Gli itinerari

PRIMA DELLA "PRIMA"

di Giuseppe Toffolo  

 Centro Culturale di Ca’ Tessere, ore venti di un mercoledì d’ottobre, umido e freddo. I Dieci Autori fanno la prova generale del Pomeriggio con Chopin, in programma domenica 7 novembre 2010. Una specie di “Otto e mezzo” felliniano de noantri.

  L’ambiente è gradevole e familiare con la sua grande sala rettangolare e la galleria del soppalco, in cui è la ben fornita e ben catalogata biblioteca. Alle pareti, le foto di momenti gioiosi vissuti collettivamente dai soci di “Insieme si può”. Contro il muro di fondo, il pianoforte Yamaha e la strumentazione elettronica per la proiezione di immagini e la diffusione di musiche. Ma per il pomeriggio con Chopin potremo disporre anche di un pianoforte a coda.

  Si devono registrare e  contenere bene i tempi dello spettacolo, verificando la buona concatenazione dei vari interventi di poesia, prosa e musica.

  Araldi, poeta ed efficiente amministratore dell’associazione “Insieme si può”, soddisfa col suo perenne sorriso cortese le richieste  dell’uno o dell’altro (una penna, una fotocopia, un documento, un’informazione. Una caramellina…). Tiene sempre a portata di mano una voluminosa agenda degli impegni del Centro per i prossimi cinque, sei mesi, che ai disorganizzati come chi scrive, fa venire il mal di testa al solo vederla.

  Il cliente più ghiotto delle caramelline è il professore di greco e latino Luigi Salvioni, il compassato speaker della compagnia. Il più impegnato è Mario Pettoello, che maneggia elenchi, scalette del programma, testi. Va avanti e indietro, sposta leggii, posiziona microfoni. Dirige le prove con voce baritonale, da uno che ormai si muove sul palcoscenico come a casa propria. Un leggero tic alla bocca ne tradisce però l’apprensione.

  La poetessa Lucia Basso è costretta a letto da un male di stagione. E’ tornata dall’Egitto poco tempo fa, entusiasta delle sue bellezze. Si fa comunque sentire al telefono ed annuncia l’invio a mezzo mail di un paio di poesie. Molto belle. L’altra signora è Maria Clara Maschietto Serra, una prosatrice sopraffina che spesso fa con le sue prose della splendida poesia. E’ calma e sicura, come una chioccia, la signora maestra che era. La mia amata maestra delle elementari era invece magra ed allampanata come  un’Olivia invecchiata, la fidanzata di Braccio di Ferro. Prima di cominciare le lezioni ci faceva cantare “Rataplan, rataplan!”

  C’è anche un convitato di pietra, nel senso che è assente, ma incombe su tutti i presenti proprio per la sua assenza. E’ il cav. Rino Follador, il poeta contadino.

 - Quello è capace di venir qua domenica alle quindici con due poesie da inserire all’ultimo momento… -osserva lo speaker e Luigino Zecchinel annuisce convinto. Il signor vicepreside ha al suo attivo parecchi libri di successo, ma è uno che non si monta la testa, sempre fedele a se stesso. Pacatamente.

  Paolo Frasson marca visita come Lucia Basso. Con Rino Follador è l’altro poeta maschio dei Dieci. La sua vena è chiaramente classica, composta, aristocratica. Ma quando ci si mette, è capace di farti ridere con le sue cose in dialetto. Però non si deve forzarlo. Non è il suo genere, il dialetto.

  Roberto Tonolo è un simpatico ragazzone felicemente nonno, un educatore ottimista che conta all’attivo dei bei libri per ragazzi. Ma ogni tanto non sa trattenersi da accennare ad un cruccio,un male oscuro che lo esacerba, e che forse riguarda lo stato del Paese. Sono solo accenni allusivi, ed in verità non si capisce bene a che cosa alluda con tanta amarezza

  Poi c’è chi scrive. E’ un fumatore che considera la campagna contro il tabacco indecente, sciocca, tignosa, mendace, violenta come il nazismo subdola come una congiura demoplutogiudaicomassonica. Ogni tanto pianta la compagnia e va fuori a farsi una stissa, come diciamo a Treviso.  

