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Bressanin
Vittorio
Emanuele, nacque a
Musile di Piave il 22 novembre del 1860, da una famiglia di commercianti. Ancora
giovane, si trasferì a Venezia per frequentare l'Accademia, avendo come maestro
Pompeo Gherardo Molmenti, per diventare poi insegnante della Scuola
d'Arte di Venezia, avendo come colleghi nomi importanti, quali Ettore Tito, Ludovico Cadorin,
Emilio Paggiato. Legato a Venezia, vi rimase fino alla morte
avvenuta il 16 agosto 1941, sempre fedele ad una visione della pittura
che finì per ancorarlo a tematiche neorococò ripetitive, incurante delle nuove
istanze che avevano da tempo preso il sopravvento all'interno del panorama
artistico italiano. |
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Bressanin
ha
esposto, con un totale di 8 opere, alla Biennale di Venezia negli anni 1897,
1899, 1901, 1905, 1922. Alla prima partecipazione, la sua opera "La bottega del caffè" (nella
foto)
si aggiudicò il premio offerto dal pittore Max Liebermann per "l'opera di un
pittore veneziano". Ben 2.500 lire; all’epoca una somma importante. |
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Bressanin
acquisì fama molto presto; infatti già nel 1887 ebbe l’incarico di
decorare il soffitto, crollato nel 1869, de’ “La Rotonda” di Rovigo, il
celebre tempio dedicato alla vergine del soccorso. Il pittore vi
rappresentò le Virtù Teologali, la Fede, la Speranza e la Carità, per quest’ultima (nella foto)
Bressanin raffigura una scena di
soccorso a gente ammalata di peste |
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L'argomento religioso é piuttosto frequente nella produzione artistica
del Bressanin. Altri
esempi sono l'incarico di eseguire
(1899-1900, con Vincenzo De Stefani) le uniche decorazioni, nelle
lunette delle cappelle,
dei portici
che
salgono da Vicenza al Santuario di Monte Berico;
la tela
"Cristianesimo ed eresia"
(foto a dx) conservata presso il Museo d'arte
della città di Ravenna
e, ancora, le
due grandi tele del 1890, esposte alle pareti laterali della
parrocchiale S.Francesco e Giustina di Rovigo, raffiguranti
"S. Francesco davanti al papa Onorio III" e
"Il martirio di S. Giustina" (particolare, nella foto a sx). |
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Bressanin
fu pittore molto versatile che rivolse "l'ossequio alla verità", allora
alla base degli insegnamenti dell'Accademia, verso un effettismo
spettacolare, talora una venezianità di maniera, come in questi tre
quadri. |