i Maestri

 

Vittorio Emanuele
B
ressanin

Giuseppe Galletti

Vittorio Marusso

Bressanin Vittorio Emanuele, nacque a Musile di Piave il 22 novembre del 1860, da una famiglia di commercianti. Ancora giovane, si trasferì a Venezia per frequentare l'Accademia, avendo come maestro Pompeo Gherardo Molmenti, per diventare poi  insegnante della Scuola d'Arte di Venezia, avendo come colleghi nomi importanti, quali Ettore Tito, Ludovico Cadorin, Emilio Paggiato. Legato a Venezia, vi rimase   fino alla morte avvenuta il 16 agosto 1941, sempre fedele  ad una visione della pittura che finì per ancorarlo a tematiche neorococò ripetitive, incurante delle nuove istanze che avevano da tempo preso il sopravvento all'interno del panorama artistico italiano.

Bressanin ha esposto, con un totale di 8 opere,  alla Biennale di Venezia negli anni 1897, 1899, 1901, 1905, 1922. Alla prima partecipazione, la sua opera "La bottega del caffè" (nella foto) si aggiudicò il premio offerto dal pittore Max Liebermann per "l'opera di un pittore veneziano". Ben  2.500 lire; all’epoca una somma importante.

Bressanin acquisì fama molto presto; infatti già nel 1887 ebbe l’incarico di decorare il soffitto, crollato nel 1869, de’ “La Rotonda” di Rovigo, il celebre tempio dedicato alla vergine del soccorso. Il pittore vi rappresentò le Virtù Teologali, la Fede, la Speranza e la Carità, per quest’ultima (nella foto) Bressanin raffigura una scena di soccorso a gente ammalata di peste

L'argomento religioso é piuttosto frequente nella produzione artistica del Bressanin. Altri esempi sono l'incarico di eseguire (1899-1900, con Vincenzo De Stefani) le uniche decorazioni, nelle lunette delle cappelle, dei portici che salgono da Vicenza al Santuario di Monte Berico; la tela "Cristianesimo ed eresia" (foto a dx) conservata presso il Museo d'arte della città di Ravenna e, ancora, le due grandi tele del 1890, esposte alle pareti laterali della parrocchiale S.Francesco e Giustina di Rovigo, raffiguranti "S. Francesco davanti al papa Onorio III" e "Il martirio di S. Giustina" (particolare, nella foto a sx).

Bressanin fu pittore molto versatile che rivolse "l'ossequio alla verità", allora alla base degli insegnamenti dell'Accademia, verso un effettismo spettacolare, talora una venezianità di maniera, come in questi tre quadri.

Nell'ordine:
Figure in un interno
Scena galante
Donne in un interno

Alcune opere del Bressanin, tuttavia, come "Ore liete" dipinta nel 1886, sono considerate tra: "...le massime rappresentazioni della pittura veneta dell’Ottocento. Vi si raffigura un momento della vita quotidiana nella piccola città veneziana. In un porticciolo sono rappresentati dei bambini che giocano e un gruppo di donne (foto a sx) sedute sulle panchine in riva al mare, l’autore utilizza una tavolozza estremamente varia, ricca di tinte contrastanti e smaltate dove emerge un sentimento di affettuosa disponibilità verso i molteplici aspetti dell’esistenza. (Galleria d’arte Bottisio)

Dall'inizio degli anni novanta la produzione di Bressanin è caratterizzata da un ulteriore intensificarsi dell'interesse verso il mondo veneziano del Settecento, complice, probabilmente, la diretta influenza di Molmenti. In questi anni il Nostro tende a concentrarsi in una dimensione nostalgica e trasognata, in un mondo di maschere, "baute" e galanterie, evocante l'ultima grande stagione della Serenissima, maturando al contempo una notevole capacità espressiva e un predominio del colore. L'ultima immagine (a dx).fa parte del "Trittico del Carnevale".
Questa esperienza non gli impedì di presentare alla Biennale del 1901 quello che può essere considerato il suo capolavoro: l'opera "il
Baro",
una movimentata scena di bisca in maschera. Questa na tela.carica di notazioni psicologiche e di effetti luministici, ha decorato per decenni una sala della corte d’Appello di Venezia prima di essere donato dalla Camera di Commercio a Ca’ Pesaro.

Del Bressanin ritrattista non restano molte tele; tra queste: Ragazza con scialle e una  riproduzione di Beethoven, eseguita nel 1918. Il soggetto storico o evocativo percorre invece tutta la sua opera (due esempi, le tele: Antico Senatore ed Episodio storico a Venezia.) 
Di questa caratteristica, certamente condizionata dai suggerimenti del suo più illustre mentore,  Pompeo Gherardo Molmenti, sono fastosa testimonianza gli affreschi di carattere storico commemorativo eseguiti nella Torre di
San Martino della Battaglia.

Gli affreschi nella Torre di San Martino della Battaglia, opera di Vittorio Emanuele Bressanin, rappresentano un esempio assai interessante della pittura d'argomento risorgimentale, che si connette stilisticamente con la corrente pittorica storico-romantica che ebbe in Hayez l’indiscusso caposcuola. La torre venne edificata per ricordare la battaglia risorgimentale del giugno 1859 tra Franco-Piemontesi e Austriaci. Alta 74 m, fu costruita nel 1878 in stile neo-gotico sulla collina di San Martino. Negli affreschi predomina l'enfasi e un’impronta epico-celebrativa, che caratterizzano gran parte della pittura dell'Italia umbertina.

la tavolozza dei sandonatesi / vittorio emanuele bressanin