La posta

2006 / gennaio

Dal Liceo Galilei di San Donà di Piave

Vi scrivo a proposito della lettera
della prof.ssa Centonze che avete pubblicato.

Mi chiamo Mirco Brondolin e sono uno studente della V A del Liceo dove insegna la professoressa; ed è proprio alla signora Centonze che vorrei rivolgermi, per farle capire ciò che penso e, credo, penseranno anche gli altri studenti quando leggeranno la sua lettera.
Innanzitutto vorrei esprimere le mie perplessità riguardo ai motivi per i quali la professoressa ha scritto quella lettera e riguardo le modalità. Io partirei proprio da queste ultime: perché prima non affrontare il problema proprio da dove trarrebbe origine, ossia nel nostro Liceo? Perché pubblicare la lettera in un ambito come quello di Sandonadomani che, con rispetto parlando, non credo abbia una diffusione tale da portare realmente in primo piano il “problema”? Se lei avesse ritenuto che le accuse che ha mosso fossero realmente fondate, perché non ha voluto che fosse dato spazio in altri  e più opportuni luoghi? Certo, magari non si aspettava che questa lettera fosse letta proprio da uno degli studenti della sua scuola, però a volte capita…
Venuto a conoscenza della lettera e dopo averla letta, posso dire che mi sento fra l’indignato per le accuse e lo stupito per il contenuto. Non fa certamente piacere leggere che gli studenti, me compreso, e i docenti della mia scuola sono “razzisti” e “leghisti”, perché non è vero e lo dimostra il fatto che le prove che lei porta per dimostrare la sua tesi sono assolutamente infondate. Innanzitutto, lo studio del Risorgimento italiano non è assolutamente stato eliminato dai programmi di Storia e le posso portare proprio la testimonianza mia e della mia classe, come quella di tutte le altre quinte del Liceo; se dovesse trovare anche una sola classe che, o alla fine della quarta, o all’inizio della quinta, non abbia studiato il Risorgimento, me lo faccia sapere…
Per quanto riguarda il caso Verga, non posso parlarne ampliamente perché fa parte del programma di gennaio-febbraio, però non credo che ci siano nel nostro Liceo studenti talmente ottusi da boicottare lo studio di Verga. Certo, può succedere che, dati i tempi ristretti dei programmi, alcuni docenti lo passino in secondo piano, ma non è certo una discriminazione, è solo una questione di didattica. E se non si studia Verga, c’è di certo Pirandello e, come sa, molti studenti sono andati al Teatro Goldoni di Venezia ad assistere alla recita di una sua commedia: è forse questa discriminazione?
Lei nella sua lettera ha parlato di questi “riscontri oggettivi”, che, come ho appena esposto, non sono per niente veri. Forse ne esistono altri di cui non sono a conoscenza?
E poi, sulla questione della “fuga” degli insegnanti, potrebbe farmi il nome di qualche insegnante che negli ultimi anni è “fuggito” dal Liceo perché si sentiva discriminato per la sua provenienza?
Nei miei cinque anni durante i quali ho studiato al Liceo, ho avuto l’occasione di avere come insegnante più di un docente di origine meridionale e sinceramente, né io, né i miei compagni di classe ci siamo mai permessi di offenderlo per la sua origine o di “osteggiarlo” fino a costringerlo ad andarsene. Verso questi insegnanti nutriamo la stessa stima e lo stesso rispetto che nutriamo per tutti gli altri nostri docenti perché non c’è alcun motivo per cui non dovremmo farlo.
Malgrado mi sia stato consigliato di non parlarne, per tutelare la mia, ma soprattutto la sua persona, credo che quella lettera sia stata scritta per mantenere la promessa fatta nella mia classe: “Finirete su un articolo di giornale”.
Le ripeto ancora una volta, come è successo quel giorno: non è di certo solamente l’età che permette avere la visione più obiettiva della realtà e della verità; la Costituzione che, secondo lei, noi giovani “ci mettiamo sotto i piedi”, è vero che tutela i diritti di tutti i cittadini della Repubblica ma poche parole dopo, all’articolo 2, afferma che la Repubblica “richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
Ritengo che fra questi doveri ci sia anche il dovere di rispettare la dignità altrui: pertanto non solo noi studenti dobbiamo rispettare i professori, ma anche i professori devono rispettare la dignità degli studenti anche se non sono ancora maggiorenni o non hanno conseguito un “titolo di studio”. Noi studenti viviamo nella scuola proprio per formarci una cultura, una personalità etica e sociale. Le ricordo, gentile professoressa, che, per nostra fortuna, il convivere civile non è determinato solo dalla tutela dei nostri diritti, ma anche al rispetto dei doveri. Credo che queste parole siano più che sufficienti e che non debba essere aggiunto altro.
Grazie.

Mirco Brodolin ci deve scusare, ma anche la sua lettera,
pur scritta con tono deciso e sicuro, non consente allo sparuto gruppetto di visitatori di questo sito di capire cosa sia veramente accaduto.
Da dove tragga, cioè, spunto l'indignazione della professoressa Centonze, cosa ci sia dietro quella che lui chiama: "... la promessa fatta nella mia classe: Finirete su un articolo di giornale".
(MP)