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Non ha senso sapere se siano rossi o
neri, come ha poco senso il sapere per certo che quelli dell'abate polacco
sono sicari d'un regime odioso. Le ideologie passano, l'uomo resta,
conteso tra bene e male, tra amore ed odio. Importa però riflettere su
questo pensiero: che valore avranno mai le utopie che armano mani
criminali? Quale destino preparerebbero all’uomo se non ci fossero quelli
che, come padre Sergio, con la morte, ne trionfano? Miserabili anche le
ragioni umane dei criminali. Pensando all'attentato della vigilia di
Natale sul treno, sgomentava, che ci fossero uomini (uomini?) capaci di
recare, sicuri dell'impunità che viene dall'anonimato, tanto strazio.
Quale mai verminaio avrà prodotto simili esseri? ci si chiedeva. Che
esistano uomini come Padre Sergio, ridà fiducia nell'umanità: l'esistenza
di uomini-belva è cancellata dalla luce degli uomini-amore. Pietà per gli
assassini, per tutti gli assassini. Padre Sergio è un itinerario, un
itinerario umano del Basso Piave; è un figlio di questa terra, che ora lo
piange, con la madre ed i familiari. Sono tanti i missionari partiti di
qui. Sono dappertutto nel mondo, dove si soffre e si lotta. Diversi
itinerari umani e spirituali. Questa terra piana ci sorprende. Qui,
dove non il clima, non la natura, non la storia rende drammatico il
carattere degli uomini, dove non c'è nulla che, apparentemente, spinga al
misticismo; dove tutto, al contrario, suggerisce la calma, la tenacia, la
prudenza, i tempi lunghi della moderazione, i figli e le figlie mollano
tutto e partono, e ardono lontano lontano, in nome della fede e della
verità, per gli altri. Qui, dove non c'è nemmeno un santuario
(l'avete notato?). Terra strana, valla a capire! |
Ora, Padre Sergio riposa
nella sua terra
Padre Sergio riposa
nella sua terra. La nostra gente si è raccolta numerosa attorno al suo
povero corpo martoriato per un ultimo saluto, unità nei riti di una comune
fede. Padre Sergio è dunque tornato. Quel viaggio d'amore e di sacrificio
intrapreso tanti anni or sono si è concluso nel più tragico dei modi,
quasi a significare l'estremo e urgente bisogno di una presenza cristiana
in quella terra lontana. Il suo sacrificio ha assunto un valore
assoluto, come assoluto e universale è il messaggio del quale è stato
coraggioso testimone. A questa universalità improntiamo dunque anche noi
un po' della nostra vita. Tra l'altro noi non arrischiamo nulla; non ci
serve certo il suo coraggio fisico. Basta solo un po' di volontà e
improntare così la nostra vita, o magari qualche gesto più frequente del
nostro vivere quotidiano, all'amore, alla solidarietà, alla carità, alla
comprensione, a talune rinunce significative. In fondo padre
Sergio era uno come noi. Tocca perciò a noi fare ora della sua vita,
del suo sacrificio, un esempio e uno stimolo per la nostra quotidiana
presenza.
"Sandonàdomani", giugno
1985 |