Gli itinerari

PADRE BRUNO ZAMBERLAN

I nostri missionari - 8 - di Marco Franzoi

Padre Bruno Zamberlan, salesiano, classe 1943, fa parte di quella nutrita schiera di missionari (tra cui anche suore) originari di Fiorentina di San Donà.
Nel 1995, dopo 30 d’apostolato in Uruguay, è partito per lo Zimbabwe, per avviare – su richiesta dei vescovi locali – una presenza che avesse l’obiettivo dell’educazione ed accompagnamento dei giovani poveri locali.
Così, nella capitale Harare, fu il primo salesiano ad arrivare per aprire un centro giovanile, frequentato da 200-300 bambini e ragazzi. Qui sono proposte le tipiche attività dell’oratorio salesiano, con l’adattamento a quella particolare realtà: attività religiose, sport, scuola di musica tradizionale, di danza africana, di saltimbanchi… Fino al 2002 ha gestito assieme ad un altro confratello tutte questa intensa attività pastorale.

Dal 2002 padre Zamberlan si è trasferito a Hwange, città vicina alle cascate Vittoria del fiume Zambesi. Qui, con un confratello filippino, gestisce una parrocchia di 25.000 abitanti, che comprende un ospedale, l’unico in un raggio di 350 chilometri, in cui opera un solo medico. 
Padre Bruno ha avviato un gemellaggio con la parrocchia di San Liberale e Mauro di Jesolo (Piazza Milano), creando rete di solidarietà per l’adozione di 70 bambini ammalati di AIDS; inoltre, alcuni parrocchiani hanno visitato l’opera missionaria, per rendersi conto delle necessità e per incontrare i bambini ammalati…

Gli altri due riferimenti in Italia per il missionario sono l’Oratorio Don Bosco, dove si è formato, e la Parrocchia del Duomo di San Donà, con il locale Gruppo Missionario “P. Sergio Sorgon”.
Nella parrocchia di Hwange, padre Zamberlan ed il confratello hanno avviato anche una scuola di arti e mestieri, in cui si cerca di sviluppare le abilità locali della lavorazione del legno e pietra, oltre che le solite musica e danza. Poi, vista la presenza di miniere di carbone, stanno progettando di avviare corsi per saldatori, elettricisti e agenti turistici, data la presenza di una delle sette meraviglie del mondo, le cascate Vittoria!
La popolazione locale è di etnia Bantu, cui appartengono varie tribù (Ndebele, Zulu, Shona, Tonga, Nambia, Dombe ecc.). 
I missionari celebrano la S. Messa in almeno tre lingue ed i fedeli rispondono, con il canto, in sette idiomi. La gente partecipa con il canto, la danza; all’offertorio portano le verdure ed il cibo settimanale per i sacerdoti; raccolgono i fabbisogni per la comunità, poi, c’è la catechesi: insomma, i fedeli entrano in chiesa alle otto del mattino, per uscire alle due del pomeriggio!
Padre Zamberlan sottolinea come questa gente possieda una grande dignità nel soffrire le ingiustizie e discriminazioni sociali e politiche: in Zimbabwe non è mai stato il popolo ad avviare le violenze. Hanno una grande resistenza nella sofferenza, vivendo quotidianamente con la morte: ogni settimana muoiono per l'AIDS a livello nazionale 4.700 persone per l’AIDS e il 36% dei bambini nasce già infetto; a livello della parrocchia di padre Bruno ci sono più di 1.000 bambini con l’AIDS. 
A partire dal 2000, con l’embargo imposto a livello internazionale, la situazione economica e sociale è drammaticamente precipitata, cosicché attualmente il Paese è distrutto ed in ginocchio anche a causa della mancanza di alimenti. 
In questa situazione la prospettiva di ripresa padre Zamberlan la vede nell’educazione civica, in un’opera di presa di coscienza (avviata dalla Chiesa cattolica) che porti ad una distribuzione del lavoro e della ricchezza e quindi all’onesto uso del bene comune.
Nel giugno 2005, nel suo periodo di riposo in Italia, padre Bruno Zamberlan ha avuto modo di incontrare la signora Silvana, sua maestra delle elementari ora novantaduenne. Suoi compagni di scuola sono stati i Sorgon, Cibin, Zanutto… 

Don Moretti, allora direttore dell’Oratorio Don Bosco, l’aiutò per continuare gli studi delle medie all’Istituto salesiano Manfredini di Este; seguì l’aspirantato a Trento ed il noviziato ad Albarè di Costermano (VR). Tra i suoi compagni di allora ci sono don Bruno Canova, don Piergiorgio Busolin (che per molti anni abbiamo conosciuto all’Oratorio) ed il compianto don Luigi Zuppini, già ispettore salesiano in Madagascar.

Seguirono (1960-64) gli anni di studio della filosofia a Cison di Valmarino e tre mesi di lavoro pastorale a Bolzano, finché a settembre arrivò l’obbedienza per l’Uruguay. Continuò così la sua formazione in Sudamerica. 

Dopo gli studi di teologia a Montevideo fu ordinato sacerdote nella chiesa dell’Oratorio Don Bosco di San Donà, il 21 novembre 1971, per mano di Monsignor Cognata, vescovo salesiano morto l’anno successivo in odor di santità.
Da sacerdote, don Zamberlan ritornò ad operare in Uruguay, come direttore nel centro giovanile di Montevideo, dove lavorò in collaborazione con don J. Vecchi, che sarebbe diventato rettor maggiore dei salesiani nel 1995, anno in cui padre Bruno partì per l’Africa. Divenne poi direttore della comunità di Rivera, al confine con il Brasile e quindi direttore e preside del collegio nella città che fu tappa della seconda spedizione missionaria salesiana (dopo la prima della Patagonia). In seguito, fu direttore e preside nella comunità Giovanni XXIII di Montevideo. 
E venne quindi la sua “seconda” chiamata missionaria. Eravamo nel 1993, tredici anni dopo la su adesione alla richiesta dell’allora superiore dei salesiani don Viganò, che lo volle chiamare a far parte del “Progetto Africa”, con cui si intendeva dare inizio all’espansione missionaria salesiana in questo continente. Così, dopo l’anno di studio della lingua inglese, partì nel 1995 per lo Zimbabwe.

Padre Zamberlan si ricorda molto bene di come, quando era alle elementari di Fiorentina ci fu la visita di un missionario, mentre la maestra indicava sulla cartina le cascate Vittoria. Ebbene, il piccolo Bruno quella sera si sognò che sarebbe stato missionario lì. 
Quel sogno missionario si è realizzato molti anni dopo quando, non solo è giunto come missionario nella nazione delle cascate Vittoria, ma dal 2002 (sino al dicembre 2005) si trova proprio nei loro pressi. 
Padre Zamberlan si rende conto della realizzazione del progetto della sua vita, un po’ come Don Bosco che, durante la celebrazione della Messa sull’altare di Maria Ausiliatrice, nella chiesa del Sacro Cuore di Roma, vide in un flash tutta la sua vita e si commosse nell’accorgersi che si era compiuta esattamente come presagito in quel sogno dei 9 anni…

Marco Franzoi

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