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...Padre Siro Pellizzaro
partiva per l’Ecuador, dopo aver ricevuto l’obbedienza del Rettor Maggiore dei Salesiani, don
Ziggiotti, di operare tra gli indigeni Shuar,
i “Kivari”.
Da allora tutta la vita missionaria del nostro
concittadino salesiano si è svolta tra questa popolazione dell’oriente
ecuadoriano.
Il
suo arrivo nella foresta (1955), nella prima destinazione missionaria, fu
rocambolesco, come ricorda sorridendo lui stesso.
Da
poco tempo era infatti possibile raggiungere alcuni centri tramite
l’aereo. Ebbene, in fase di atterraggio, il pilota che lo stava
trasportando a Sucúa aveva fatto un’operazione maldestra, sicché
l’aereo aveva toccato terra violentemente, andandosi ad incastrare con
un’ala in un fosso: tutti i passeggeri, compreso l’allora chierico
Pellizzaro, dovettero essere tirati fuori a forza dall’aereo, che per
miracolo non prese fuoco, altrimenti sarebbero tutti morti. Questo fu il
“battesimo” missionario del nostro concittadino sacerdote salesiano.
Padre
Siro Pellizzaro è nato il 9 luglio 1933 a San Donà di Piave.
La famiglia
(tre figli maschi e due femmine) è originaria di Fiorentina, dove Siro
frequentò i primi tre anni delle scuole elementari; gli altri due anni
delle elementari e le medie le frequentò all’Oratorio Don Bosco, dove
conobbe i salesiani.
Si
iscrisse poi al primo anno di ragioneria all’istituto Paolo Sarpi di
Venezia, continuando a frequentare ancora l’Oratorio. Proprio in quel
primo anno di scuola superiore nacque in lui la vocazione sacerdotale. Così,
indirizzato dal direttore salesiano don Domenico Moretti, seguì
gli studi classici nell’aspirantato salesiano di Trento (è stato suo
compagno di studi di allora anche un altro sandonatese salesiano, don
Giancarlo Botter ora a Genova).
Preso
il diploma ginnasiale, entrò nel noviziato di Albarè (VR), per
continuare poi con con gli studi di filosofia a Brescia. Fece allora la
sua richiesta per le missioni, in particolare per il Mato Grosso. Poi,
tenendosi in contatto epistolare con un suo compagno che operava in
Ecuador tra le popolazioni indigene, chiese ed ottenne di poter lavorare
tra gli Shuar.
Partì
in nave il 22 novembre del 1953, arrivando al porto di Guayaquil dopo
venticinque giorni, nel periodo della Novena di Natale.
Da qui risalì le
Ande fino a Quito, capitale dell'Ecuador,
dove continuò gli studi di filosofia e cominciò a studiare la cultura
Shuar.
Da
tirocinante, dopo il rocambolesco arrivo a Sucúa, si recò con tre giorni
di cammino nella sua prima missione, Yaupí, nel sud-est amazzonico
dell’Ecuador, in pieno territorio kivaro.
Lì,
per due anni, il chierico Pellizzaro fu incaricato dell’internato per
ragazzi Shuar, seguendoli nella scuola e, quindi, nei pomeriggi nel lavoro
dei campi.
In
questa prima esperienza tra la popolazione indigena iniziò ad imparare la
lingua natia. Molto utili furono le passeggiate nella selva, in cui i
ragazzi gli insegnavano i nomi dei vari animali e piante, che lui segnava
certosinamente nell’agenda.
Insomma,
cominciò a conoscere i miti, la lingua, ad alimentarsi come loro;
imparando i loro lavori di artigianato, divenne maestro credibile anche
agli occhi dei capi villaggio.
La
modalità dell’operare missionario di p. Siro Pellizzaro fu quindi da
subito secondo la strada dell’“inculturazione”, precorrendo quelli
che furono poi i precetti segnati nel Concilio Vaticano II per
l’evangelizzazione.
Tutta
la vita
missionaria, p. Siro
l'ha spesa nelle missioni del Vicariato
Apostolico di Mendez e Guailquiza. I suoi studi antropologici e l’esperienza diretta
tra gli Shuar lo hanno portato alla pubblicazione di numerosi libri.
Ricordiamo
la sua prima grammatica scientifica della lingua shuar (pubblicata nel
1969), poi una raccolta della mitologia (una quindicina di libri), dei
riti delle celebrazioni shuar e di circa 5000 canti; un dizionario
enciclopedico di prossima pubblicazione. Inoltre, tutti i libri usati del
seminario per indigeni di Sucúa da lui fondato e gestito, sono stati da
lui tradotti in lingua shuar.
Dal
seminario di Sucúa sono già partiti circa 350 ministri laici che
lavorano nei vari villaggi, distribuendo la comunione, facendo esorcismi;
inoltre attualmente si stanno formando una quindicina di diaconi
permanenti sposati, che benedicono i matrimoni e celebrano i battesimi.
Uno di questi diaconi shuar sta invece seguendo la strada del sacerdozio.
Nel
1981, inoltre, ha fatto la professione di fede la prima suora shuar
dell’ordine da lui fondato, le “Mari nua”
(letteralmente “donna-Maria”),
attualmente in sei, che lo coadiuvano nell’impegnativo lavoro di
apostolato e nel seminario.
Sempre
tra le popolazioni indigene del Vicariato Apostolico di Mendez operano
altri due nostri concittadini missionari, p. Giancarlo Zanutto e p.
Ernesto Bernardi.
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