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Mi
chiamo Mirco Brondolin e sono uno studente della V A del Liceo dove
insegna la professoressa; ed è proprio alla signora Centonze che
vorrei rivolgermi, per farle capire ciò che penso e, credo, penseranno
anche gli altri studenti quando leggeranno la sua lettera.
Innanzitutto vorrei esprimere le mie perplessità riguardo ai motivi per i
quali la professoressa ha scritto quella lettera e riguardo le modalità.
Io partirei proprio da queste ultime: perché prima non affrontare il
problema proprio da dove trarrebbe origine, ossia nel nostro Liceo? Perché
pubblicare la lettera in un ambito come quello di Sandonadomani
che, con rispetto parlando, non credo abbia una diffusione tale da portare
realmente in primo piano il “problema”? Se lei avesse ritenuto che le
accuse che ha mosso fossero realmente fondate, perché non ha voluto che
fosse dato spazio in altri e
più opportuni luoghi? Certo, magari non si aspettava che questa lettera
fosse letta proprio da uno degli studenti della sua scuola, però a volte
capita…
Venuto a conoscenza della lettera e dopo averla letta, posso dire che mi
sento fra l’indignato per le accuse e lo stupito per il contenuto. Non
fa certamente piacere leggere che gli studenti, me compreso, e i docenti
della mia scuola sono “razzisti” e “leghisti”, perché non è vero
e lo dimostra il fatto che le prove che lei porta per dimostrare la sua
tesi sono assolutamente infondate. Innanzitutto, lo studio del
Risorgimento italiano non è assolutamente stato eliminato dai programmi
di Storia e le posso portare proprio la testimonianza mia e della mia
classe, come quella di tutte le altre quinte del Liceo; se dovesse trovare
anche una sola classe che, o alla fine della quarta, o all’inizio della
quinta, non abbia studiato il Risorgimento, me lo faccia sapere…
Per quanto riguarda il caso Verga, non posso parlarne ampliamente perché
fa parte del programma di gennaio-febbraio, però non credo che ci siano
nel nostro Liceo studenti talmente ottusi da boicottare lo studio di
Verga. Certo, può succedere che, dati i tempi ristretti dei programmi,
alcuni docenti lo passino in secondo piano, ma non è certo una
discriminazione, è solo una questione di didattica. E se non si studia
Verga, c’è di certo Pirandello e, come sa, molti studenti sono andati
al Teatro Goldoni di Venezia ad assistere alla recita di una sua commedia:
è forse questa discriminazione?
Lei nella sua lettera ha parlato di questi “riscontri oggettivi”, che,
come ho appena esposto, non sono per niente veri. Forse ne esistono altri
di cui non sono a conoscenza?
E poi, sulla questione della “fuga” degli insegnanti, potrebbe farmi
il nome di qualche insegnante che negli ultimi anni è “fuggito” dal
Liceo perché si sentiva discriminato per la sua provenienza?
Nei miei cinque anni durante i quali ho studiato al Liceo, ho avuto
l’occasione di avere come insegnante più di un docente di origine
meridionale e sinceramente, né io, né i miei compagni di classe ci siamo
mai permessi di offenderlo per la sua origine o di “osteggiarlo” fino
a costringerlo ad andarsene. Verso questi insegnanti nutriamo la stessa
stima e lo stesso rispetto che nutriamo per tutti gli altri nostri docenti
perché non c’è alcun motivo per cui non dovremmo farlo.
Malgrado mi sia stato consigliato di non parlarne, per tutelare la mia, ma
soprattutto la sua persona, credo che quella lettera sia stata scritta per
mantenere la promessa fatta nella mia classe: “Finirete su un
articolo di giornale”.
Le ripeto ancora una volta, come è successo quel giorno: non è di certo
solamente l’età che permette avere la visione più obiettiva della
realtà e della verità; la Costituzione che, secondo lei, noi giovani
“ci mettiamo sotto i piedi”, è vero che tutela i diritti di tutti i
cittadini della Repubblica ma poche parole dopo, all’articolo 2, afferma
che la Repubblica “richiede l'adempimento dei
doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
Ritengo che fra questi doveri ci sia anche il dovere di rispettare la
dignità altrui: pertanto non solo noi studenti dobbiamo rispettare i
professori, ma anche i professori devono rispettare la dignità degli
studenti anche se non sono ancora maggiorenni o non hanno conseguito un
“titolo di studio”. Noi studenti viviamo nella scuola proprio per
formarci una cultura, una personalità etica e sociale. Le ricordo,
gentile professoressa, che, per nostra fortuna, il convivere civile non è
determinato solo dalla tutela dei nostri diritti, ma anche al rispetto dei
doveri. Credo che queste parole siano più che sufficienti e che non debba
essere aggiunto altro. Grazie. |