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Il pane è un
alimento fondamentale, anche se oggi è snobbato da giovani, da
giovanissimi, mammine e dietologi. Gesù Bambino scese dall’asinello, per
raccogliere una briciola di pane, ammonivano i nostri vecchi. Va molto
di moda il pane americano, quello che ha la forma quadrata da laminato
siderurgico, praticamente senza crosta e tutto mollica, da tagliare a
fette e da abbrustolire nel tostapane – vuoi mettere il pan
biscoto, cioè abbrustolito sulla piastra della cucina economica!
Qualcuno, che si dice fine intenditore di gastronomia veneta, proclama
che col pan biscoto vada mangiato il salame, mentre col formaggio
vada la polenta. Il pane fresco passa invece per il massimo con la
Nutella, ma nessuno si ricorda di quanto più buona fosse la marmellata,
che perfino nei krapfen ora è stata sostituita da una cremaccia spesso
di produzione industriale.
Il pane, oltre al gradimento dei consumatori, ha anche perduto molto del
suo già indiscusso prestigio sul piano simbolico e mistico. Cosa,
questa, assai più grave. Non abbiamo più il senso del sacro legato a
questo alimento che nutre la vita del corpo ma anche l’immortalità
dell’anima. Il sacro pane che Melchisedech, cioè l’arcangelo San
Michele, offerse col vino ad Abramo; il pane azzimo dell’Esodo; il pane
dell’Eucaristia; il “pane della presentazione” al dio Anubis, o mfkzt.
La mia adorata nonna, che possedeva una grande saggezza popolare,
sperava di andare in Paradiso e di nutrirsi del pane d’oro, insieme con
gli angeli. Non c’è niente da ridere, perché faremmo noi, non lei, la
figura di ignoranti. Il pane d’oro che nutre gli angeli è appunto il
mfkzt. Chissà come sono arrivati attraverso i millenni alle
nonne di una volta tali scampoli della raffinata saggezza degli Egizi!
Né abbiamo più presente la forza del pane come simbolo sociale di amore
o di pena. Il pane quotidiano. Un pane per i poveri. Ma, carcerati
nutriti a pane ed acqua. Lo pane altrui, che tanto sa di sale…
Fiore
è pistor (voce veneta che in italiano significa fornaio) a
Fossacesia, provincia di Chieti. Vi
soggiorno in vari periodi dell’anno per due o tre mesi complessivamente.
Là il pane te lo pesano ancora, e quello di Fiore è la fine del mondo.
Profumato, cotto a vapore, la crosta croccante. Quando lo mangio mi
convinco che potrei campare solo di pane. Fiore è un cuorcontento, è
nonno felice, ha un’azienda prospera che gli permette di tenere anche
una dipendente romena.
Perché mi sono preso la briga di diffondere sue notizie fuori dal
paesello frentano? Perché Fiore è anche onesto. Il suo pane di altissima
qualità non è aumentato di un centesimo nel periodo della poco simpatica
speculazione nel settore, che tutti abbiamo subito. Fiore dimostra che
si poteva fare. Come dice Obama,
Yes we can! |