Gli itinerari

STORIE  NATURALI

di Giuseppe Toffolo  

La popolazione urbana sandonatese comprende, oltre agli umani, anche gli animali. Una volta in città c’erano i passeracei e le rondini, oggi scomparse, oltre agli animali da guardia e da compagnia, come i cani, i gatti, i canarini e le cocorite. Oggi ci sono molte altre specie, che l’uso dei pesticidi in campagna ha costretto ad emigrare nei nostri giardini.
Come è cambiato però il nostro atteggiamento nei loro confronti, anche gli animali hanno cambiato il loro nei confronti nostri. Si sono un po’ umanizzati. Oggi non ci sono più i monelli con le fionde ed i Flobert (fucili ad aria compressa, una volta oggetto di desiderio da parte di ogni ragazzino), pronti a fare strage di piccoli pennuti, né ragazzacci cacciatori di nidi. A parte le doppiette con licenza di caccia, nessun ragazzino oggi pensa di giocare uccidendo crudelmente indifesi animaletti (speriamo). Gli animali, soprattutto gli uccelli, da parte loro ci temono meno ed in qualche modo dialogano ed interagiscono con noi.

Il gatto Terenzio

Si aggira fra le nostre case una gatta grigia astutissima, sempre incinta, capostipite di un congruo numero di felini tutti grigi e molto scafati anche loro. Non ne so il nome. Fatto sta  che è riuscita a sopravvivere di espedienti e di rapine per tutti questi anni. La si riconosce dal ventre che le penzola sotto, dopo tante gravidanze, come un sacco vuoto. Uno dei suoi discendenti si distingue per l’insolenza del comportamento e per la tendenza a prendere in giro gli abitanti umani del suo territorio. L’ho battezzato Terenzio.
Un bel giorno vedo stesa sotto un cespuglio una giovane gatta grigia che miagola debolmente, lunga distesa  sull’erba come stesse per morire. Mi impietosisco e chiedo soccorso- sono allergico ai gatti. Ci facciamo attorno. Spiego ai vicini di che si tratta. Una povera gattina si accinge a partorire sotto quelle fronde amiche. Ci impietosiamo, la commiseriamo, ci interroghiamo sul modo di aiutarla convenientemente. La cosa va avanti un cinque minuti buoni, trascorsi i quali Terenzio si alza e se ne va, beato d’averci presi in giro con lo scherzo della gattina incinta. 

Il gatto omosex 

È stato duro accettare l’omosessualità del mio Micio, ma poi l’ho fatto. In fondo ognuno è libero nelle sue scelte sentimentali, anche i gatti di casa.

Micini arboricoli

Sentiamo cinguettare tra i rami di un cipresso. È un verso insistente, scandito sulla nota dell’attesa e della fame. Dev’essere vicino, sui rami più bassi. Vedremo arrivare la madre con un verme nel becco? D’un tratto cadono dall’albero due micini grigi di pochi giorni, due bei batuffoli dal pelo soffice. Non si fanno male. Si  raggomitolano sulla ghiaia continuando a pigolare. Che cosa ci facevano, fra i rami di quel cipresso?

Le cornacchie del cimitero 

Calano gracchiando con le loro alacce alzate e ferme sulla cima dei cipressi. Il ramoscello si piega ed oscilla sotto il loro peso come l’ago di un sismografo. Poi si tuffano nel fogliame e piombano come furie sui piccoli nidi che vi si nascondono, facendo strage di uova. Per un po’ chi guarda vede scuotersi dall’alto in basso l’albero maestoso, finché l’uccellaccio nero risale e se ne vola via in cerca di nuove prede. Sul viale, ai piedi del cipresso violato, sbavano di giallo alcuni piccoli gusci.

I merli

Tutti i pennuti, salvo la rondine, che non atterra mai, hanno il loro caratteristico modo di camminare. I passeri saltellano  allegramente. I colombi dal grosso gozzo camminano come il sior il Bepi Mazzoleni della mia infanzia che, sbuffando come un mantice, dondolava per la ciccia su un piede e sull’altro, la catena d’oro dell’orologio in bella mostra sul panciotto. Le tortore, dal canto loro, camminano con la grazia di signore in crinolina della Belle Époque, a passeggio al Valentino.

I merli, invece, non camminano, ma corrono a passettini veloci. Lo fanno allungando il collo, con il corpo orizzontale, come volessero muoversi non visti dietro un muretto immaginario. Una camminata ridicola, da scemi. Da merli, appunto. Ma non sono stupidi, e sono simpatici. Sono fanatici dell’acqua e della pulizia. Le merle sono più coraggiose dei maschi. Maschi o femmine, però, ti riconoscono Quando, per un motivo o per l’altro, non trovano le loro briciole quotidiane di pane o di focaccia (preferiscono la focaccia), volano sull’altro lato della casa, si posano sul davanzale e ti fanno capire che devi provvedere.  

Il loro momento più critico è quando devono istruire i piccoli merli che abbandonano il nido. Allora li aspettano una o due giornate da brivido. I genitori merli seguono in coppia il pargolo merlo  avvertendolo con un verso stridulo dei pericoli, che sono generalmente i gatti in agguato. Cercano di far capire al giovanotto debuttante in società, che nascondersi da un gatto sotto una siepe non è così produttivo come levarsi in volo per raggiungere un ramo alto. Quello che non lo capisce in fretta soccombe presto. Noi umani collaboriamo, qualche volta, ed anche le tortore. Una di loro ha salvato ieri un piccolo pennuto nero. Si è lanciata coraggiosamente, agitando le ali, contro il gatto che voleva papparselo.