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E'
la domanda che "Sandonàdomani" si poneva e poneva sul
numero di novembre 1992. |
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Per
365 giorni
Alla fine cosa resta?
Non credo di essere l'unico che si è posto questa domanda a proposito del Premio
Pavan. Certo, gli incontri con gli studenti e la città per presentare le opere
selezionate e gli scrittori e poi per scegliere il vincitore sono momenti
significativi e carichi di suggestione.
L'articolo in terza pagina di Ivo Prandin su "Il Gazzettino" o i
resoconti che appaiono su altri giornali danno risonanza all'avvenimento e
richiamano attenzione su San Donà, ma dicono cose nuove solo per chi si avvicina al Premio per la prima volta.
In verità il Premio Pavan è un evento ancora tutto da scoprire e che certo vive un grosso dilemma.
O il disegno di lunga durata che si propone trova negli organismi culturali cittadini una risposta (e non
solo un sostanzioso aiuto finanziario) oppure è lo stesso Premio Pavan che deve dare una risposta
trasformandosi in una fondazione per la promozione delle culture locali.
Con le dovute proporzioni, i
grandi premi letterari, (Campiello, Strega, Viareggio, ecc.) possono permettersi di vivere di un solo
momento celebrativo, tanto poi le somme si tirano contando il numero delle copie vendute.
Un premio sulle culture locali raggiunge le finalità che si propone solo se vive 365 giorni in un anno, se
riesce ad innervarsi in un progetto, per dirla con Prandin, che: "coinvolge e quasi rimescola scuola e
città" .
Le culture locali, soprattutto le piccole culture locali, vivono del quotidiano, della memoria
continuamente rinnovata, degli elementi materiali e immateriali che perpetuano la cognizione di una
appartenenza.
È sempre stata questa la splendida provocazione del Premio Pavan e
su questa strada deve concretizzarsi l'impegno futuro.
È un progetto da approfondire, ma ci sono cose che si
possono fare da subito.
Il consistente patrimonio librario accumulato negli anni va messo prontamente a disposizione; ne va
approntato un catalogo ragionato per agevolare eventuali ricerche finalizzate, ma soprattutto per offrire un
valido ausilio metodologico a chi voglia cimentarsi in una ricerca sul campo.
Gli autori selezionati come finalisti, ma anche tutti gli altri, vanno coinvolti e impegnati nel corso
dell' anno con una serie di incontri che mettano a confronto culture e identità diverse.
Va aperto infine un dialogo serrato con il mondo della scuola "inventando" qualcosa che coinvolga gli
studenti in maniera sempre più completa. A suo tempo lanciammo da queste colonne l'idea di una nuova
sezione del Premio, a cura del Comune di San Donà. Idea subito accolta, ma
che restò priva di alcun esito concreto.
Perché dunque non riservare questa sezione all'impegno diretto del
mondo della scuola, invitando gli Istituti scolastici cittadini ad allestire un "evento" che favorisca la
conoscenza e l'approfondimento della cultura locale?
Può essere una rappresentazione teatrale; una ricerca sulle tipologie abitative; uno studio dell'evoluzione
della parlata dialettale; una mostra di strumenti e cose. Sono solo alcuni esempi.
Siamo troppo convinti dell'importanza della felice intuizione nata sette anni orsono, per non sperare
che il Premio Pavan viva per 12 mesi e non fiorisca solo in autunno.
Mario Pettoello (*).
(*) in "Sandonàdomani",
novembre 1992 |

5
motivi per
ricordare
Quando un premio arriva
senza intoppi alla settima edizio
ne si può dire che è sulla
buona strada per costruir
si una solida fama nel pur ricco
panorama dei premi letterari.
Se poi, oltre alle cifre, parlano
gli attestati di benemerenza che in
giro si sentono nei suoi riguardi, si
può anche parlare di una identità
salda e di un ruolo sempre più
preciso.
L'interesse per le culture locali
è ancora vivo nel nostro paese e la
strada verso l'Europa non cancella la ricerca dei ricordi e delle
origini.
