Gli itinerari

 


Questo 
itinerario
è 
dedicato
alle 
donne 
di 
San Donà

  C a r a

,

 
c a r a  
T a n i a
 

Giuseppe  Toffolo - "Sandonàdomani", 3/89

Le donne! Madri, sorelle, morose, spose, amanti... e vigilesse, sindachesse, presidentesse, pretore, ministre, capufficio, manager, capitane d'industria... e  nuore. 
Proprio d'una nuora parleremo questa volta. La chiameremo Tania, ma non è il suo vero nome. Quando si mettono in piazza sentimenti intimi e delicati come il suo, l'anonimato è d'obbligo.
Parlando d'una donna in quanto nuora, si può non parlare della persona che fa che nuora ella sia (del missier, cioè, o suocero)? No, evidentemente. Quindi, questo Itinerario è un po' anche dei suoceri, in particolare di quelli che hanno fatto la guerra d’Africa, come si vedrà. Tenteremo dunque di descrivere tutta la freschezza, l'entusiasmo, il candore con cui Tania riveste l'affetto per il suo missièr (la parola, arcaica, è trevigiana, ma spero che sia anche sandonatese). Impresa difficile, data l'estrema modestia del nostro ingegno. Ci scusiamo fin d'ora se non riusciremo a rendere nello scritto tutta la tenerezza di quel sentimento. Il dato di partenza è dei più comuni: una famiglia di tre generazioni, come ce n'è tante. Tre figli grandi e sistemati, un nipotino, Filippo, figlio di Tania. Un quadro dei sentimenti è altrettanto semplice: sereni affetti familiari, attaccamento al lavoro, niente grilli per il capo, tranquille gioie casalinghe, un po' d'impegno sociale e politico, l'attesa fiduciosa di miglioramenti.
Tania è il tipo schietto della sandonatese (ma le giovanissime ci paiono già diverse, tirate su come sono coi prodotti del Mulino Bianco); gagliarda d'esistere, modi franchi, pochi riguardi per le frivolezze del porgere, molto senso pratico, innata propensione per la concretezza del solidarismo. Non per nulla viene da una delle più vecchie e conosciute famiglie cittadine. Come il suocero, del resto.
"È un uomo eccezionale" mi dice. 
Ne sono convinto -rispondo -.Tutti noi, uomini oscuri, siamo eccezionali.
"Lui è eccezionale sul serio - insiste - .Vorrei che ne avesse la conferma, in qualche modo. Perciò ho pensato di chiederti se puoi dedicargli un «C'ero anch'io», Ha un sacco di cose da raccontare. Puoi parlame a Giusto... ".
Ci proverò,  prometto. Cosi, qualche giorno dopo andiamo a trovare
il signor ltalo, che trascorre gran pane la della sua giornata a letto, essendo sofferente per i postumi d'un intervento chirurgico. Tania ha ragione. Suo suocero è davvero un eccezionale uomo comune. Di quelli che magari ti stanno accanto tutta una vita e che ci: nemmeno t'accorgi di loro. Come vivessero in punta di piedi, senza chiasso, senza rumore. La loro discrezione è tale che finisce per relegare fra le quinte le grandi qualità di cuore che pur hanno. Bisogna avere spirito ed occhio allenati, per vederle. Ma ci sono, ed operano, e fruttificano. E quando mancano lasciano vuoti incolmabili.Parliamo per un'ora buona. Racconta della sua vita. Sono esperienze e ricordi che forse per molti sandonatesi della sua generazione sono comuni: la guerra, la prigionia, il ritorno a casa, la penuria di lavoro nel dopoguerra ... Eppure, il signor Italo ha qualcosa in più. Ha, direi, una penetrazione psicologica da narratore di razza. Raccontandoti le sue avventure, ti butta là senza parere delle osservazioni che denotano grande finezza. intuito e simpatia umana. Come quando descrive i paracadutisti della Folgore nella depressione di El Qattara, alla vigilia della battaglia che li annienterà:
"Poveri ragazzi! Cosi belli, cosi eleganti nelle loro divise, cosi baldanzosi... ".
 O quando schizza con poche battute un fine ritrattino psicologico dei giovanissimi volontari .fascisti in Tunisia:
"Dicevano: quando vedremo il nemico? Quando l'affronteremo... Ed io raccomandavo: calma, ragazzi...".
O la cupa
ostilità delle madri americane per i prigionieri di guerra, in strada e nei mezzi pubblici:
 "Magari avevano il figlio al fronte. Ferito, o prigioniero, o ...”
Seduta ai piedi del letto, Tania lo guarda con occhio lucido, l'aiuta quando gli manca il fiato, o gli viene meno lo memoria. Chissà quante volte ha sentito quelle cose, e quante volte le sentirà ancora! Ma sempre come se fosse lo prima, di volta. Cara, cara Tania! Suo suocero avrà certamente un «C'ero anch'io", più avanti. Per ora io consegno alla storia minuta e sentimentale di quest'angolo di Veneto il ricordo delle premure e dell'affetto ella nuora. Quanto a lui, mica è stupido. Ha capito da un pezzo che cosa ha valore nella vita. Mentre me ne vado dice, senza lo minima incrinatura di voce:
“Anche se muoio, non ho nulla da rimpiangere, perché ho avuto loro”.
'Loro sono i figli e Filippo" spiega Tania. 
Il signor ltalo tira su un mezzo sorriso sotto il baffo a spazzola: "… e Tania...", precisa.

gli itinerari di ieri / Cara, cvara Tania /  Marzo 1989