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Gli itinerari |
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STORIE NATURALI
di Giuseppe Toffolo |
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La popolazione urbana sandonatese
comprende, oltre agli umani, anche gli animali. Una volta in città
c’erano i passeracei e le rondini, oggi scomparse, oltre agli animali da
guardia e da compagnia, come i cani, i gatti, i canarini e le cocorite.
Oggi ci sono molte altre specie, che l’uso dei pesticidi in campagna ha
costretto ad emigrare nei nostri giardini. Il gatto Terenzio
Si aggira fra le
nostre case una gatta grigia astutissima, sempre incinta, capostipite di
un congruo numero di felini tutti grigi e molto scafati anche loro. Non
ne so il nome. Fatto sta che è riuscita a sopravvivere di espedienti e
di rapine per tutti questi anni. La si riconosce dal ventre che le
penzola sotto, dopo tante gravidanze, come un sacco vuoto. Uno dei suoi
discendenti si distingue per l’insolenza del comportamento e per la
tendenza a prendere in giro gli abitanti umani del suo territorio. L’ho
battezzato Terenzio. Il gatto omosex È stato duro accettare l’omosessualità del mio Micio, ma poi l’ho fatto. In fondo ognuno è libero nelle sue scelte sentimentali, anche i gatti di casa. Micini arboricoli Sentiamo cinguettare tra i rami di un cipresso. È un verso insistente, scandito sulla nota dell’attesa e della fame. Dev’essere vicino, sui rami più bassi. Vedremo arrivare la madre con un verme nel becco? D’un tratto cadono dall’albero due micini grigi di pochi giorni, due bei batuffoli dal pelo soffice. Non si fanno male. Si raggomitolano sulla ghiaia continuando a pigolare. Che cosa ci facevano, fra i rami di quel cipresso? Le cornacchie del cimitero Calano gracchiando con le loro alacce alzate e ferme sulla cima dei cipressi. Il ramoscello si piega ed oscilla sotto il loro peso come l’ago di un sismografo. Poi si tuffano nel fogliame e piombano come furie sui piccoli nidi che vi si nascondono, facendo strage di uova. Per un po’ chi guarda vede scuotersi dall’alto in basso l’albero maestoso, finché l’uccellaccio nero risale e se ne vola via in cerca di nuove prede. Sul viale, ai piedi del cipresso violato, sbavano di giallo alcuni piccoli gusci. I merli Tutti i pennuti, salvo la rondine, che non atterra mai, hanno il loro caratteristico modo di camminare. I passeri saltellano allegramente. I colombi dal grosso gozzo camminano come il sior il Bepi Mazzoleni della mia infanzia che, sbuffando come un mantice, dondolava per la ciccia su un piede e sull’altro, la catena d’oro dell’orologio in bella mostra sul panciotto. Le tortore, dal canto loro, camminano con la grazia di signore in crinolina della Belle Époque, a passeggio al Valentino. I merli, invece, non camminano, ma corrono a passettini veloci. Lo fanno allungando il collo, con il corpo orizzontale, come volessero muoversi non visti dietro un muretto immaginario. Una camminata ridicola, da scemi. Da merli, appunto. Ma non sono stupidi, e sono simpatici. Sono fanatici dell’acqua e della pulizia. Le merle sono più coraggiose dei maschi. Maschi o femmine, però, ti riconoscono Quando, per un motivo o per l’altro, non trovano le loro briciole quotidiane di pane o di focaccia (preferiscono la focaccia), volano sull’altro lato della casa, si posano sul davanzale e ti fanno capire che devi provvedere. Il loro momento più critico è quando devono istruire i piccoli merli che abbandonano il nido. Allora li aspettano una o due giornate da brivido. I genitori merli seguono in coppia il pargolo merlo avvertendolo con un verso stridulo dei pericoli, che sono generalmente i gatti in agguato. Cercano di far capire al giovanotto debuttante in società, che nascondersi da un gatto sotto una siepe non è così produttivo come levarsi in volo per raggiungere un ramo alto. Quello che non lo capisce in fretta soccombe presto. Noi umani collaboriamo, qualche volta, ed anche le tortore. Una di loro ha salvato ieri un piccolo pennuto nero. Si è lanciata coraggiosamente, agitando le ali, contro il gatto che voleva papparselo. |