruoli per i quali Mario si sentiva maturo....

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