Abbiamo provato a rintraccia
re i vincitori delle passate edizioni
del Premio Nazionale: tra questi
ci sono scrittori e giornalisti, ci
sono appassionati ricercatori, ci
sono appartenenti ad altri enti e
fondazioni che si occupano di cul
ture locali.
A tutti abbiamo chiesto che ri
cordo hanno del premio, cosa ha
rappresentato nella loro carriera
letteraria e quale ruolo può svol
gere questa manifestazione per le
culture locali.
Vi proponiamo le loro risposte.
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Con
le parole di:
Pietro Galletto, Claudio Marabini,
Camillo Pavan,
Eraldo Baldini, Enrico Rizzi |
a
cura di
Massimo Baldo
in "Sandonàdomani", novembre 1992 |
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Pietro Galletto:
Un bene prezioso, i giovani
Il premio dei giovani "Costantino
Pavan" è, a mio parere, quanto di
più onesto e puro ci sia oggi nella
panoramica dei premi letterari italiani.
Per questa ragione, anzitutto, mi
è stato particolarmente gradito
quando l' ho ricevuto nella solare
giornata dell' ottobre 1990: l' ho
sentito come un conforto alla mia
trentennale amorosa militanza nel
la narrativa, compiuta sempre sotto
la spinta e con l'assenso della mia
coscienza, libera da ogni vincolo di
partiti o di associazioni.
Ma mi è stato anche propizio perché, provenendo da una giuria
di giovani, ha dato vigore al mio
spirito di sessantenne, disposto a
lasciar spazio alle nuove leve, come
è dovere di ogni galantuomo. Infatti, pur avendo ridotto da alcuni anni la mia attività di penna,
è stato uno stimolo a riprendere
un romanzo storico, iniziato nell'84
e poi abbandonato, con il quale
concluderò la mia appassionata
fatica, che ha illuminato il mio
cammino.
Sorto dal cuore di un padre, che
al "pianto antico" ha fatto seguire un inno alla vita creando
questo premio, ritengo che il " Costantino Pavan", aperto a tutte
le regioni d'Italia, sia destinato a
sempre maggior affermazione perché mette in luce, per mezzo
del giudizio dei giovani, il loro
sentire morale ed estetico, al quale
gli educatori devono dare massi
ma attenzione. |
Pietro Galletto
ha vinto nel
1990
con il
libro:
"Soldi o
acquasanta?",
Libreria
Gregoriana
Editore |
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Claudio
Marabini:
La dimensione locale
Della vittoria al premio "Pavan",
ottenuta col romanzo "Carossa" ,
mi resta un bellissimo ricordo, dovuto all' ambiente e alla presenza
determinante dei ragazzi delle
scuole.
La loro simpatia, la loro intelligenza e sensibilità distinguono il
premio fra gli altri molti premi italiani. Non c'è scrittore che non punti
soprattutto sui lettori giovani.
Costantino Pavan non poteva la
sciare eredità migliore e più duratura.
E va aggiunto ancora che la
scuola dovrebbe seguire esempi simili, incentivo oltretutto a coltivare la lettura dei contemporanei,
che non sempre riescono a entrare
nei programmi scolastici, così densi
di passato e legati ad antiche strutture.
Discutere di un libro d'oggi, può
aprire oltre che al presente, al passato stesso, essendo la letteratura
un unico territorio.
L'intelligenza di un libro, se riuscito, è anche intelligenza di una
civiltà, e spesso a maggiore ragione
se questa civiltà viene misurata
nella sua dimensione "locale". |
Claudio
Marabini
ha vinto nel
1991
con il
libro:
"Carossa",
Rizzoli
Editore |
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Camillo Pavan: Poteva rimanere un manoscritto.
"Ci
penso, ogni tanto, a quel mattino di febbraio del 1986. Ero in
biblioteca comunale per le mie ricerche quando mi fu portato il telegramma con l'annuncio che ero stato ammesso alla terna dei premiati del "Costantino Pavan".