  Questa sera si tratta di armonizzare i tempi dei testi con quelli della musica. Perciò sono presenti anche Monica Agnolin e sua figlia, la pianista dodicenne Arianna De Stefani, che eseguirà alcune musiche di Chopin. Arianna ha cominciato a studiare pianoforte a soli cinque anni, sotto la guida della maestra Daniela Vidali e della madre. Praticamente vince tutti i concorsi a cui partecipa, a meno che non competano anche degli studenti russi od ucraini, i soli in grado di contenderle la vittoria.

  Monica Agnolin, signora gentile e sempre pronta al sorriso, deve avere mano di ferro ricoperta di velluto, come insegnante di pianoforte. Ha altri due figli più grandi di Arianna, anche loro seguiti da lei con costanza inimmaginabile. Entrambi si sono ad un passo da diplomarsii al conservatorio. Anche Matteo, il primogenito, è un ottimo pianista, ma  preferisce laurearsi alla Bocconi per diventare dirigente d’azienda, o qualcos’altro di ugualmente prosaico e noioso. La sorella Elena, invece, studia medicina. Seguono la strada di propria scelta, ma in ogni momento della vita essi potranno concedersi il piacere di sedersi davanti ad una tastiera e sonare, per sé o per gli amici, o per gli sconosciuti che passano in strada sotto le loro finestre. Un piacere sublime e consolatorio che non tutti possiamo concederci.

Anche Arianna, che va molto bene a scuola, fra poco si diplomerà, precocemente, al conservatorio. Si dedica agli  esercizi al piano, con accanto la mamma, molte ore al giorno. Abita di fronte a me, in Campiello Bisiol, e nella bella stagione mi risparmio di ascoltare musica col lettore CD mentre lavoro, dato che musica dal vivo mi arriva dall’altra parte della strada. Assolutamente gratis. Sono anni che ascolto a scrocco.

  Per quello che io possa valutare, Arianna è molto alta per la sua età. Deve essere timidissima, porta i capelli biondi lunghissimi e qualche volta ne fa una treccia che le arriva ai fianchi. Davanti ad estranei tiene spesso gli occhi bassi. Ma le poche volte che ti guarda dritto in faccia con i suoi occhi cerulei, ci vedi baluginare l’oro del talento musicale di cui gli dèi le hanno fatto dono.

  In tutta la serata, Arianna non dice tre parole. Ma ascolta composta e non dà mai segno di annoiarsi. Esegue i pezzi scelti con perizia, con grazia e scioltezza. Tutti pensiamo che è molto brava e la gratifichiamo – è il meno che possiamo fare -  con applausi convinti. Il meglio, la perfezione, viene però raggiunta con l’ultimo pezzo, la Ballata n.1, che per quanto un analfabeta di musica come il sottoscritto possa capire, richiede un certo carattere, una certa energia, oltre che bravura. Affascinato dall’incalzare delle note, mi concentro sulle sue mani. Un grande spettacolo. La ragazzina timida muove le dita sui tasti con assoluta sicurezza e sincronismo. Le sue mani mi affascinano, sembrano perfino più grandi, più forti, più adulte. Sei là che temi che la ragazzina inciampi nel passaggio seguente, e sarebbe cosa perdonabile, ma lei non sbaglia nulla. Quasi soffri perché finisca in bellezza e così accade, naturalmente. Un applauso scrosciante, liberatorio in qualche modo, accoglie il perdurare nel silenzio dell’ultima nota. Non è una ragazzina, quella che suona. È solo una brava pianista. L’età non c’entra.

  Come consumatore di musica, non amo molto il pianoforte. Considero divino il clavicembalo. Chissà, sonato da Arianna, quali emozioni potrebbe dare a questo povero mortale