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Le
donne! Madri, sorelle, morose, spose, amanti... e
vigilesse, sindachesse, presidentesse, pretore, ministre, capufficio,
manager, capitane d'industria... e
nuore. Proprio d'una nuora parleremo questa volta. La
chiameremo Tania, ma non è il suo vero nome. Quando si mettono in piazza
sentimenti intimi e delicati come il suo, l'anonimato è
d'obbligo. Parlando d'una donna in quanto nuora,
si può non parlare della persona che fa che nuora ella sia (del missier,
cioè, o suocero)? No, evidentemente. Quindi, questo Itinerario è un po'
anche dei suoceri, in particolare di quelli che hanno fatto la guerra
d’Africa, come si vedrà. Tenteremo dunque di
descrivere tutta la freschezza, l'entusiasmo, il candore con cui Tania
riveste l'affetto per il suo missièr (la parola, arcaica, è trevigiana, ma
spero che sia anche sandonatese). Impresa difficile, data l'estrema
modestia del nostro ingegno. Ci scusiamo fin d'ora se non riusciremo a
rendere nello scritto tutta la tenerezza di quel sentimento. Il dato di partenza è dei più comuni:
una famiglia di tre generazioni, come ce n'è tante. Tre figli grandi e
sistemati, un nipotino, Filippo, figlio di Tania. Un quadro dei sentimenti
è altrettanto semplice: sereni affetti familiari, attaccamento al lavoro,
niente grilli per il capo, tranquille gioie casalinghe, un po' d'impegno
sociale e politico, l'attesa fiduciosa di
miglioramenti. Tania è il tipo schietto della
sandonatese (ma le giovanissime ci paiono già diverse, tirate su come sono
coi prodotti del Mulino Bianco); gagliarda d'esistere, modi franchi, pochi
riguardi per le frivolezze del porgere, molto senso pratico, innata
propensione per la concretezza del solidarismo. Non per nulla viene da una
delle più vecchie e conosciute famiglie cittadine. Come il suocero, del
resto. "È un uomo eccezionale" mi
dice. Ne sono convinto -rispondo -.Tutti noi, uomini oscuri,
siamo eccezionali. "Lui è eccezionale sul serio - insiste -
.Vorrei che ne avesse la conferma, in qualche modo. Perciò ho pensato
di chiederti se puoi dedicargli un «C'ero anch'io», Ha un sacco di cose da
raccontare. Puoi parlame a Giusto... ". Ci proverò, prometto. Cosi,
qualche giorno dopo andiamo a trovare il signor ltalo, che trascorre gran
pane la della sua giornata a letto, essendo sofferente per i postumi d'un
intervento chirurgico. Tania ha ragione. Suo suocero è davvero un
eccezionale uomo comune. Di quelli che magari ti stanno accanto tutta una
vita e che ci: nemmeno t'accorgi di loro. Come vivessero in punta di
piedi, senza chiasso, senza rumore. La loro discrezione è tale che finisce
per relegare fra le quinte le grandi qualità di cuore che pur hanno.
Bisogna avere spirito ed occhio allenati, per vederle. Ma ci sono, ed
operano, e fruttificano. E quando mancano lasciano vuoti
incolmabili.Parliamo per un'ora buona. Racconta
della sua vita. Sono esperienze e ricordi che forse per molti sandonatesi
della sua generazione sono comuni: la guerra, la prigionia, il ritorno a
casa, la penuria di lavoro nel dopoguerra ... Eppure, il signor Italo ha qualcosa in
più. Ha, direi, una penetrazione psicologica da narratore di razza.
Raccontandoti le sue avventure, ti butta là senza parere delle
osservazioni che denotano grande finezza. intuito e simpatia umana. Come quando descrive i
paracadutisti della Folgore nella depressione di El Qattara, alla vigilia
della battaglia che li annienterà: "Poveri ragazzi! Cosi belli,
cosi eleganti nelle loro divise, cosi baldanzosi... ".
O
quando schizza con poche battute un fine ritrattino psicologico dei
giovanissimi volontari .fascisti in Tunisia: "Dicevano: quando
vedremo il nemico? Quando l'affronteremo... Ed io raccomandavo: calma,
ragazzi...". O la cupa ostilità delle madri americane per i
prigionieri di guerra, in strada e nei mezzi pubblici: "Magari
avevano il figlio al fronte. Ferito, o prigioniero, o ...” Seduta ai piedi del letto, Tania lo
guarda con occhio lucido, l'aiuta quando gli manca il fiato, o gli viene
meno lo memoria. Chissà quante volte ha sentito quelle cose, e quante
volte le sentirà ancora! Ma sempre come se fosse lo prima, di volta. Cara, cara Tania! Suo suocero avrà
certamente un «C'ero anch'io", più avanti. Per ora io consegno alla storia
minuta e sentimentale di quest'angolo di Veneto il ricordo delle premure e
dell'affetto ella nuora. Quanto a lui, mica è stupido. Ha capito da un
pezzo che cosa ha valore nella vita. Mentre me ne vado dice, senza lo
minima incrinatura di voce: “Anche se muoio, non ho nulla da
rimpiangere, perché ho avuto loro”. 'Loro sono i figli e
Filippo" spiega Tania. Il signor ltalo tira su un mezzo
sorriso sotto il baffo a spazzola: "… e Tania...",
precisa. |