In principio pensai ad uno scherzo (erano gli ultimi giorni di carne
vale). Poi una telefonata di
Giancarlo Dal Maso mi confermò
che era tutto vero.
La successiva partecipazione alla
"gara" per l'assegnazione del premio fu un altro evento da non dimenticare. Anche perché in palio c'erano cinque milioni per il primo
classificato e un quadro per il secondo e
il terzo. E io non ero, né sono, appassionato d'arte; mentre quei cinque
milioni mi sarebbero serviti giusto
per dare alle stampe "Drio el Sil", che
da un anno si ostinava a rimanere
manoscritto.
Probabilmente i ragazzi della
giuria devono avermi letto nel pensiero..." |
Camillo
Pavan
ha vinto nel
1986
con il
libro:
"Drio el Sil",
inedito |
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Eraldo
Baldini: Uno stimolo alla ricerca
Per me che faccio ricerca e pubblico al di fuori degli ambiti
accademici, il Premio "Costantino Pavan" ha rappresentato un importante e
gradito riconoscimento della validità del mio lavoro, e mi ha dato nuove energie e stimoli per continuarlo.
Il ricordo che ho del Premio, in particolare dei bei giorni trascorsi a San Donà di Piave, è bellissimo non
solo perché legato all' ovvia soddisfazione per quella affermazione, ma soprattutto perché in quelle
giornate ho conosciuto una città, un contesto e delle persone veramente
positive ed indimenticabili per la loro simpatia e senso dell'ospitalità.
Mi sono sentito "fra amici": nonostante l'importanza e la perfetta organizzazione del Premio, l'aria
che si respirava non era quella della fredda ufficialità, ma quella di un
calore umano e di un entusiasmo veri. E questo, sicuramente, anche per la formula particolare che vuole la
Giuria formata da giovani studenti. Questo va ad onore del Premio, dei suoi ideatori e dei suoi
organizzatori, che hanno anche il merito di aver saputo intelligentemente
creare uno spazio ed un riconoscimento per un settore di studi, quello
relativo alle culture locali, che merita davvero attenzione, perché la
ricerca e l'indagine riservati alle "radici" e agli aspetti culturali delle
varie comunità, possono e debbono contribuire a costruire al meglio quel mosaico di nome Europa. |
Eraldo
Baldini
ha vinto nel
1988
con il
libro:
"Alle radici del
folklore
romagnolo",
Longo Editore |
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Enrico
Rizzi: L'Italia minore
La collocazione del Premio Pavan,
tra i premi letterari italiani, è del tutto particolare. Si tratta infatti di uno dei rarissimi
riconoscimenti di cui non possa in alcun modo essere messa in dubbio l' assoluta
imparzialità e impermeabilità a tutti quei condizionamenti e pressioni d'ogni tipo che inficiano gran parte
dei premi letterari nazionali, a incominciare dai maggiori. La giuria formata dai giovani
della provincia di Venezia costituisce così per chi, come noi, ha avuto /' onore di ricevere il premio, la
massima garanzia di aver ricevuto un riconoscimento "vero", in un' epoca nella quale la verità stenta
a imporsi contro il falso. Un premio dei giovani, per i giovani.
Ad esso aspirano le opere che si sono prefisse il dissodamento della cultura locale, tante volte sommersa
dalle impressionanti trasformazioni di questi anni. Un campo di lavoro quanto mai fecondo, anche se
inte ressa l' Italia minore, quella della vita, dei dialetti o delle tradizioni
che muoiono ogni giorno. I giovani, destinatari autentici di queste opere e protagonisti del
Premio che fa onore a chi lo ha voluto ed alla città di San Donà di Piave,
sono, con il loro sempre più vivo interesse a riscoprire le radici della cultura locale, la migliore garanzia
dello spazio sempre crescente che ci auguriamo il Premio Pavan occupi nel panorama culturale italiano. |
Enrico
Rizzi
(con Luigi
Zanzi) ha vinto
nel 1989
con il
libro:
"I walser nella
storia delle
Alpi", Jaca
Book Editore |
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1992 /
Premio Nazionale dei Giovani "Costantino Pavan" |