|
Marisa Madieri
La radura. Una Favola
La visione dal basso
" ...vi dirò la mia favola "come": la radura è la metafora della nostra
vita, lo spazio in cui si consumano le nostre avventure terrene.
Naturalmente questa metafora è narrata attraverso l'attenzione a ciò che è marginale, appunto la
visione dal basso.
Io racconto tutto attraverso ciò che è piccolo, marginale, periferico, attraverso quindi l'incanto, la
sofferenza del mondo animale, vegetale e perfino minerale.
La favola si può definire una educazione sentimentale di un fiore, infatti il protagonista è la
margherita Dafne insieme a tutta la sua numerosa famiglia: perché una margherita? Probabilmente
risponde a una esigenza di semplicità.
La margherita è il primo fiore che un bambino disegna, è il fiore, il sole con tanti
raggi ... e probabilmente la scelta vegetale è stata quella di scegliere il più basso
possibile: il mondo vegetale è doppiamente emarginato, nella letteratura e nella vita.
Educazione sentimentale di un fiore, |
|
dunque, ma anche di una bambina: mi
sono accorta, forse a
posteriori che, come nel mio primo libro, ho narrato la storia di una infanzia e di una
adolescenza e, in particolare, il mio interesse è andato al passaggio da una fase
all'altra, quel passaggio delicatissimo e fragile, un percorso difficile, doloroso che porta l'innocenza,
la certezza dell' infanzia, a scoprire
l'esistenza del dolore, dell'ombra e della morte che invece è tipico della presa di coscienza dell'
adolescenza.
La stesura di queste pagine è stata una scuola di attenzione, un esercizio di percezione, anche se
fin da principio sapevo come sarebbe andato a finire: ho cercato di raccontare il modo di vedere le
cose proprio dall' altezza di una margherita, quindi è stato un esercizio di umiltà proprio nel senso
etimologico del termine.
La radura è un microcosmo che contiene in sè tutta la varietà della vita, ci sono gli
accenni a fatti quotidiani, ma tutto viene visto nella prospettiva doppiamente bassa: quella del
mondo vegetale e del mondo dell'infanzia."
|
|
Giuseppe
Lisi
Oggetti di Pensiero
Gli
oggetti come indizi per il pensiero
Gli oggetti del libro appartengono a una civiltà esistita fino a
pochi anni fa e oggi scomparsa: scomparsa come produttrice di cultura, ma non di comprensione,
altrimenti avremmo perduto la possibilità di comprendere, perduto il modo di
comprendere il senso di queste pagine.
Dentro di noi, invece, si mantengono i contatti con il passato. Possiamo anche dire che i sentimenti percettivi
siano più forti e vigili che un tempo...
Perché tanta attenzione nei confronti di oggetti che, in parte, ancora si usano?
Che cosa sarebbe cambiato in essi per far differente quelli di un tempo, rispetto ai simili che
esistono oggi?
Gli oggetti di cui parlo erano costruiti per trasmettere, erano costruiti anche per ospitare
pensieri: degli oggetti avevano la materia, attraverso la forma e il significato della decorazione
erano messaggio, comunicazione di sensazione, di emozioni, di considerazioni sulla vita e sulla
morte.
Il titolo Oggetti di pensiero dice anche che sono importuni, non stanno alloro posto,
sfuggono alla asetticità assegnata agli oggetti.
Gli oggetti del libro provengono da una
|
|
società che chiamiamo contadina, perché in essa la
società contadina era egemone come fondo comune di cultura, ma che, propriamente, dovremmo dire
antica, erede dei lasciti dell'antichità. La società era di cultura
verbale, nella quale anche le parole erano segnali in codice, come i graffi negli oggetti servivano per
comunicare attraverso l'astrazione e il simbolo. Di questa cultura contadina, conserviamo le raccolte
nei musei, le sillogi; meno ci resta del connettivo dei costumi e delle usanze.
Per richiamare questo fondo, devo introdurre forzatamente la difficile dominante del silenzio,
del silenzio carico, somma delle conoscenze ottenute fino al momento, nel quale entrava
l'aggiunta di una parola significativa, di un segno nuovo.
In quella società, la cultura era nell' aria, nella vita, la si aveva senza scuola (anzi, la scuola la
escluse): gli oggetti di cui parlo nel libro, che conservano lo spazio insieme al segno, microcosmi
carichi di indizi sono tra i più utili
per risalire al sopraddetto silenzio, che contiene la mentalità del nostro passato (...)
Entrare negli oggetti segnati dai pensieri è come penetrare nei meandri della mente, ma con il
controllo e la riprova degli oggetti.
|
|
Luciano
Segafreddo
Gli italiani sulle vie del mondo
L'attualità della migrazione
L'immigrazione in Italia e l'emigrazione partita dall'Italia sono dunque due storie, due realtà
che ci coinvolgono: ma mentre per la prima tante sono le istituzioni e le persone che oggi si
preoccupano, si danno da fare, esiste il dovere di una memoria di un
riconoscimento ed oggi, di valorizzare la nostra emigrazione. Questa emigrazione che consentì maggior
spazio a chi rimaneva, dopo la prima guerra mondiale e la seconda; che
portò con onore il nome Italia nel mondo; che mandò in Italia e continua
a mandare i propri risparmi, le cosidette rimesse, che hanno notevolmente contribuito allo
sviluppo economico dei nostri territori; e infine perché sono i più efficaci promotori
di un made in ltaly.
L'Italia ha con i suoi emigrati un grande debito di riconoscenza, ecco la mia tesi: non l' ha
mai pagato questo debito e ancor oggi è riluttante a pagarlo, nonostante sia finalmente instaurata
una politica diversa, dopo la seconda conferenza nazionale dell'emigrazione. Ma
come sempre è una politica incerta, dilatoria, contrastata (.. .)
|
|
Ho affidato a questo libro parte di queste mie esperienze e ho
voluto che quanti lo leggono potessero conoscere, capire questa realtà che mi sembra oggi
non sia conosciuta, non sia apprezzata. Delle 56 interviste, 23 sono trivenete, dal Friuli e dal
nostro Veneto. E si avverte questa matrice regionale, attraverso una memoria delle nostre
caratteristiçhe più belle, delle nostre tradizioni più tenaci. Si avverte la
matrice, che è espressione di cultura tipicamente locale, una cultura che è rapporto, che è legame,
che è continuità di una vita, cioè storia.Ed è bello che in questo nostro
pianeta questa storia sia costruita insieme, ognuno con la sua identità: siamo veramente questo
mosaico in cui ognuno è una tessera inconfondibile, irrinunciabile (...)
Questo è la multiculturalità: vivere all'interno dello stesso stato; il diritto alla propria identità
linguistica e culturale; rispetto delle proprie radici e delle proprie capacità, possibilità di donare agli
altri ciò che è mia radice, ciò che
mio patrimonio. Questo è il futuro del nostro pianeta, questo è il messaggio che i nostri emigrati oggi ci
donano. |