Gli itinerari

L'OPZIONE SERBA
di Giuseppe Toffolo

Derviscio 
(L.Ballarin, Venezia)

Piazza Indipendenza sarebbe un bel punto d’incontro, il salotto buono della città, se sotto i portici non corressero le biciclette. Del resto, S.Donà non ha marciapiedi, ha piste ciclabili.
L’altro giorno, all’ora dell’aperitivo, invito E.B. e l’Anonimo Trevisano a bere uno spriz. La parola è tedesca, ci è stata lasciata dagli Austriaci, e significa spruzzo. Molti baristi scrivono spritz. Sono gli stessi che invece di tè, si inventano thé, thea, tea, thee e via elencando. La semplicità nell’ortografia rende sospettosi e spinge all’ipercorrezione, come quel tale che assicurava di abitare in Via Bruciate.
Per la gioia del lettore, darò la ricetta esatta di questo cocktail venezianissimo che si fa un baffo di qualsivoglia Bloody Mary o di Cuba Libre.
Dunque, lo spriz richiede come base il prosecco. Si aggiunge del Bitter Campari (non Campari Soda) e si spruzza con selz (è ammessa anche la grafia seltz, dal nome di un villaggio termale di Prussia, Germania). Di rigore sono due cubetti di ghiaccio ed una pezzetto di buccia di limone. Non una fettina di limone, si badi bene, ma una buccia, per dare il profumo. Lo spriz va bevuto accompagnato dallo sgranocchiamento di patatine fritte e, per chi fuma, da una buona sigaretta. E’ un vero sacrilegio abbinarlo ai baciri. Qualcuno, al posto del bitter, preferisce l’Aperol.

- Mia figlia Sibilla – dice E.B., riferendosi al libro “2084. Treviso perla dell’Islam” dell’Anonimo Trevisano – ha letto il tuo libro e le è piaciuto molto. Anche a me è piaciuto. Ti fa riflettere.
- Gli unici ai quali non è andato giù sono stati i Leghisti. In linea di principio, avrebbero dovuto apprezzarlo, quanto meno per l’argomento che tratta, cioè la presenza islamica in Veneto. Invece non c’è stato un solo Leghista che mi abbia detto, così, per pura cortesia, qualche parola di circostanza. Neanche i pochi amici che conto fra di loro. Silenzio di tomba. Ne ho mandata una copia a Gentilini, che non si è fatto sentire neanche con un “grazie”.
E.B. osserva che si tratta semplicemente di maleducazione.
- Perché, secondo te non è piaciuto ai Leghisti? – chiede.
- Perché, in fondo, il racconto si conclude con il raggiungimento di una convivenza pacifica tra cristiani e mussulmani, sia pure non sulla base di ineffabili e sublimi principi, ma sulla base terra-terra degli irresistibili panini alla porchetta di Ermete Beltrame e di vino Verduzzo. Sai, come il mio solito, io amo mandare le cose un po’ in vacca. Per lo stesso motivo, il libro è invece piaciuto moltissimo ai Patrioti Veneti, che ne hanno comprato centinaia di copie. Quello che li divide dai Leghisti duri e puri, ci metterei la mano sul fuoco, è l’eventuale opzione serba (nel 2084, s’intende, quando i Mussulmani fossero maggioranza), cioè la guerra etnica. Che poi guerra etnica non è ma di religione. Un’opzione che non paga, e che i Patrioti Veneti non farebbero mai, perché sanno che non si può costruire nulla sul sangue e sulla violenza, neanche il ritorno della Serenissima. Bisogna porgere la mano al diverso, per costruire.
- Ci sono state reazioni da parte dei Mussulmani?
- Alla vigilia della pubblicazione, nutrivo qualche timore. Mi immaginavo che sarei stato oggetto di una fatwa, sul tipo di un Salman Rushdie di provincia. Magari una condanna alla circoncisione – peggio della morte. Invece niente, neanche una telefonata di insulti, né a me né all’editore. Eppure il libro è circolato molto a Treviso, dove è tra i più venduti da due anni. Impossibile che non sia arrivato nelle mani di qualche mussulmano, ma nessuno ha reagito scompostamente. In effetti, quelli di loro che arrivano qui, si fanno senz’altro quattro conti e vedono la differenza, in meglio, coi loro luoghi d’origine. 
Lo stesso ha
fatto uno dei personaggi, l’anziano Mino Saeno (Osama ben Sedan) che, dopo aver bevuto un paio di onbrete, espone il suo vero pensiero in perfetto trevisano:”Meio ronparse a schena oto ore sora un tornio, che star tuta a giornada col culo par aria a pregar Maometo!” Peccato che con gli onesti lavoratori mussulmani, arrivino anche i loro preti fanatici, che li sustano a fare i mone. Ma pare che qui in Veneto non ci riescano molto… per fortuna.
A questo punto, E.B., persona seria e ponderata assai, fa una dichiarazione che mi lascia di stucco, ma ineccepibile:
- A proposito di opzione serba. Gli Israeliani sbagliano a far saltare in aria le case dei loro coloni cacciati dalla striscia di Gaza, per non lasciarle ai Palestinesi. Non capiscono che, comportandosi generosamente, investirebbero probabilmente in un futuro di pace.
Sottoscrivo. Israele non dovrebbe sottovalutare l’opinione di E.B.
A proposito di etnie, una bella lezione ci viene dai Dalmati. Il Touring Club d’Italia, che pure fa delle belle guide, è inguaribile nella sua sempiagine antitaliana. Non si smentisce mai. In un bel capitolo dedicato alla lingua greca moderna, fa degli esempi. Spiega come si dice in greco “io parlo inglese, parlo francese, parlo tedesco”… Ma non “io parlo italiano”. In una guida italiana! Roba da cadere indrio schena, sul tipo del gorilla nella pubblicità dell’analcolico biondo che fa impazzire il mondo.
E lo stesso, tutta Ragusa (le case, i nomi, i santi, i monumenti, le pietre) parla italiano - il mio professore di lettere era raguseo - ma il TCI spara a palle incatenate. Londra e non London, Parigi e non Paris, Mosca e non Moskvà, Dublino e non Baile Àtha Cliath, ma caparbiamente, impunemente Dubrovnik e non Ragusa. Per fortuna, ci pensano gli stessi ragusei a svergognarlo. In un manifesto in lingua croata si annuncia un concerto rock per la domenica successiva, sulla “Stradona”, o nel Palazzo della Dogana, non ricordo esattamente. Il nome della band? Si chiama “Ragusa clapa”. non “Dubrovnik clapa”.
Gesù, fate luce sul Touring, ne ha molto bisogno!