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Qualcuno potrebbe dirsi convinto che la
scelta non é che il frutto di una sapiente opera di rimozione. Mettiamo da
parte la Resistenza, roba passata che può solo dividere. I lavoratori?
Ma tutti lavorano, quindi che senso ha una festa che da sempre intende
il lavoro come lavoro subordinato ad un padrone?
Per carità, due parole sulla Resistenza vanno dette comunque, il primo
maggio non va ignorato, ma al centro della festa vanno messe altre cose,
che nulla hanno a che vedere con la memoria, con la riflessione, con
l'impegno che il passato ci impone per il presente.
Forse, chi si dice convinto che tutto ciò faccia parte di una sapiente
opera di rimozione ha torto, ma solo per l'uso poco appropriato
dell'aggettivo sapiente. La scelta è tra inconsapevole e deleteria e a
farne le spese sono le nuove generazioni.
E' soprattutto nei momenti di festa, infatti, che le generazioni si
trasmettono la memoria del passato, come un messaggio gioioso, e
prezioso, da
conservare. Per questo, declassare il 25 aprile a festa della
Primavera e il Primo maggio a festa dello sport é una scelta sbagliata,
che nulla produce per il futuro. Ma diverte nel presente (e aiuta a
ignorare). (emmepi) |