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A nostro sommesso parere la mostra “Pittura e forme a S.Donà
di Piave nel 900 [sic]” lascia un po’ perplesso il fruitore –
come si ama dire oggi – di eventi culturali. E lascia perplesso anche il
cittadino che in questi tempi non favorevoli paga dannate tasse e sempre
più detestate.
Anche a non considerare la goliardica svista del titolo, potremmo
dire che l’iniziativa non convince appieno. Sembra quasi che qualcuno si
sia arrampicato sopra un’alta cattedra e che di lassù abbia dato i voti
agli artisti sandonatesi. Quelli che gli sono sembrati i più bravi, hanno
avuto l’onore di partecipare alla mostra in luogo acconcio, cioè nella
galleria d’arte moderna e contemporanea. Fra questi il giovanissimo
rampollo. Gli altri, dietro la lavagna. Però quasi tutti sono
stati schedati nel libro, precisa una mia amica incisora, che tenta una
debole difesa dell’iniziativa. Ma è una scaramuccia di retroguardia.
Preghiamo la buona Musa che qualcuno non pensi di ripetere
l’operazione con gli scrittori.
Lasciamo stare le malinconie. Con grande piacere mi sono assunto il
compito di presentare in questo Itinerario una giovane speranza
della fotografia, nome d’arte RENAd’AGOSTIN.
Il ragazzo ha tutto quello che oggi deve avere un giovane. E’
bello, è alto, è ben proporzionato. Ha passione, intelligenza,
iniziativa, capacità. Trasuda determinazione ed entusiasmo. Ha
l’approccio sereno di uno che è addentro nelle antiche saggezze
orientali. E, con la gioventù, ha esperienza di viaggi, d’amore e di
lavoro. RENAd’AGOSTIN ha frequentato i corsi dell’Istituto Italiano di
fotografia e sta facendo apprendistato presso uno studio di Milano, la Maison
Sabbatini, specializzato nella fotografia del mondo donna. In
questi giorni sta preparando le sue prime mostre personali, una alla Piola
di Treviso, un’altra a Jesolo.
- A quali grandi fotografi ti ispiri? – chiedo. Domanda banale,
ma d’obbligo.
- Ad Alfredo Sabbatini, Helmut Newton, Robert Capa. Ed a Bresson,
naturalmente, quello che è morto qualche tempo fa.
- La tua idea di fotografia? Il tuo stile? – altre domande
d’obbligo.
- La fotografia è un’arte in piena evoluzione. Per quanto mi
concerne, mi appassiona l’espressione del corpo e del viso. La
fotografia è poesia, cioè espressione dell’anima attraverso il viso ed
il corpo, appunto. Io cerco la fotografia pulita, e privilegio di
conseguenza il bianco e nero.
- Reportages di guerra, dati i tempi? – domanda maliziosa,
dato che i fotografi di guerra sono stati tra i peggio falsari del secolo
scorso, a cominciare addirittura dalla fine dell’Ottocento, quando
documentarono, si fa per dire, la Guerra del ’98 tra gli USA e la Spagna
per il possesso di Cuba. Lo stesso Capa è sospettato d’aver falsificato
qualche suo celebre scatto.
– I reportages di guerra procurano
rapidamente notorietà e ricchezza.
- E qualche rischio - preciso. Ma
RENAd’AGOSTIN non mi segue su questa strada.
- Non mi interessano. Io cerco di metterci del mio più che posso,
nelle foto. In un reportage di guerra non mi riuscirebbe proprio.
- Quali sono i tuoi ferri del mestiere?
- Io adopero la Hasselblad, perché ha il pozzetto. Dato che
tento di evitare il confronto diretto col soggetto, con quella macchina
posso fotografare anche dal basso.
Mi spiega che il mondo della fotografia in questo momento è in
subbuglio. Sembra che la celeberrima fabbrica inglese ILFORD, che produce
tutto il materiale per camera
oscura, dalla carta agli acidi, stia per fallire. Giunge notizia che in
tutto l’UK i negozi di distribuzione siano stati presi d’assalto e
razziati da flemmatici signori con bombetta ed ombrello.
- E il digitale?
- Sono piuttosto legato alla tradizione, per cui dico no al
digitale, almeno per ora. Preferisco avere sottoscala pieni di negativi.
Bella
risposta. Sfogliamo insieme i suoi primi due books. Si tratta di serie
composite di foto, che narrano vicende mitico-spirituali. Le metamorfosi
lo incantano.
Davanti alla foto di un giovanotto peloso e seminudo che urla,
chiedo:
- Perché urla?
- E’ un’allegoria. L’urlo tende a definire i confini con
l’eco. In quell’ambito partirà alla ricerca dell’anima. La troverà
nel corpo della donna.
Penso a quanti teologi medievali e di altre religioni misogine, si
rivolteranno nella tomba.
- L’amore che ci lega alla donna
è la passione più grande. Da essa nasce tutto, anche l’odio.
RENAd’AGOSTIN ha realizzato di recente il Calendario 2005 dei
medici.
Si tratta di un’iniziativa volta a finanziare, presso il
Dipartimento di Oncologia dell’Asl 14, la prevenzione dei tumori della
donna. Dodici mesi, dodici medici, il cui volto e le cui mani e strumenti
emergono da uno sfondo nero.
Dodici foto pulite nel solito formato
quadrato. L’artista è stato bravo. E’ riuscito a trarre dai suoi
modelli non professionisti espressioni accattivanti, intese a generare
fiducia.
Lo stile si ispira, molto intelligentemente, a celebri locandine
cinematografiche, a cominciare da Febbraio, che è in posa come James Bond.
Aprile richiama, con quello stetoscopio avvoltolato che disegna
surrealistiche orbite atomiche, il film Missili in giardino.
Luglio, con l’esibizione della radiografia d’una mano, è vagamente
del genere horror. Settembre pare Paul Newman ne Lo spaccone.
L’iniziativa poteva finire nel banale, c’erano tutte le
premesse. Ma RENAd’AGOSTIN ha saputo assumerne il controllo –
controllo artistico, naturalmente – e dar vita ad un prodotto che centra
il bersaglio, che è gradevole, che rivela la promessa d’un vero artista
dietro l’obiettivo.
Dimenticavo. Piola, nel gergo trevisano, significa bettola.
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