Gli itinerari

RENAd’AGOSTIN 
di Giuseppe Toffolo  

A nostro sommesso parere la mostra “Pittura e forme a S.Donà di Piave nel 900 [sic]” lascia un po’ perplesso il fruitore – come si ama dire oggi – di eventi culturali. E lascia perplesso anche il cittadino che in questi tempi non favorevoli paga dannate tasse e sempre più detestate.  
Anche a non considerare la goliardica svista del titolo, potremmo dire che l’iniziativa non convince appieno. Sembra quasi che qualcuno si sia arrampicato sopra un’alta cattedra e che di lassù abbia dato i voti agli artisti sandonatesi. Quelli che gli sono sembrati i più bravi, hanno avuto l’onore di partecipare alla mostra in luogo acconcio, cioè nella galleria d’arte moderna e contemporanea. Fra questi il giovanissimo rampollo. Gli altri, dietro la lavagna. Però quasi tutti sono stati schedati nel libro, precisa una mia amica incisora, che tenta una debole difesa dell’iniziativa. Ma è una scaramuccia di retroguardia.  
Preghiamo la buona Musa che qualcuno non pensi di ripetere l’operazione con gli scrittori.  

Lasciamo stare le malinconie. Con grande piacere mi sono assunto il compito di presentare in questo Itinerario una giovane speranza della fotografia, nome d’arte RENAd’AGOSTIN.     
Il ragazzo ha tutto quello che oggi deve avere un giovane. E’ bello, è alto, è ben proporzionato. Ha passione, intelligenza, iniziativa, capacità. Trasuda determinazione ed entusiasmo. Ha l’approccio sereno di uno che è addentro nelle antiche saggezze orientali. E, con la gioventù, ha esperienza di viaggi, d’amore e di lavoro. RENAd’AGOSTIN ha frequentato i corsi dell’Istituto Italiano di fotografia e sta facendo apprendistato presso uno studio di Milano, la Maison Sabbatini, specializzato nella fotografia del mondo donna. In questi giorni sta preparando le sue prime mostre personali, una alla Piola di Treviso, un’altra a Jesolo.

- A quali grandi fotografi ti ispiri? – chiedo. Domanda banale, ma d’obbligo. 
- Ad Alfredo Sabbatini, Helmut Newton, Robert Capa. Ed a Bresson, naturalmente, quello che è morto qualche tempo fa. 
- La tua idea di fotografia? Il tuo stile? – altre domande d’obbligo. 
- La fotografia è un’arte in piena evoluzione. Per quanto mi concerne, mi appassiona l’espressione del corpo e del viso. La fotografia è poesia, cioè espressione dell’anima attraverso il viso ed il corpo, appunto. Io cerco la fotografia pulita, e privilegio di conseguenza il bianco e nero.  
- Reportages di guerra, dati i tempi? – domanda maliziosa, dato che i fotografi di guerra sono stati tra i peggio falsari del secolo scorso, a cominciare addirittura dalla fine dell’Ottocento, quando documentarono, si fa per dire, la Guerra del ’98 tra gli USA e la Spagna per il possesso di Cuba. Lo stesso Capa è sospettato d’aver falsificato qualche suo celebre scatto. 
– I reportages di guerra procurano rapidamente notorietà e ricchezza. 
- E qualche rischio - preciso. Ma RENAd’AGOSTIN non mi segue su questa strada.      
- Non mi interessano. Io cerco di metterci del mio più che posso, nelle foto. In un reportage di guerra non mi riuscirebbe proprio.      - Quali sono i tuoi ferri del mestiere?      
- Io adopero la Hasselblad, perché ha il pozzetto. Dato che tento di evitare il confronto diretto col soggetto, con quella macchina posso fotografare anche dal basso.     
Mi spiega che il mondo della fotografia in questo momento è in subbuglio. Sembra che la celeberrima fabbrica inglese ILFORD, che produce tutto il materiale per  camera oscura, dalla carta agli acidi, stia per fallire. Giunge notizia che in tutto l’UK i negozi di distribuzione siano stati presi d’assalto e razziati da flemmatici signori con bombetta ed ombrello.
      
- E il digitale?       
- Sono piuttosto legato alla tradizione, per cui dico no al digitale, almeno per ora. Preferisco avere sottoscala pieni di negativi.    Bella risposta. Sfogliamo insieme i suoi primi due books. Si tratta di serie composite di foto, che narrano vicende mitico-spirituali. Le metamorfosi lo incantano.       
Davanti alla foto di un giovanotto peloso e seminudo che urla, chiedo:       
- Perché urla?    
- E’ un’allegoria. L’urlo tende a definire i confini con l’eco. In quell’ambito partirà alla ricerca dell’anima. La troverà nel corpo della donna.       
Penso a quanti teologi medievali e di altre religioni misogine, si rivolteranno nella tomba.       
- L’amore che ci lega alla donna  è la passione più grande. Da essa nasce tutto, anche l’odio.

RENAd’AGOSTIN ha realizzato di recente il Calendario 2005 dei medici
Si tratta di un’iniziativa volta a finanziare, presso il Dipartimento di Oncologia dell’Asl 14, la prevenzione dei tumori della donna. Dodici mesi, dodici medici, il cui volto e le cui mani e strumenti emergono da uno sfondo nero. 
Dodici foto pulite nel solito formato quadrato. L’artista è stato bravo. E’ riuscito a trarre dai suoi modelli non professionisti espressioni accattivanti, intese a generare fiducia. 
Lo stile si ispira, molto intelligentemente, a celebri locandine cinematografiche, a cominciare da Febbraio, che è in posa come James Bond. Aprile richiama, con quello stetoscopio avvoltolato che disegna surrealistiche orbite atomiche, il film Missili in giardino. Luglio, con l’esibizione della radiografia d’una mano, è vagamente del genere horror. Settembre pare Paul Newman ne Lo spaccone. 
L’iniziativa poteva finire nel banale, c’erano tutte le premesse. Ma RENAd’AGOSTIN ha saputo assumerne il controllo – controllo artistico, naturalmente – e dar vita ad un prodotto che centra il bersaglio, che è gradevole, che rivela la promessa d’un vero artista dietro l’obiettivo.      
Dimenticavo. Piola, nel gergo trevisano, significa bettola.

gli itinerari di oggi / RENAd'AGOSTIN / 2004