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Educare
alle diversitą: il tema del momento
(... e di oggi) di Ulderico Bernardi
(*)
Si cominciano a tirare le
somme del secolo, e tra gli eventi del Novecento - dalle guerre mondiali, al tramonto del
colonialismo, alla caduta dei totalitarismi in Europa - il fenomeno che affiora con prepotenza planetaria č
l'accelerazione della mobilitą: di uomini e idee. Conseguenza dello sviluppo dei trasporti e del
progresso degli strumenti di comunicazione.
Il problema pressante del nostro tempo diventa la formazione di societą
multiculturali, cioé la necessaria convivenza fra pił culture in uno stesso luogo. L'incontro o lo
scontro fra etnie, l'accettazione o la lotta fra le razze. Per l'ipotesi del
conflitto lavorano due indirizzi di pensiero all'apparenza opposti. Quello che rifiuta il pluralismo
delle culture in un ambiente condiviso; e quello che sentenzia la morte del pluralismo culturale fondando
su un presunto "villaggio globale". La prima tendenza, chiamiamola della "pulizia etnica", č forse pił
sfacciatamente feroce, per la durezza delle posizioni che non favoriscono certo la cultura della
accettazione e dello scambio, ma il suo contrario. La seconda, definiamola
del" cosmopolitismo", non č tuttavia da meno nella sofferenza che impone alle culture locali,
negandone sostanzialmente ogni valore per la persona umana, e proponendo una marmellata dove tutto
č relativo, valori e contenuti culturali. Sostiene quest'ultima, enfatizzando il ruolo della tecnica e
dell' economia: il mondo, con le comunicazioni in tempo reale č diventato un unico mercato, a cosa
servono pił le vecchie culture, con i loro elementi specifici, materiali (architetture, prodotti tipici,
espressioni artistiche, ecc.), e immateriali (spiritualitą, ritualitą collettive,
parlate)?
Scordando millenni di costruzione del senso, memorie irrinunciabili, fatica e intelligenza di
generazioni depositate nell' identitą culturale che garantisce il
radicamento. I fanatici della propria etnicitą, che vorrebbero sottrarla alle
convenienze interetniche, dimenticano invece che ogni popolo possiede un patrimonio accumulato
nello scambio, in una rete di debiti reciproci e di solidarietą che fanno
della cultura universale un universo di culture.
Chi č senza ricordo precipita in una di quelle malattie culturali che si chiamano con vari nomi:
nazionalismo, etnocentrismo, odio razziale
Entrambe le tendenze rendono un pessimo servizio alle giovani generazioni. Che soffrono sia se vengono
private di una specifica identitą, sia se vengono sottratte al confronto con l'Altro, con quella diversitą che
č l'elemento indispensabile per ogni definizione del proprio essere. Un uomo ha bisogno della donna per
sentirsi tale, e viceversa. Quanto vale per le persone vale anche per le culture.
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Per tutti questi, e molti altri
buoni motivi, anche un Premio letterario che richiama l'attenzione sulla
feconditą delle culture locali (l'altro che c'č pił prossimo)
assumearticolo un grande valore. sollecitta alla curiositą verso l'estraneo.
Apre la mente al confronto, educa al dialogo. Il divenire del mondo ha
estremo bisogno di tutto questo.
(*)
articolo apparso sul numero di novembre 1992 di "Sandonądomani" |