Gli itinerari

Sandonatesi in vetta / 2
Con il dottor Giovanni Martinelli sulle vette più alte del mondo

di Giuseppe Toffolo  

La montagna è una delle maggiori passioni dei sandonatesi. I valenti scalatori che sono tra loro, hanno conquistato alcune delle vette più alte del mondo, in Italia ed all’estero. Il dottor Giovanni Martinelli, di cui abbiamo parlato nell’ “Itinerario” precedente, è tra i concittadini che hanno compiuto quelle memorabili scalate.
“Era un uomo umilissimo, di grande umanità e di poche parole”, dice il figlio Angelo. “Ma non occorreva che parlasse”, aggiunge. “Capivi lo stesso che ti voleva bene. Era stato campione italiano di ciclo cross dei medici. L’attività sportiva occupava un posto molto importante nella sua vita e costituiva la necessaria preparazione per lui, che, prima di tutto, era un alpinista”.
Giovanni Martinelli cominciò le sue ascensioni con il Club Alpino Italiano di San Donà. Insieme con gli amici scalò le vette più importanti delle Dolomiti, poi il Bernina e, con Gino Peretti e la guida udinese Toni Bari, il Monte Bianco. Era il 28 luglio 1971 e lui e Gino Peretti furono i primi sandonatesi a compiere l’impresa.
Ciò lo spinse ad accettare sfide sempre più ambiziose – questo significa, per un alpinista, non tanto desiderio di autoaffermazione, che non lo sfiora nemmeno, quanto semplicemente il fatto di voler salire sempre più in alto, con le maggiori difficoltà che la cosa comporta, per gustare nuove ed incantevoli bellezze, e pagando il giusto tributo di fatica e di pericolo.
Volò in Nepal, dove, secondo i suoi amici del Club Alpino Italiano, percorse la valle del Rolwaling, raggiunse il campo base dell’Everest e scalò il monte Kala Pattar. Ci tornò per altre tre o quattro volte e, nel 1983, al ritorno dall’Himalaya , decise di chiudere con le spedizioni lontano dall’Europa e di tornare a quelle di casa nostra. La spedizione di cui faceva parte era stata travolta da una valanga, che aveva trascinato con sé uno sherpa. Giovanni Martinelli costruì un igloo con la neve e salvò la vita ad un compagno che stava per congelare.
Nel periodo in cui si dedicò alle spedizioni lontane, fu anche in Kashmir, dove partecipò al tentativo di scalare il il Nun Kun, altitudine 7.100 metri, tentativo che fu però interrotto dalla turbolenta situazione politica in quel Paese, e nell’America del Sud. Sulle Ande, conquista, in prima assoluta per l’Italia, il Parchamo, altitudine 6.300 metri, poi il Nevado Pisco,  il Huayna Potosi e una vetta senza nome di 5.500 metri. Il tutto, tra Bolivia e Perù.
Nel loro ricordo dell’amico morto, Adriano Pavan, Gino Peretti e Pino Perissinotto lo salutano così: “Ora che hai raggiunto l’alta vetta del cielo,  non lasciare soli gli amici di sempre. Come una volta ci seguirai lungo i sentieri che ti hanno visto felice, e noi, per questo tuo grande amore, ti ricorderemo per il tempo che ci è dato ancora da vivere. Grazie Giovanni!”

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Nella foto: Giovanni Martinelli sull’Himalaya con il gagliardetto del CAI S.Donà