Gli itinerari

Giovanni Martinelli e gli amici

Sandonatesi in vetta -  1 - di Giuseppe Toffolo

Giovanni Martinelli, medico per quarantacinque anni a Passarella, inforcò la sua bicicletta da corsa e si tuffò, forzando sui pedali, nella soffocante calura di una mattinata d’agosto. Neanche un berretto di tela per difendersi il capo dal sole. Percorse il suo solito giro d’una cinquantina di chilometri e, quando giunse ad un tiro di schioppo da casa, stramazzò senza vita sul ciglio della strada. Era il 2006.
- Sono sicuro che, in fondo, avrebbe approvato questo modo di morire – osserva suo figlio Angelo.
Giovanni Martinelli era nato a Codigoro, in provincia di Ferrara, ma aveva trascorso la giovinezza a Cava dei Tirreni, dove s’era trasferita la sua famiglia e s’era laureato all’Università di Napoli. Dopo aver esercitato come chirurgo a Portogruaro, s’era sposato ed aveva avuto tre figli, due maschi ed una femmina. Trasferitosi a Passarella, era diventato socio attivo del Club Alpino Italiano, sezione di San Donà. La sua passione dominante era, inutile dirlo, l’alpinismo.
Credo di capire, anche se, scherzando, uso dire che, secondo me, la montagna ha il brutto difetto di dare risposta a domande che non le hai mai fatto.
Scherzi a parte, l’alpinismo richiede perfetta forma fisica, in altri termini un’estrema cura dell’efficienza del proprio corpo. Richiede un’affinata capacità di capire la natura e di goderne la sovrumana bellezza. Richiede l’accettazione di sfide con se stessi. Richiede la vocazione ad elevarsi moralmente e spiritualmente fino alle solitudini rarefatte raggiungibili da pochi. Chi sono i sandonatesi che, come il dottor Martinelli, sono in grado di affrontare la scalata delle maggiori vette al mondo?

Ci sono, e sono, col dottor Martinelli, i suoi amici del CAI, Adriano, Gino e Pino, che hanno scritto di lui un affettuoso elogio funebre: “Giovanni…eri
nato per essere pino, abete, larice, eri tutti gli odori che la montagna libera nell’aria…”.

Ci sono, e, nella prossima uscita, racconteremo le loro imprese. Insieme con una breve storia della loro vita, esse meritano di entrare nel grande archivio della memoria storica di San Donà.

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