La posta

2007 / ottobre

Trentin, Saretta, la Rosca e la memoria storica

Spettabile redazione,
anzitutto complimenti per la vostra opera meritoria e vivace. Sono un sandonatese di 37 anni che da 24 vive tra  Venezia e Treviso lavorando nel non profit. La scomparsa del sindacalista Bruno Trentin mi ha riportato alla memoria un vecchio rovello: come mai S.Donà -e più in generale la cultura italiana nel suo complesso- fatica così tanto a ricordare il padre Silvio Trentin? Perchè non è il cittadino illustre di cui tutti i sandonatesi vanno orgogliosi? Penso difatti che l' essere stato un antifascista azionista e non comunista, precursore del pensiero federalista e vivo partecipe delle vicende locali, dovrebbe costituire ottimo motivo per una sincera appropriazione da parte dei suoi concittadini. O conta il fatto che il figlio Bruno, cigiellino, e quindi inviso per decenni a buona parte della popolazione, getta un'ombra durevole sulla figura paterna, quasi per una damnatio memoriae indiretta?Insomma, un mistero. Certo, resta il Centro ricerche di Iesolo, ma altro ci vorrebbe:  studi recenti, coinvolgimento delle università, borse di studio, una giornata di commemorazione annuale e non solo nei decennali ecc.  Che ne pensate? Cosa si puo' fare?
Parlando di S. Trentin con mio padre si è aperta, com'è naturale, la valigia dei  ricordi di quando abitava a S. Donà e, fra i mille aneddoti, mons. Saretta veniva spesso a pranzo a casa dei miei nonni per gustare la cucina di mia nonna e, dopo pranzo, gli ambiti sigari Virginia. Vi rinnovo allora un' altra richiesta, già fattavi tempo fa e restata senza esito: esistono libri sull' economia sandonatese del II dopoguerra (il contesto in cui operava la fabbrica di mio nonno,la Rosca)?
Grazie e buon lavoro!

Piergiorgio Rossetto (Treviso)

Caro Rossetto, grazie per la lettera e i quesiti che ci pone. Sull'oblio della cultura ufficiale per Silvio Trentin fornisce  una risposta interessante il recente libro di Giuseppe Toffolo (si firma: Anonimo Trevisano) "L'avvocato e il monsignore", uscito per i tipi di Piazza Editore Treviso. Vi si parla anche di Saretta, appunto il monsignore, mentre l'avvocato è Silvio Trentin.
Per quanto riguarda i libri sull'economia sandonatese la nostra mancata risposta fa il paio con la carenza di produzione libraria. A memoria ricordiamo i libri di Bruno Anastasia che, tuttavia, esaminano lo scenario del Veneto orientale, ma non entrano nella storia delle singole realtà produttive. E' un aspetto della carenza di memoria storica, anzi del bisogno di conservare la memoria del passato, che caratterizza San Donà, la sua classe dirigente e buona parte dei suoi abitanti. Dietro questo oblio non c'è una motivazione politica, basti pensare all'uguale oblio che perseguita personalità come Celeste Bastianetto o Vittorio Ronchi.
Infine Bruno Trentin. Per capire il padre, forse bisogna capire il figlio, come ha indirettamente fatto Rina Gagliardi su "Liberazione":

Ma Bruno Trentin, illuminista agnostico e non credente razionalista, può meritare, secondo la Chiesa, il Paradiso? Ha risposto così il cardinal Silvestrini: quando un'anima si presenta davanti all'Onnipotente, Dio non chiede qual è stata la tua professione di fede, ti chiede piuttosto che cosa hai fatto, nella tua vita. Ti domanda se hai dato da mangiare agli affamati, da bere agli assetati - se sei stato d'aiuto per i "tuoi fratelli più piccoli", per gli ultimi della terra. Sì, Bruno Trentin ha potuto rispondere a fronte alta, a questo esame, dice il cardinal Silvestrini - merita il Paradiso, diciamo noi, se un Paradiso ci fosse.
... ... ...

Possibile che la Chiesa cattolica, l'istituzione Chiesa, abbia saputo celebrare un uomo come Trentin con cura ben maggiore, e ben maggiore verità politica e umana, di quanto non abbia saputo o voluto fare il suo sindacato?  Possibile. Un lunedì pomeriggio, nel cuore di Roma, è successo questo miracolo.

Rossetto, ci scriva ancora. (emmepi)